Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Le ultime da Charlotte

La prima buona notizia, per Obama, è che pare non ci sia stato alcun rimbalzo nei sondaggi per Mitt Romney, dopo la convention repubblicana di Tampa. La seconda buona notizia è che a Charlotte non piove, quindi spera di poter tenere il discorso di investitura allo stadio che, poco opportunamente, si chiama Bank of America Stadium.
La giornata si è aperta intorno a una risposta non felicissima di Obama a un’intervista televisiva in Colorado. Il giornalista gli ha chiesto che voto si dava sull’economia e Obama ha detto che si darebbe un «incomplete», non giudicabile, cancellando lo sforzo dei suoi che ieri hanno spiegato in lungo e largo che alla vecchia domanda reaganiana sulla presidenza Carter (presente stasera in video alla convention) «stiamo meglio o peggio rispetto a quattro anni fa?» non si può che rispondere «stiamo meglio». I sondaggi, invece, svelano che secondo gli americani «stiamo peggio». Gli spot repubblicani arriveranno presto.
Il Partito questa mattina ha reso nota la platform, il programma ufficiale del partito, un documento tradizionalmente utile soltanto a far scrivere articoli ai giornalisti. O anche solo quello che segue: la platform di Obama non vuole limitazioni di nessun tipo alla libertà di scelta di abortire, via libera quindi anche al partial birth abortion. Nel programma, inoltre, non c’è scritto che Gerusalemme è la capitale di Israele, mentre nel 2008 c’era scritto.
Ancora preoccupazione per il discorso di Bill Clinton, che naturalmente sarà maestoso ma pare che ancora non sia stato sottoposto agli obamiani (parla domani). E poi c’è l’articolo di Ryan Lizza che ricorda la frase vagamente razzista (o anche dalemiana) che Clinton disse a Ted Kennedy quando nel 2007 cercava di convincerlo a sostenere Hillary invece di Obama: «Qualche anno fa, questo tipo ci avrebbe portato le borse». Ancora più inquietante il finale dell’articolo di Lizza: l’obiettivo di Clinton è far diventare Hillary presidente e tra i suoi collaboratori c’è chi è convinto che la strada sarebbe spianata se Obama perdesse. Lo storico collaboratore di Clinton, Doug Band, pare dica in giro che voterà Romney. Nonostante ciò, Obama non può fare a meno di Clinton. Tutto molto bello.

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