Camillo - Il blog di Christian Rocca

archivio

Gommalacca/113

La creatività di Bob Dylan andrebbe studiata alla Nasa, al MIT, al Politecnico di Milano. Nessun musicista della sua generazione e non solo, con l’eccezione saltuaria di Neil Young, è ancora in grado di sfornare album meravigliosi come Sua Bobbità. Cinquant’anni fa ha avuto la fase folk, ai tempi in cui non si poteva scrivere il suo cognome senza aggiungere la parola «menestrello». Poi c’è stata la svolta elettrica, quando non si poteva pronunciare il suo nome senza farlo seguire da «traditore». Da ebreo del Minnesota, di quelli raccontati dai fratelli Coen in A Serious Man, ha avuto la rivelazione cristiana, suonato per il Papa e pubblicato un inno di canzoni natalizie. «Bollito», gli dicevano, anche perché preferisce stare alla larga dalle cause che piacciono alla gente che piace (a un certo punto gli hanno dato anche di «neocon» per aver scritto, oltre al resto, Neighborood Bully, un’efficace difesa rock di Israele). Certo ci sono stati anche passi falsi, ma dal 1997, anno di Time Out of Mind, Dylan ha pubblicato 4 album uno più bello dell’altro.

L’ultimo, il trentacinquesimo in studio, si intitola Tempest. Si è subito sparsa voce che sarebbe stato il suo ultimo, per questo intitolato Tempest, come l’ultima opera di quell’altro bardo nato a Stratford-upon-Avon (l’indiscrezione è circolata anche se, a finestra di Wikipedia aperta, l’ultima di Shakespeare è Enrico VIII). Dylan in ogni caso ha smentito. L’opera di Shakespeare, ha detto, si intitola The Tempest, La Tempesta, la sua soltanto Tempest. Senza l’articolo. A complicare le cose ci si è messo lo storico dei presidenti americani Sean Wilentz, biografo anche di Dylan, secondo cui in questo nuovo disco ci sono più morti che nell’Amleto, la tragedia più famosa di quell’altro di 5 secoli fa. Un disco di morte e sangue, senza dubbio, a cominciare dai 14 minuti del brano che dà il titolo al disco e ispirato al Titanic (con citazione di Leo Di Caprio). Ci sarebbe da scrivere una Gommalacca per ciascuna delle 10 canzoni del disco, ma lo spazio non c’è. Però non perdetevi Roll On John, dedicata a Lennon. Parte come Generale di De Gregori.

Christian Rocca

ricerca

archivi

testata
periodo
feed rss
 

Christian Rocca – © 2002-2011

Credits: Graphic Design & Web Development to Area Web