Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

I sondaggi e una loro nuova interpretazione

A Washington si parla anche di sondaggi. Gli ultimi due nazionali, l’affidabile Gallup e il tendente repubblicano Rasmussen, danno Obama e Romney affiancati in parità. I sondaggi locali, negli stati in bilico che decideranno le elezioni, sono invece costantemente a favore del presidente al punto che non dovrebbe esserci partita. L’indice di gradimento Gallup, poi, è salito al 50%. Altra buona notizia per Obama

Questi dati, assieme alle défaillance di campagna elettorale di Romney, iniziano a convincere i repubblicani che la partita sia persa o che Romney debba cambiare marcia, strategia e consiglieri in questo mese e mezzo che ci separa dalle elezioni. Ma tra i conservatori inizia a circolare una tesi sui sondaggi che sebbene non convincente è giusto raccontare. La tesi è questa: tutti i sondaggi sono tarati sul modello di partecipazione al voto del 2008, quanto ad affluenza e a numero di liberal e di conservatori. Ma, dicono dal fronte Romney, quel modello non esiste più, l’affluenza sará diversa e anche il numero dei registrati democratici e repubblicani non corrisponde più al 2008. Quei sondaggi pro Obama sarebbero l’ennesima manipolazione dei liberal media.

Perché la tesi non è convincente? Semplice: perché i sondaggi sono unanimi e costanti nel fotografare il vantaggio di Obama negli swing states.

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