Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Il primo dibattito

Alle 3 di notte italiane, all’Università di Denver, inizia il primo dei tre dibattiti presidenziali, quattro con quello dei candidati vicepresidenti. Gli obamiano al solito bravissimi nel manipolare la stampa e ad abbassare le aspettative del presidente. Tutti dicono che Romney è più bravo nei comizi. Non è vero. Romney fa spesso casini. Funziona bene se tutto rimane nei binari, ma quando è costretto a improvvisare combina spesso dei guai. Ai dibattiti delle primarie vinceva sempre perché gli altri erano un disastro e a lui bastava non spararlo grosse per apparire l’unico presidenziale. Stavolta non gli basterà, anche se non vedo come potrà uscire dal suo schema. Obama ha un problema diverso. Tende a dare risposte troppo lunghe, accademiche, noiose. Nei comizi non funziona. Ai tempi delle primarie del 2007-2008 ogni tanto gli scappava qualche espressione a rischio catastrofe, tipo quella volta che disse con sufficienza alla Clinton “you’re likeable enough, Hillary”. Con McCain è stato più attento, figuriamoci quanto lo sarà adesso dopo quasi 4 anni alla Casa Bianca. Vincerà a mani basse anche questa, a meno che Romney stupisca tutti partendo all’attacco, con efficacia. Una cosa su cui stare attenti, perché è da sempre il difetto delle analisi italiane sui dibattiti presidenziali: i dibattiti non vengono vinti, qualsiasi cosa voglia dire vincere un dibattito, quando uno dei candidati dice la cosa ideologicamente più condivisibile da chi lo giudica. Non è dall’aderenza ideologica tra candidato e giornalista che si giudica un dibattito. Un dibattito si giudica dalla capacità, dall’efficacia e dalla novità di una frase, di una battuta, di una proposta. A prescindere da come la si pensi.

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