Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Il vero stratega della rinascita di Romney è Obama

Gran pezzo di Stefano Pistolini, colonna di IL, sul Foglio di oggi. Stefano, biografo multimediale dell’esperienza Obama, spiega perché Romney non è, non sará e non potrà mai essere il totem del Right Nation americana. Gli americani di destra non lo amano e se lo voteranno sarà soltanto perché non vorranno la rielezione del presidente. Vero, verissimo. L’indifferenza del mondo conservatore negli anni scorsi e lo scarso entusiasmo anche alla convention di Tampa dimostrano questa tesi.

Ma c’è un però. Il però è la geometrica potenza della strategia di Obama che fino al dibattito di Denver era sembrata vincente e che a Denver ha fatto flop non solo per la performance deludente del presidente e la capacità dibattimentale di Romney. C’è che in questi mesi Obama ha avuto davanti a sé due strade per attaccare Romney: dipingerlo come un flip flopper, un politico senza principi che cambia idea in base alla convenienza del momento oppure come un estremista di destra, trascinato dall’ala radicale del partito repubblicano. La prima era più conforme alla realtà, la seconda elettoralmente più appetitosa. Nel 2004, Bush scelse la strada del flip flopper per definire Kerry, non quella del radicale di sinistra. La scelta fu vincente.

Obama invece ha scelto la seconda strada e ha avviato una portentosa campagna propagandistica per definire il suo avversario come un estremista ignorante e pericoloso. La campagna è stata così efficace da far allontanare da Romney il consenso moderato ma involontariamente è riuscita a cementare un legame tra Romney e la Right Nation che prima non c’era. Più Obama e i suoi dicevano che Romney era un estremista di destra, più La destra, grazie alla campagna del presidente, si è moderatamente innamorata di Romney. Specie quando Romney lo ha messo KO al primo dibattito. Inoltre, sempre a Denver, Romney è apparso a 60 milioni di americani, compreso Obama, come un politico moderato, ragionevole e serio, costringendo i moderati, gli indipendenti e i non affiliati a riconsiderare le proposte di Romney e con esse anche la veridicità del messaggio di Obama.

Però ora vediamo cosa succederà agli altri due dibattiti più il terzo, giovedì, tra i candidati vicepresidenti.

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