Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Come è andato il secondo dibattito

Obama stavolta ha partecipato al dibattito e lo ha anche vinto. Ma Romney non è andato al tappeto come il presidente a Denver. Obama non ne ha fatta passare una a Romney, il quale spesso ha accusato il colpo davanti a un presidente così in palla, preparato e lucido. Il format era favorevole a Obama e le domande degli elettori indecisi dello Stato di New York, uno stato liberal, sono state quasi tutte degli assist al presidente.
Ci sono stati molti scambi duri tra i due candidati, quasi dei corpo a corpo. La sensazione è stata che li abbia vinti quasi tutti Obama. Per due motivi. Il primo è che ci si ricordava del dibattito di Denver, quello del KO. Ma qui Obama, appunto, c’era. La prima cosa che si notava era questa, per il sollievo dei commentatori della sua parte (che si sarebbero accontentati anche di molto meno per dichiarare vittoria).
Secondo motivo: Romney è sembrato troppo aggressivo, quasi come Al Gore con Bush o Rick Lazio con Hillary. Non funziona quasi mai, tranne a Denver la volta scorsa.
Alla fine di quasi tutti gli scambi, Obama è sembrato il presidente, anche perché lo è. Obama ha dato alcune risposte, soprattutto quella sulle tasse, tra le migliori della sua carriera di debater. Ha segnato un paio di colpi da KO, quando respingendo un attacco di Romney sui suoi investimenti finanziari (in realtà era stato Obama ad attaccare per primo su questo) ha detto che i suoi investimenti sono inesistenti rispetto a quelli dello sfidante (pare ci sia stato un’ola dei giornalisti in sala stampa della Hofstra University).
Il colpo da KO è stato sulla Libia, il terreno più scivoloso visto che la gestione post strage di Bengasi è stata perlomeno deficitaria da parte della Casa Bianca. Come sapete io penso che sulla politica estera e di sicurezza nazionale Obama sia scarsamente attaccabile dai repubblicani. E infatti su questi temi ha vinto i pochi scambi. Ma Romney ha ragione quando dice che l’Amministrazione ci ha messo due settimane per riconoscere che quello di Bengasi è stato un attacco terroristico e non la degenerazione di una manifestazione spontanea successiva a un video irriguardoso nei confronti dell’Islam postato su YouTube.
La conduttrice della CNN, Candy Crowley, ha dato ragione a Obama in uno di quei momenti che domani sarà più ritrasmesso dalle tv e commentato dai giornali. All’affermazione perentoria di Romney (l’indomani della strage, nel discorso nel Giardino delle Rose, Obama non ha definito la strage un attacco terroristico), la conduttrice ha detto che non era vero, che Obama in realtà l’aveva detto. Ma non è andata esattamente così. Basta riguardarselo, quel discorso. Obama ha pronunciato "act of terror", ma era riferito in modo generico agli atti terroristici che in passato non hanno scosso e mai potranno scuotere la fermezza dell’America. Ne ha parlato dopo un riferimento all’11 settembre del 2001, all’Iraq, in generale. Certamente era anche un generico riferimento all’uccisione dell’ambasciatore, ma era appunto un riferimento generico. La posizione dell’Amministrazione, nei giorni successivi, è stata quella di una manifestazione spontanea contro il video anti Islam. Colpo, comunque, a favore di Obama, anche se ingiustamente. Ma l’attacco di Romney ha fatto flop e Obama, grazie anche alla Crowley, ha avuto gioco facile a indignarsi per l’accusa e a raccontare poi che i morti erano suoi uomini e che tocca a lui ricevere le bare di chi ha perso la vita per il paese.
Bravo Obama anche a sottolineare i repentini cambiamenti di posizione di Romney sull’immigrazione e sulla sanità o quando ha difeso la moderazione di George W. Bush sui temi sociali per sottolineare efficacemente l’estremismo di Romney. Non che Romney sia andato malissimo. Tutt’altro. Anche dove sembrava senza speranza, tipo sull’immigrazione, ha contrattaccato ricordando che Obama non ha fatto nulla di quanto promesso agli ispanici. Solo che è poco credibile, avendo lui vinto le primarie da candidato anti immigrazione. Romney ha dato anche un’imbarazzante risposta sulla diseguaglianza al lavoro nei confronti delle donne. Dopo che Obama aveva dato una risposta fin troppo professorale, Romney ha spiegato che da governatore del Massachusetts ha chiesto ai suoi di cercare donne preparate e qualificate ad entrare nella sua amministrazione. La frase «avevamo binders full of women» (cartelline piene di donne) è già diventata virale sul web e suona simile a «ho molti amici gay o ebrei».
Ma, appunto, Romney non è andato malaccio. In alcuni casi, quando si stava più sulle generali, è stato davvero molto bravo a trasmettere l’idea che Obama è molto capace con le parole ma meno come presidente, è stato molto efficace nel comunicare che questi quattro anni sono stati duri anche a causa delle scelte di Obama e che se non si cambia lo saranno ancora di più. Sul referendum anti Obama, sull’economia e l’insoddisfazione generale ha suonato i tasti giusti, ma questo dibattito verrà ricordato soprattutto per l’insistenza con cui ha voluto attaccare briga col presidente, senza riuscirci. E per il presidente che non gliene ha fatta passare una, anzi.
Per Obama quindi è una vittoria. Se fosse andato al tappeto come a Denver, la rielezione sarebbe stata quasi impossibile. Così invece si è rimesso in carreggiata e la partita, come si è sempre saputo, si giocherà in quegli otto swing states dove i due sono divisi da pochi punti percentuali, e soprattutto in Ohio. In mancanza, ovviamente, di ancora possibili ma improbabili sorprese al terzo e ultimo dibattito lunedì 22 a Boca Raton in Florida

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