Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/121

Le schitarrate psichedeliche di Driftin’ back. L’epica semplicità del verso «and every mornin’ comes the sun» di Ramada Inn. Il falsetto con cui pronuncia «Ontario» in Born in Ontario. Il coro con cui inizia She’s always dancing. Le diverse tonalità usate per ripetere «she has the fire». Ciascuno di questi momenti provoca gioia immensa e pelle d’oca nell’attempato fan di Neil Young. Il vecchio Neil è giunto al suo trentacinquesimo album intitolato Psychedelic Pill, doppio cd da quasi un’ora e mezzo, scritto come colonna sonora virtuale dell’autobiografia appena uscita in America Waging the heavy peace.

Neil fa sempre le cose in grande: quattro mesi fa ha pubblicato un disco di canzoni tradizionali, Americana, ma in giro c’è anche il documentario Neil Young Journeys diretto da Jonathan Demme, il Premio Oscar per Il Silenzio degli Innocenti, l’autore del più straordinario documentario musicale di tutti i tempi, Stop Making Sense dei Talking Heads, il regista di due precedenti film su Neil Young, Heart of Gold e The trunk show, e ultimamente dell’omaggio cinematografico al musicista napoletano Enzo Avitabile presentato a settembre al Festival di Venezia e la settimana scorsa al Festival dei documentari di New York.

Ma qui l’entusiasmo è tutto per Psychedelic Pill, un disco che inizia con un brano di 27 minuti. Un compendio del sound più rockettaro di Neil Young, mister-sempre-la-stessa-meravigliosa-canzone, a volte acustica a volte elettrica. Qui siamo in territorio elettrico con i Crazy Horse, la band che lo accompagna da decenni e che sul palco finisce sempre per accalcarsi davanti alla batteria di Ralph Molina con Neil, Billy Talbot e Frank Poncho Sampedro agitati e ciondolanti pericolosamente testa a testa, spalla a spalla, chitarra a chitarra.

Niente di nuovo, dunque, come canta a un certo punto lo stesso Neil («brand new songs with familiar chords»). Un’autobiografia in musica, con un paio di cori alla Beach Boys mescolati al vecchio rock&roll e e omaggi espliciti a Bob Dylan («First time I heard Like a Rolling Stone, I felt tha magic and took it home, gave it a twist and made it mine») e soprattutto alla psichedelia country-rock dei Grateful Dead.

Christian Rocca

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