Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/122

Quando è uscito, a inizio maggio, il disco non è stato recensito da nessun grande quotidiano inglese, nonostante lì le segnalazioni musicali siano le più formidabili del globo. Loro sono gli Alt-J, un gruppo nato nel 2007 nel campus dell’Università di Leeds e col tempo trasferitosi a Cambridge, sempre in Inghilterra. Eppure qualche giorno fa il loro debut album, Awesome Wave, ha vinto il Mercury Prize, il premio che dal 1992 va al miglior disco britannico dell’anno (l’anno scorso è stato premiato Let England Shake di PJ Harvey, l’unica musicista ad averlo vinto due volte).

Dopo aver fatto mea culpa, le pagine dei giornali inglesi hanno gridato al miracolo e rilanciato gli Alt-J come i nuovi Radiohead oppure, a seconda dei giudizi, a definirli «ripugnanti, creepy, come i Radiohead». Il primo impatto, in effetti, è molto Radiohead. Sequenze ossessive, linee di basso in primo piano, voce nasale. Follia generale, soprattutto. Testi, poi, incomprensibili e senza senso. Il verso «triangles are my favorite shape», ripetuto fino a noia in Tessellat, pare sia la spiegazione del nome che i quattro ragazzini emaciati di Leeds (il batterista si chiama Thom, come Thom Yorke) si sono voluti dare: combinando i tasti alt e J sulla tastiera dei Mac, infatti, sullo schermo viene fuori una d, la delta dell’alfabeto greco (non provateci con la tastiera italiana, però, otterreste una meno esoterica ª).

Nel disco si sentono cori a cappella, influenze dell’era New Wave, Bristol sound, armonie folk alla Fleet Foxes, echi degli Art of Noises di Peter Gunn. E, appunto, i Radiohead a far da collante. Un trionfo di musica alternativa. Manna dal cielo indie. Hype a mille (e tutto esaurito nelle tre date italiane del 28-29-30). Gli Alt-J negano che la loro sia musica sperimentale, ma soltanto ciò che a loro piace ascoltare. Più scorrono i minuti di un disco che è una suite più che una raccolta di canzoni, più non si capisce se si stia sviluppando il capolavoro di nuovi geni della musica rock-pop oppure l’opera prima di un gruppo di ciarlatani. C’è chi dice che quello degli Alt-J sia un nuovo non-genere. A me, come suggerisce il titolo del disco, per ora pare un’onda fichissima.

Christian Rocca

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