Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/124

Un paio di settimane fa è uscito il nuovo disco di Francesco De Gregori, Sulla strada, anticipato dal brano omonimo, molto bello e quasi un classico della più recente fase musicale degregoriana. Qualche giorno fa è uscito in dvd un film documentario su e con De Gregori diretto da Stefano Pistolini dal titolo Finestre Rotte, una canzone degregoriana ispirata a Broken Windows, la teoria dello studioso James Q. Wilson messa in pratica negli anni 90 per sconfiggere la microcriminalità di New York. Anche il film è sulla strada, perché De Gregori e Pistolini hanno scelto di chiacchierare sul ciglio di una statale, con le macchine che sfrecciano e ogni tanto incrociano le immagini e impastano il suono.

Una location inusuale, ma narrativamente molto efficace. Sarà la sensazione di temporaneità, di urgenza ed emergenza che si prova sostando ai bordi della carreggiata o forse no, ma nel film De Gregori racconta di sé come non ha mai fatto, compresi i dettagli del famigerato processo popolare subito nel 1976 dai collettivi studenteschi al Palalido di Milano.

C’è una sequenza che mi ha colpito molto, specie dopo aver ascoltato il nuovo disco. Alcuni passanti riconoscono De Gregori davanti a un rifugio dolomitico. Lo chiamano, lo circondano, gli chiedono di mettersi in posa. De Gregori, con cortesia, declina e prova a sviare, fa un passo avanti e due indietro, poi scansa di lato, ma non riesce a liberarsi. Poi fa capire che non sta scherzando.

Il brano numero 7 dell’album, Guarda che non sono io, racconta in musica quella scena: «Cammino per la strada. Qualcuno mi vede. E mi chiama per nome. Si ferma e mi ringrazia. Vuole sapere qualcosa. Di una vecchia canzone. Ed io gli dico “Scusami però non so di cosa stai parlando. Sono qui con le mie buste della spesa. Lo vedi, sto scappando. Se credi di conoscermi. Non è un problema mio. E guarda che non sto scherzando. Guarda come sta piovendo. Guarda che ti stai bagnando. Guarda che ti stai sbagliando. Guarda che non sono io”».

Una canzone sincera e bellissima, ma di crudeltà assoluta anche con se stesso («guarda che non sono io la mia fotografia. Che non vale niente e che ti porti via»). Poi lo senti cantare Passo d’uomo e pronunciare con la voce nasale «massicciata» o «idromele e cioccolato» e non puoi fare a meno di chiamarlo, abbracciarlo e fotografarlo.

Christian Rocca

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