Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Accordo Obama-repubblicani sui tagli fiscali di Bush e il no di Marco Rubio

L’accordo trovato in extremis tra la Casa Bianca e i repubblicani per evitare i tagli automatici al bilancio e l’aumento indiscriminato delle tasse era molto prevedibile, perché le elezioni hanno conseguenze e i repubblicani non potevano che riconoscerlo. Hanno trattato bene, però. Tanto da ottenere molto rispetto alla posizione di partenza. Le tasse saranno aumentate per le famiglie che guadagnano più di 450 mila dollari, non 250 mila come voleva Obama. Tutte le altre riduzioni di tasse dell’era Bush, finora temporanei e soggette a scadenza, sono state tagliate in modo definitivo. Insomma, l’86 per cento dei tagli di Bush, che Bush stesso non era riuscito a far approvare se non a tempo, è diventato permanente e con il voto di tutti i democratici tranne tre senatori (ai tempi di Bush il no dei democratici fu all’unanimità). Ora l’accordo deve passare alla Camera ed essere perfezionato sul fronte della riduzione della spesa entro 2 mesi. Paul Krugman, nel suo fanatismo radicale, ha già decretato la capitolazione di Obama. Timothy Noah, su New Republican, va oltre e addirittura chiede ai democratici al Congresso di rifiutare questo accordo voluto da una “Casa Bianca incompetente” e da un presidente che “li ha venduti“.

Interessante il roll call. I voti contrari al Senato sono stati 8, tre democratici e 5 repubblicani. Ovvio il no del super liberista radicale Rand Paul, meno quello di uno mainstream come Marco Rubio. Sembra già un voto in vista delle primarie del 2016. Come voterà, ora, Paul Ryan alla Camera?

Update.

Alla Camera, dopo un iniziale no all’accordo dei repubblicani più radicali, lo Speaker John Boehner è riuscito a sconfiggere la rivolta interna ispirata ai Tea Party e a far votare l’accordo.

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