Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

La tortura non è servita a scovare Bin Laden, perché non c’è stata

Se volete leggere l’articolo definitivo sulle tecniche di interrogatorio dei terroristi, l’operazione Bin Laden e lo strepitoso film Zero Dark Thirty recuperate sul sito del Washington Post il racconto di Jose A. Rodriguez jr, per 31 anni alla CIA e in quegli anni a capo del servizio clandestino e del programma di interrogatori dei terroristi. Rodriguez dice una cosa diversa rispetto a ciò che si è letto in giro a proposito del tema “la tortura ha aiutato l’individuazione del covo di Osama?”. Rodriguez, uno dei pochi che sa di che cosa parla, spiega che nella realtà i detenuti non sono stati torturati, picchiati o percossi, al contrario di quanto mostra il film. Su alcuni capi di Al Qaeda sono state attuate le tecniche di interrogatorio avanzato, perfettamente legali, e soltanto su 3 detenuti (e in condizioni molto diverse da quelle mostrate nel film, con medici per esempio) il famigerato waterboarding, una tecnica fermata da Bush già nel 2003 e non da Obama, come si dice oggi e come si vede nel film (quando Bush ha fermato il waterboarding, usato solo su 3 detenuti, uno dei quali Khaled Sheik Mohammed, l’architetto dell’1 settembre catturato in Pakistan, Barack Obama era ancora uno sconosciuto politico locale dell’Illinois). Rodriguez ricostruisce il filo delle indagini che hanno portato a Bin Laden e conferma ciò che ha confermato anche il capo della CIA e del Pentagono di Obama, Leon Panetta: le informazioni su Bin Laden sono arrivate anche da detenuti sottoposti a quelle tecniche legali e al waterboarding. Leggetelo. Oppure Rep.

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