Camillo - Il blog di Christian Rocca

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La città visibile

D’accordo, speravamo in un Paese normale e anche questa volta abbiamo dovuto rimandare. Ma leggendo a pagina 123 il formidabile ritorno di Tom Wolfe a Wall Street, 25 anni dopo il Falò delle vanità popolato dai Padroni dell’Universo, il dispiacere passa presto.
Volevamo anche un confronto elettorale moderno, tra visioni ideali contrapposte, come succede in America o in Gran Bretagna o in Francia o in Germania… e niente, non è possibile, siamo diversi, paisà. Eppure il viaggio di Alessandro Piperno agli inferi del capitalismo, a pagina 31, paradossalmente mantiene viva la speranza di salvezza. Credevamo, inoltre, che fosse arrivato il momento di poter vivere in una democrazia compiuta, invece siamo ancora intrappolati nelle identiche trame di venti anni fa. Ecco, l’articolo arbasiniano di Michele Masneri su Milano (a pagina 46) e l’it’s-all-about-me-journalism di Francesco Pacifico sul quartiere romano del Pigneto (a pagina 61) dimostrano come in realtà siamo un Paese migliore di quello che noi stessi raccontiamo.
Anche Lorenzo Cherubini è mica male: a pagina 21 spiega il mistero irrisolto di Sanremo, scomodando Nietzsche, Lévi-Strauss e soprattutto Pippo Baudo. C’è molto altro, in questo numero-antidoto di IL: fotografie vertiginose di Antonino Savojardo sulla Milano che sale e di Thomas Cristofoletti sulla bizzarra e pericolosa pesca dei percebe in Galizia; illustrazioni impareggiabili di Francesco Muzzi, Giacomo Gambineri, Davide Mottes, Umberto Mischi. Basterebbero soltanto queste pagine per essere ottimisti, alla vigilia del voto del 24 e 25 febbraio, ma a pagina 33 trovate anche 24 vere ragioni per cui dopo le elezioni l’Italia ce la farà. «We will prevail», prometteva un presidente americano. Be’, speriamo.

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