Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

La svolta a destra di Obama

Tutti a dire “svolta a sinistra di Obama”, ma nessuno che sottolinei come la cosa più importante detta dal presidente americano nel discorso sullo Stato dell’Unione segnala in realtà “una svolta a destra”. Obama ha proposto un trattato di libero scambio tra America e Europa, un Nafta con il Vecchio continente, una vecchia e buona idea clintoniana contro la quale Obama si è battuto durante la prima campagna elettorale, quella del 2008. Obama aveva condotto una campagna di sinistra, promettendo di fermare gli accordi con la Corea impostati da Bush e di rinegoziare in senso protezionista (e con accenni populisti e no global) il Nafta. È vero che poi mandava i suoi a rassicurare sottobanco il governo canadese, così come è vero che poi dalla Casa Bianca ha sostenuto il trattato con la Corea (ottenuto con più voti repubblicani) e con altri partner asiatici, ma tra quell’Obama perlomeno scettico sul Nafta e quello odierno che propone un Nafta anche con l’Europa, be’, c’è tutta la differenza tra la comune definizione di sinistra e di destra. A meno di non considerare di sinistra una maggiore estensione della libertà economica (come Clinton, Blair, Renzi, Alesina, Giavazzi…). Questa svolta liberista di Obama, aperta e solare, dovrebbe appanicare la sinistra tradizionale e giornalistica italiana. Invece si scrive “svolta a sinistra”. Per Repubblica, addirittura, Obama “avrebbe potuto cominciare il discorso con Proletari di tutto il mondo unitevi” per il solo fatto di aver proposto l’aumento di un dollaro e 75 centesimi del salario orario minimo, giudicato acrobaticamente “una netta rottura rispetto all’era del laissez-faire e del pensiero unico neoliberista” (non è FoxNews, è Rep). Già, come no?

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