Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Marini e Prodi sono la stessa cosa, tranne un particolare

Non c’è alcuna differenza tra Marini e Prodi. Sono stimati leader del Pd, anche se fino a ieri credevamo ex, entrambi di estrazione cattolica, con ampia esperienza nelle aziende di Stato e nel sindacato, e poi nella politica e nei ruoli istituzionali. Il centrosinistra ha votato con grande slancio Prodi per due volte e una volta anche per Marini (alla seconda carica dello Stato, nientemeno).
Si può essere favorevoli o contrari a quello che rappresentano e che hanno fatto, sia dell’uno sia dell’altro. La cosa che non si può fare è una crociata contro uno o una battaglia a favore dell’altro. Non si può fare, a meno che non si voglia partecipare a faide personali, più che politiche.
Quali sono le differenze politiche, programmatiche o ideologiche tra i due? Nessuna. Non ci sono. Può piacere uno più dell’altro, magari  sul lato umano o personale, ma non c’è vera diversità. Bruciare la tessera del PD in caso di elezione di Marini e festeggiare per strada in caso di salita di Prodi al Quirinale non ha alcun senso. Sono della medesima famiglia politica, hanno fatto politica insieme, hanno fondato lo stesso partito, sono più o meno coetanei. Viaggiano in coppia. Se Renzi è contrario a Marini non può essere favorevole a Prodi.
Una differenza, in realtà, c’è.
L’unica differenza è che Marini prenderebbe i voti di Berlusconi e Prodi no. Nel mondo normale è logico sostenere quello della propria squadra che piace anche di là, ma nel mondo PD vale invece l’opposto: se un politico non è considerato insultante per gli avversari allora non vale niente e quindi si sceglie quello che a un’altra metà di italiani fa schifo col risultato, be’, col risultato che abbiamo davanti. E, tra l’altro, vi ricordate le primarie tra Renzi e Bersani? Ecco, è la stessa cosa.
Con il no a Marini e il sì potenziale a Prodi stiamo di nuovo scegliendo Bersani su Renzi, perlomeno sul fronte della capacità di parlare (e di non insultare) a chi vota dall’altra parte.
(Ora non mi dite che ai grillini però piace Prodi e non piace Marini perché è vero che non gli piace Marini, ma perché vogliono cancellare i sindacati e Marini è un sindacalista, quanto a Prodi, mistero procedurale sulle Quirinarie a parte, come si spiega che possa piacere l’uomo che ci ha portati nell’Euro se poi come obiettivo principale c’è uscire dall’Euro? Misteri della Casaleggio Associati)
Il punto è che il PD è diventato quel partito lì. Ha detto addio alla vocazione maggioritaria di Veltroni e ha abbracciato una vocazione minoritaria alla demonizzazione dell’avversario di centrodestra (che, ovviamente, ci ha messo di suo per farsi demonizzare).
Ora gli apprendisti stregoni non sono più in grado di domare l’incendio. I nuovi dirigenti di scuola bersaniana credono davvero che i grillini siano una costola della sinistra (vedi Ale Moretti, portavoce di Bersani, che al suo secondo voto parlamentare ha tradito il segretario) e ne sono convinti al punto da consegnarsi (Grillo dice più correttamente "ad arrendersi") ai pentastellati. Il PD è sulla strada giusta per diventare una costola di Beppe Grillo e della Casaleggio Associati.
L’unico antidoto è Matteo Renzi, ma difficilmente il sindaco di Firenze avrà la forza di dire di no a Prodi così come ha detto di no a Marini. E questo è un guaio, perché il no a Marini seguito da un sì a Prodi non si spiega in nessun modo. E l’unico modo con cui si potrebbe spiegare – l’antiberlusconismo viscerale da questa parte e l’antiprodismo viscerale da parte del Pdl che tanto eccita le nuove leve – è esattamente la negazione del senso della grande sfida politica lanciata da Matteo Renzi.

ricerca

archivi

testata
periodo
feed rss
 

Christian Rocca – © 2002-2011

Credits: Graphic Design & Web Development to Area Web