Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Leadership

Negli ultimi mesi, Barack Obama non è stato un gran che. Non ha portato a casa niente, dal Congresso. La sua incapacità di convincere senatori e deputati, anche del suo partito, anche dopo le roboanti promesse successive alle stragi da armi da fuoco, ha iniziato a far dubitare sulla sua capacità di guidare il paese. Molte cose gli sono sfuggite di mano, a cominciare dalla politica estera: Corea, Medio Oriente, ora la spia arrestata a Mosca. Nel giro di un paio di giorni sono emersi tre episodi capaci di annientare chiunque non avesse, come lui, la stampa sdraiata ai suoi piedi in adorazione (sempre meno adorante, ma pur sempre sdraiata). Si è scoperto che la sua Agenzia delle Entrate tartassava le organizzazioni politiche della destra, i Tea Party.

Poi si è scoperto che avevano ragione i famigerati repubblicani a denunciare gli errori di gestione fatali e soprattutto la manipolazione delle notizie che la Casa Bianca ha diffuso a proposito della strage di Bengasi per evitare che passasse, qual era, come un attacco terroristico islamista all’America (gli obamiani pur sapendo la causa hanno provato a raccontare che la strage fosse una reazione a un video americano anti islamico messo su youtube).

Infine l’Associated Press ha accusato l’Amministrazione Obama di aver controllato illegalmente, e per mesi, i tabulati telefonici dei suoi giornalisti, allo scopo di scoprire quali erano le fonti ciarliere dentro la Casa Bianca sui fatti di sicurezza nazionale.

Se una sola delle tre cose fosse stata fatta da George W. Bush sarebbe scoppiata la guerra civile, almeno sui giornali (anche sui nostri che invece, tranne le solite eccezioni, ora si girano dall’altra parte, minimizzano, sviano).

Senonché la leadership. Oggi, nel giro di un paio d’ore, Obama è riuscito in un’impresa eccezionale, degna dell’eroina della fiction Scandal che si chiama Olivia Pope e che di professione aggiusta problemi. Obama ha fatto dimettere il capo dell’IRS (l’Agenzia delle Entrate), ha pubblicato le email integrali su Bengasi e ha proposto di sostenere un legge a protezione dei giornalisti e delle fonti.

Interventi di facciata, palliativi e tardivi, forse. Ma questo affrontare i problemi e agire di conseguenza si chiama leadership. Domani (o dopo, in Italia) i giornalisti si potranno comodamente risdraiare.

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