Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

@lorenzojova live in San Siro (day 1)

«Che bello è, quando San Siro è pieno». È bello, davvero. Jovanotti negli Stadi è uno spettacolo gigantesco. Avete presente Lorenzo nei palasport? Ancora di più come impatto visivo ed emotivo, anche se i decibel in meno e lo spazio in più si notano. C’è lui, innanzitutto, Lorenzo. Canta, corre, balla come un forsennato e subito dopo, in tuta rossa, cappellino e asciugamano al collo, sembra un Jack La Motta esausto ma felice (ma mai quanto sua figlia che ha cantato tutte le canzoni senza perdere una battuta, da prima fan).

Bello il monologo dei puntini (connect the dots fin da bambino, sulla Settimana Enigmistica). Urla, anche: «Ce la possiamo fare» e conquista tutti da ideologo in chief dell’ottimismo e del viva tutto.

La super band, poi, con i potenti fiati alla James Brown. Ma anche il concept antologico del tour (ha cantato Sei come la mia moto, rockissima), la trasformazione dello stadio in Disco San Siro con Tutto l’amore che ho, il futuro attuale di Ora, i filmati e le animazioni sparate sui tre maga schermi ad alta definizione, l’atmosfera da festa adolescenziale, l’entusiasmo universale dei 50mila spettatori.

Mi è piaciuta molto la sorprendente versione psichedelica di Penso Positivo. Così come la riproposizione delle due sue più belle canzoni di sempre: Mi fido di te e Il più grande spettacolo dopo il Big Bang (la terza, Fango, non l’ha cantata). Mi ha convinto meno il gioco, anche se divertente, dell’arrangiamento da banda civica di alcune delle sue ballate, ma qui c’è una mia antica fissazione: mi piace di più il Lorenzo da torch song che quello da 1-2-3 casino (e, per dire, preferisco anche il Boss della ballate a quello più energico) e a un certo punto mi sarei aspettato un mini set più intimo, al centro dello stadio, con le ballate in versione acustica come ha fatto con La porta è aperta nel disco americano Italia 1988-2012.

Lo capisco, però. Lorenzo era a San Siro, per la prima volta. È questa la vita che sognava da bambino.

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