Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Che confusione, sarà perché attacchiamo

Mai vista una leadership americana così in confusione. Due settimane fa ha deciso e autorizzato l’attacco al regime di Assad, poi dopo una passeggiata di 45 minuti col suo Chief of Staff, e mentre i suoi provavano a vendere le ragioni dell’intervento, Obama ha deciso di fermarsi e di chiedere il consenso al Congresso, pur ribadendo che da comandante in capo non ha bisogno dell’autorizzazione del Congresso. Poi ha preparato la strategia per convincere il mondo, al G20, gli americani, con sei interviste e un discorso pubblico, e il Congresso, chiamando a uno a uno deputati e senatori. A strategia di PR non ancora avviata, una gaffe di John Kerry (“non attacchiamo se Assad depone le armi chimiche”) consente a Putin (e alla Siria) di offrire la consegna delle armi chimiche. Mentre Kerry spiega che non intendeva affatto questo, Obama dice in tv: ok, buona idea, se Assad consegna le armi non attacchiamo. La giravolta però non è stata comunicata a Susan Rice, non una funzionaria qualunque ma il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente. In un discorso preparato per convincere la comunità degli studiosi e dei centri studi, la Rice ha spiegato tutte le ragioni a favore dell’intervento, senza fare cenno all’ipotesi di ripensamento. La Rice, peraltro, ha svelato che la gran parte dei paesi europei, compresa l’Italia, ha dato l’ok all’intervento armato in Siria. Oggi l’ultima: la Casa Bianca dà l’ok a un’iniziativa in sede ONU, quando sempre la Rice ieri ha detto che le discussioni sulla Siria alle Nazioni Unite sono “vergognose” (e l’altro ieri l’ambasciatrice di Obama all’Onu, Samanta Power ha detto che ricorrere all’Onu è inutile). Un delirio. Ora vediamo che dirà Obama stasera, 3 di notte italiane.

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