Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Il discorso, anzi l’editoriale di Obama

Mah, il primo commento al discorso di Obama sulla Siria è “mah”. Un discorso previsto per convincere gli americani dell’intervento è diventato, a causa delle indecisioni e dei dubbi, uno degli speech contraddittori e in fondo inutili del presidente americano. Obama ha detto tutto e il contrario di tutto: che ha già provato inutilmente le strade della diplomazia ma che le riproverà ancora, che l’iniziativa russa è una capitolazione alla politica americana ma che è scettico possa essere sincera, che non si risolvono le cose con le armi ma che in questo caso risolvono, che il suo intervento sarà limitato ma non proprio limitatissimo, che non vuole rimuovere i dittatori (che pena, Mr. President!) ma che i dittatori che uccidono i bambini devono essere fermati, che ha già deciso di attaccare ma che è meglio discuterne tutti assieme, che per agire non ha bisogno dell’Ok del Congresso ma che chiede l’ok del Congresso anzi che ora chiede al Congresso di rimandare il voto, che la destra guerriera fa male a essere contraria a un intervento fatto bene e che la sinistra solidale non può stare a guardare le atrocità commesse, che l’America non è il poliziotto del mondo ma che quando può svolgere questo ruolo in modo semplice e con pochi rischi allora deve farlo (super mah), che da quattro anni e mezzo lui è nel business di chiudere le guerre ma… ma si è dimenticato che invece ha triplicato i soldati in Afghanistan, bombardato il Pakistan, lo Yemen e la Somalia, lanciato missili dai droni anche sui cittadini americani e che ha guidato from behind una guerra preventiva in Libia per rimuovere un dittatore.

Più che un discorso da presidente mi è sembrato un editoriale di un giornale, contraddittorio e confuso.

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