Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Bush, ultima bozza

E insomma George W. Bush non ha manipolato le prove sulle armi di distruzione di massa per invadere l’Iraq dopo l’11 settembre e poi cambiare il regime dispotico del tiranno Saddam Hussein. Non ha intimidito l’apparato di intelligence né i generali per silenziare il dissenso interno. Non ha ingannato i politici né l’opinione pubblica per vendere più facilmente il suo ambizioso progetto di modificare lo status quo in Medio Oriente. Non era una marionetta manovrata dai grandi poteri. Non faceva quello che gli ordinava il vicepresidente Dick Cheney né seguiva i consigli di Karl Rove detto anche «il cervello di Bush». Non era fanatico religioso. Non era estremista di destra. E non ha rubato le elezioni del 2000 in Florida.

Tutte queste cose, sorprendenti per un lettore bombardato da anni dal pensiero unico del giornalista collettivo, sono documentate in un nuovo e straordinario libro scritto non da un militante repubblicano, non da un ideologo neoconservatore, non da un guerrafondaio, non da un giornalista qualunque. L’autore è Peter Baker, il corrispondente dalla Casa Bianca per il New York Times, e prima per il Washington Post. Ovvero il più autorevole cronista politico di Washington dell’ultimo decennio, per questo conteso dai due pilastri del mondo liberal americano. I fatti raccontati da Baker smontano a uno a uno i luoghi comuni su Bush e Cheney, peraltro ripetuti con particolare ubbia proprio sul giornale per cui scrive, il New York Times, che poi è la fonte primaria di informazione del resto del mondo. Days of fire – Bush and Cheney in the White House (Doubleday, 800 pagine) è stato accolto con calore dal mondo giornalistico americano, viste le referenze dell’autore e l’accuratezza dell’opera, ma anche con qualche imbarazzo.

Non è un’apologia del bushismo. Il Bush di Baker ha commesso molti errori, la sua inesperienza si è fatta sentire, spesso è sembrato privo di bussola, il rapporto competitivo col padre ha avuto un ruolo in alcune sue scelte, ha sottovalutato le conseguenze delle sue azioni, si è fidato degli expertise dei suoi consiglieri senza sentire il bisogno di approfondire direttamente e cento altre inadeguatezze. Ma con tutti i difetti, la presidenza Bush non è stato la caricatura che se ne è fatta sui giornali. Così come il vicepresidente Cheney, per quanto super influente e risoluto, non è stato l’uomo al comando delle operazioni alla Casa Bianca. Baker, inoltre, ha incrociato le sue informazioni con quelle contenute nei memoir di Bush, Cheney, Rice, Rumsfeld, Powell, Gates e di tutti gli altri attori (l’elenco è lunghissimo: i memoir politici sono un genere letterario assai diffuso negli Stati Uniti, e non banale). Se il giornalismo è la prima bozza della storia, Days of fire è quella finale sugli anni di Bush e Cheney. Ricordarsi, quindi, di vuotare il cestino.

Christian Rocca

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