Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Una settimana di pagina99

Premesso che qualsiasi mezzo di comunicazione, fosse anche una cartolina, proponga ai lettori le parole affiancate "Alessandro" e "Robecchi", quelle dell’indimenticabile autore dei corsivi di Ballarò, per me non esiste, ho comunque guardato con interesse alla nuova iniziativa editoriale di Emanuele Bevilacqua e non solo perché bisogna premiare chi scommette oggi su un nuovo giornale, di carta poi.

Com’è dunque pagina99?

Il senso generale, anche a guardare la redazione e le firme, mi pare quello di aver voluto creare una specie di il Manifesto contemporaneo, adeguato ai tempi e non gravato dalla denominazione "comunista". Il titolo della testata, anche se è una citazione keroucchiana che non ho capito bene, a me fa pensare subito a Occupy Wall Street e alla lotta del 99% della popolazione contro le ingiustizie causate dal privilegiato, elitario e restante 1%. Insomma mi pare una versione moderna, e a tratti anche borghese, della lotta di classe d’antan, ma in modalità 2.0. Un populismo colto, anche se vetusto, che è rappresentato sempre meno dal Manifesto ed è brutalizzato dal giustizialismo del Fatto. Il lettore di pagina99 me lo immagino abbonato a Internazionale e ascoltatore di Radio Popolare.

Il primo numero era una specie di manifesto prgrammatico, in questo senso: gli articoli più importanti erano contro le banche, contro i padroni, contro le manovre dei potenti per salvare l’elite, contro l’indifferenza nei confronti del dramma dell’immigrazione. Il Manifesto, appunto. A me non interessa, ma lo spazio forse c’è.

La versione weekend mi è sembrata molto più interessante. Ho trovato numerosi articoli da vero settimanale anglosassone (non ancora per come sono scritti, però: lì ancora anni luce) con una varietà di approcci ai limiti della confusione ideologica, che poi per me è una cosa positiva. Accanto ai tradizionali, ma ben argomentati, articoli sulla necessità di tassare rendite e ricchezze, ritratti di giovani marxisti, inchieste sul contro potere della satira, denunce sui paradisi fiscali eccetera, ho anche letto sorprendenti pagine sulla pericolosità della marijuana, un peana dei trattati di libero scambio, un elogio della manipolazione generica sugli animali.

Wow. Un giornale che ti stupisce. Non male.

Anche la parte culturale è fatta bene, compresa una stroncatura intelligente di Carlo Mazza Galanti (mio contributor a IL) del romanzo di Michele Masneri (mio contributor a IL), messo a confronto con il libro di Yasmina Reza (no, lei non è contributor di IL).

Insomma il quotidiano non mi piace, non mi interessa, non lo comprerò. La versione weekend da 48 pagine (a 3 euro, bravi, bisogna farsi pagare) mi piace: e a patto che resti sorprendente come questo primo numero continuerò a comprarla, nonostante non sia d’accordo con quasi niente di ciò che scrive (e, ovvio, nonostante Robecchi).

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