Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Dove nascono i guai con la Russia

A settembre del 2009, quasi 5 anni fa, scrissi un articolo su come si stava delineando la politica estera di Obama (sì, mi occupavo di queste cose), allora entrato da pochi mesi alla Casa Bianca.

Be’, l’articolo spiega tutto e come siamo finiti qui. Ecco come iniziava:

“Milano. A che punto è la politica estera di Barack Obama? E’ ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive, ma l’approccio pragmatico promesso dal nuovo presidente americano per il momento sembra costellato da una serie di mosse azzardate senza la certezza di contropartite valide e da un’assenza di visione strategica globale che denota la difficoltà di formulare un’alternativa multilaterale seria ed efficace, dotata di un linguaggio chiaro e coerente, da contrapporre alla chiarezza morale dell’unilateralismo di George W. Bush.
La sintesi, perfetta, è di un editoriale del Wall Street Journal: “Il presidente Obama ha promesso che avrebbe conquistato amici dell’America laddove a causa di George W. Bush aveva solo antagonisti. La realtà è che l’America sta lavorando sodo per creare antagonisti laddove prima aveva amici”. Il riferimento è alla decisione della Casa Bianca di smantellare il progetto di scudo spaziale formalmente anti iraniano, ma nella sostanza a protezione da eventuali politiche espansioniste russe, che avrebbe dovuto essere installato in Polonia e Repubblica ceca. La cosiddetta “new Europe” dell’era Bush, quella parte di giovane Europa affrancatasi dal comunismo e dalla sfera d’influenza moscovita, si era legata all’America e aveva chiesto protezione a Washington. Bush gliel’ha garantita, e quelle orientali erano le uniche piazze europee dove veniva accolto da eroe. Con Obama alla Casa Bianca, questa relazione speciale non c’è più. Non solo per lo sgarbo a polacchi e cechi, ma anche per una maggiore diffidenza nei confronti di Ucraina e Georgia, altri due paesi vicini all’America ai tempi di Bush e più tiepidi adesso.
La politica di Obama, ispirata alla scuola di pensiero realista, è di assecondare le esigenze di Mosca, anche al costo di sacrificare gli interessi dei paesi alleati, per ottenere il sostegno russo nella più ampia partita per fermare il nucleare iraniano. L’esito di questa svolta nella politica estera americana è ancora tutto da verificare e da questo dipenderà il successo o meno della presidenza Obama, ma la cosa certa per adesso è che laddove ai tempi di Bush c’erano amici dell’America, ora c’è gente infastidita e preoccupata”.
(Il Foglio, 19 settembre 2009).

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