Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Charlie Haden, 1937-2014

Charlie Haden, assieme a Gary Peacock e a Dave Holland, è stato il più grande contrabbassista che abbia mai ascoltato dal vivo. E lo ho ascoltato decine di volte. Mi stupiva ogni volta. Ogni concerto. Ogni disco. Ogni collaborazione. Quel contrabbasso era lui, riconoscibile, unico. Non poteva essere un altro. Non potevi confonderlo con altri. Melodia prima di tutto. Era un gigante. Teneva il ritmo, ma il suo tocco era melodia allo stato puro. Non saprei quale dischi consigliare di Haden, dai primi con Keith Jarrett agli ultimi da poco usciti. Dalle incursioni con Brad Mehldau e Lee Konitz alla collaborazione feconda con Pat Metheny (ascoltate Under the Missoury Sky e provate a restare indifferenti). Straordinari i duetti con Egberto Gismonti (chitarra o pianoforte), quelli antichi e i più recenti. Strepitosi i trio Magico con Gismonti e Jan Garbarek (uno su tutti: Folk Songs). E poi il suo Quartet West, la sua Liberation Music Orchestra (l’ultimo disco: Not in our name), le incursioni per niente banali nella musica caraibica con Gonzalo Rubalcaba (Nocturne), il First song con Enrico Pieranunzi, il primo incredibile disco, Wish, di Joshua Redman. Le meravigliose registrazioni raccolte nei sei volumi The Montreal Tapes. Il fantastico duo con Kenny Barron The Night and the City registrato in un club con un sublime sottofondo di piatti e di bicchieri e di New York. I lavori con Carla Bley e l’attività di sideman di lusso (con chiunque).

Li consiglio tutti. Charlie Haden era un grande. Il più grande.

Qui una selezione, parziale, su Spotify.

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