Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Obama bombarda l’Iraq e ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere

Dunque Obama ha bombardato l’Iraq, scrive il New York Times nonostante la smentita del Pentagono (“l’opzione è sul tavolo” ha annunciato il Press Secretary della Casa Bianca). E lo ha fatto, o lo farà, perché dopo il ritiro delle truppe americane da Bagdad e dal paese invaso nel 2003 da un’ampia coalizione internazionale si è creato un vuoto colmato irresponsabilmente dalle forze governative sciite di Maliki, libere senza gli americani di fare quello che volevano, cioè una politica settaria, e dai guerrasantieri ISIS che vogliono creare un califfato islamico dall’Iraq fino al Mediterraneo (Bin Laden arrivava a pretendere anche Sicilia e Andalusia).

Quindi ora le abbiamo provate tutte: l’invasione militare in Iraq per cambiare il regime e promuovere la democrazia (Bush), l’alleanza ferrea con i player regionali tipo Arabia Saudita (Bush e Obama), l’alleanza traballante in Egitto (Obama), distacco e poi sostegno e poi restaurazione delle primavere arabe (Obama), abbandono della Freedom agenda (Obama), bombardamenti dall’alto per destituire il dittatore libico (Obama), porre ultimatum, non rispettarli e poi non fare assolutamente nulla anzi assistere alle stragi in Siria (Obama), fidarsi dei russi per risolvere le crisi in Iran e Siria riuscendo a rafforzare la Russia e aprire un altro fronte in Europa (Obama), mostrare antipatia verso il governo di Israele con Hamas che ci ha creduto (Obama), perdere lo storico alleato turco (Obama), riuscire a farsi uccidere un alto generale in Afghanistan (Obama), ritirarsi dall’Iraq (Obama) e ora essere costretti a ribombardare perché ritirandosi si è lasciato il campo libero ai guerrasantieri (Obama) che nel 2007 grazie al surge di Petraeus e al Sunni awakening invece erano stati fermati (Bush).

Piu che altro è Obama ad averle provate tutte, mostrando una totale assenza di strategia politica senza precedenti: un giorno il presidente è realista, un altro è idealista; un giorno è pacifista, un altro bombarda. Un giorno è guerriero riluttante, un altro è un realista riluttante. Un giorno guida il mondo from behind, un altro bombarda from above. Un giorno prende il Nobel per la Pace, un altro è realista ma se ne vergogna. Tutto questo caos è creato totalmente a caso, non è uno studiato “disordine scientifico” alla Fascetti. Nessuna strategia, solo attenzione a non fare nulla per evitare danni, ma con i danni che si affastellano e si moltiplicano proprio perché il leader del mondo non sa che cosa fare.

Bush aveva una sola idea, seria e sensata: dopo l’11 settembre e l’attacco all’America, rimuovere i regimi dittatoriali, guerrafondai e fomentatori dell’odio antioccidentale, antiamericano e antisemita e, contemporaneamente, promuovere la democrazia. Non c’è riuscito, ma ha comunque rimosso Saddam, cioè il principale responsabile dell’instabilità in Medio oriente, ha sbloccato lo status quo dispotico nel mondo musulmano, dando per la prima volta speranza di cambiamento, e certo ha scoperchiato il vaso fino quasi a esserne travolto (ma dal punto di vista americano è sempre meglio che i nemici si affrontino lì in trasferta e con i Marines piuttosto che in casa: meglio a Bassora che a Baltimora).

E peraltro, dopo anni di errori di valutazione, e di sottovalutazione, Bush era riuscito a rimettere in carreggiata le cose in Iraq con il surge di Petraeus e il Sunni Awakening. Obama era contrario al surge, anche se poi ne ha riconosciuto lo straordinario successo (“al di là delle più rose aspettative”, disse). Eppure, poco dopo la sua elezione, si è ritirato dall’Iraq sulla base di un accordo e di un calendario di uscita siglato da Bush ma che Bush probabilmente avrebbe provato, e ci sarebbe riuscito, a rimandarlo.

I fatti sono questi. Bush ha scoperchiato il vaso, e non poteva fare altrimenti. Ha investito sulla promozione della democrazia, per il dopo. Giusta o sbagliata era una stratwtia, al di là del l’esecuzione perfettamente in linea con la storia e la tradizione liberale americana. Ma chi è venuto dopo di lui, Obama, ha cambiato tutto: ha voluto dare subito il segnale opposto, “cari regimi mediorientali, tranquilli, ora non proveremo più a farci cadere, anzi vi tendiamo la mano” (discorso del Cairo, 2009), con il risultato che l’America ha tagliato fonti, energie e inziative politiche, economiche e tecniche a favore dei democratici e liberali nella regione. Si è virago dall’altra parte innanzi a massacri anche con armi di sterminio e ha rinsaldato i regimi dispotici (con l’eccezione Gheddafi). Ora è costretto a intervenire militarmente in Iraq. Poi se magari capiscono che, per parafrasare James Carville, “It’s Islam, stupid”, magari si evitano guai di sottovalutazione.

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