Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Unbroken italian

A differenza del capolavoro American Sniper di Clint Eastwood, Unbroken di Angelina Jolie non è un bel film. Non lo è nonostante la storia di Louie Zamperini sia formidabile; non lo è nonostante la sceneggiatura sia dei fratelli Coen; non lo è nonostante il film sia tratto da un libro di Laura Hillenbrand, un’autrice la cui storia personale di malata di Sindrome da affaticamento cronico da 25 anni, appena raccontata dal magazine del New York Times, sia essa stessa incredibile. Unbroken non è un bel film nonostante il precedente film diretto da Angelina Jolie, In the Land of a blood and honey, sia sorprendentemente bello.

Non è un bel film, ma chissenefrega. Sono felice che Unbroken abbia raccontato la storia a noi incredibilmente ignota di un ragazzo italiano che, mentre i suoi coetanei italiani facevano i balilla, è diventato un eroe americano e ha contribuito a costruire un grande paese (e, in the process, a sconfiggere il nazi-fascismo).

Grazie quindi a AJ per aver raccontato la storia della brighest generation italiana, quella che in tempi bui e per necessità è emigrata ma che ha fatto vedere agli americani, e in questo caso anche ai giapponesi, di che cosa sono capaci gli italiani.

E poi dicono che i cervelli in fuga sono quelli che vanno ad aprire start-up a Berlino.

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