Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Il primo candidato presidente americano di sinistra

Il discorso di Hillary Clinton al Roosevelt Park è ben costruito, forse fin troppo, e regge bene anche la nota debolezza e freddezza della candidata sul podio. Hillary non è Obama e lo si capisce soprattutto nei momenti più riusciti del discorso: quando cita ai repubblicani Yesterday dei Beatles e quando spiega che uno dei vantaggi della sua elezione sarà che nessuno vedrà i sui capelli ingrigire, come è capitato a Obama e a molti altri, per il semplice fatto che lei si tinge i capelli da anni.  Anche quando le battute sono ben congegnate, lei non sembra natural. Ma ci siamo abituati. 

Il discorso, per metà inspirational e per metà contenutistico, aiuta a capire che tipo di candidato sarà Hillary. Scrivo “candidato” e non “presidente” perché questa è politica, Hillary e i suoi advisor sono maestri del posizionamento politico e non vogliono ripetere l’errore commesso nel 2007/8 quando lasciarono crescere alla propria sinistra un candidato capace di scaldare i cuori del Partito democratico e quindi di sconfiggerla alle primarie. 

Quello che ho visto è il discorso più di sinistra che abbia mai sentito da un major candidate americano. Molto più di quando parlava Obama, che comunque parlava sempre da moderato centrista e si limitava soltanto a schiacciare l’occhio alla sinistra americana e prevalentemente su sanità e Iraq. Obama, poi, era molto cauto nel mostrarsi agli elettori, temendo di spaventarli. Hillary sembra non avere questo timore. Non più. Almeno in questa fase. 

Leggete il testo del discorso: Hillary individua nella grande finanza, nelle banche, nei soldi delle corporation in politica, e ovviamente nei repubblicani, gli elementi che impediscono al sogno americano di realizzarsi, e poco importa se – repubblicani a parte – sono tutti elementi tradizionalmente organici alla storia trentennale dei Clinton. 

Le proposte di Hillary, oggi solo annunciate a grandi linee, sono tutte sull’economia, sul rafforzamento della classe media, sull’aiuto a chi non ce la fa. In particolare ha parlato di sostegno alle donne, alla comunità Lgbt, ai lavoratori dipendenti in modo da ampliare garanzie e diritti che nel mondo del lavoro noi in Europa conosciamo e gli americani no. Hillary vuole uno Stato molto più interventista di quello attuale (infrastrutture, asili per tutti eccetera). Messe insieme, al netto di sgravi fiscali promessi agli imprenditori, sono le proposte più di sinistra mai sentite da un candidato serio alla presidenza degli Stati Uniti. 

C’è però una cosa che non torna nella filosofia della sua candidatura esplicitata oggi e centrata sulla necessità che il presidente si impegni affinché il sogno americano sia esteso a tutti. Nella prima parte del discorso Hillary dice che il suo esempio è stata la madre. Non solo un esempio, ma anche un’ispirazione. Sua mamma fu abbandonata a 14 anni dai genitori e per vivere è stata costretta a fare le pulizie in casa d’altri. Eppure ce l’ha fatta. Hillary a un certo punto dice di averle chiesto che cosa le ha dato la forza e il coraggio di continuare:

“Her own parents abandoned her, and by 14 she was out on her own, working as a housemaid. Years later, when I was old enough to understand, I asked what kept her going.

You know what her answer was? Something very simple: Kindness from someone who believed she mattered.

The 1st grade teacher who saw she had nothing to eat at lunch and, without embarrassing her, brought extra food to share. The woman whose house she cleaned letting her go to high school so long as her work got done. That was a bargain she leapt to accept. And, because some people believed in her, she believed in me”

Be’, a darle forza e coraggio di continuare – dice Hillary citando l’esempio di sua madre – è stata la gentilezza e la bontà di chi ha creduto in lei. Una maestra, una donna che l’ha aiutata negli studi… persone, individui. Non lo Stato. 

Non dico che lo Stato non debba farlo, anzi secondo me è questo il compito dello Stato, ma segnalo l’incongruenza di chi costruisce candidatura e discorso intorno a uno Stato protettore e interventista ma che cita come ispirazione e modello la storia di una donna che ce l’ha fatta grazie al lavoro, all’abnegazione e alla solidarietà privata della sua comunità. 

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