Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Le 8 cose da guardare in New Hampshire

1 Hillary Clinton Rischia moltissimo Hillary Clinton, dopo la vittoria risicata, praticamente un pareggio e politicamente una sconfitta, in Iowa. Il senatore socialista Bernie Sanders è il favorito del voto di questa notte in New Hampshire. Secondo Real Clear Politics, Sanders è in vantaggio di quasi 13 punti facendo la media degli ultimi sondaggi, ma l’ex segretario di Stato spera che la migliore organizzazione sul campo della famigerata Clinton machine possa colmare il gap di entusiasmo e di partecipazione. Hillary è in forte difficoltà, come si intuisce dalle voci sul primo rimpasto nella squadra di consiglieri e strateghi politici e dall’improvvisa comparsa di suo marito Bill nel ruolo di attack dog («Sanders è ipocrita e disonesto») che ricorda la disperata e poco fortunata mossa di 8 anni fa contro Barack Obama. Cambiare i vertici della campagna, come ha anticipato Politico e smentito la stessa Hillary, è un segnale di debolezza e, come ha commentato a caldo lo stratega di Obama David Axelrod, se in due campagne elettorali a distanza di otto anni, con staff diversi, emerge sempre lo stesso problema e si è costretti a cambiare i vertici dell’organizzazione forse è il caso di domandarsi se il problema sia il candidato. Hillary può anche permettersi di perdere in New Hampshire, uno stato per molte ragioni adatto alla proposta politica di Sanders, che è pure senatore del limitrofo Vermont, ma l’entità del distacco sarà decisiva per il proseguo delle primarie. Se Hillary arriva a ridosso di Sanders, avrà modo di rimediare in Nevada e in South Carolina il 20 febbraio, dove al contrario di Sanders ha una grande organizzazione. In caso di cappotto di Sanders, per Hillary i successivi undici giorni saranno un calvario: giornali e talk show discuteranno fino allo sfinimento dell’ennesimo fallimento dell’ex First Lady e di quanto sia mal sopportata dalla base liberal del Partito Democratico. 2 Donald Trump Donald Trump è in testa, anche in New Hampshire. In Iowa ha preso una scoppola mica male, ma lì si votata nei caucus dove serviva un’organizzazione capillare e non era sufficiente lo status di celebrity. In New Hampshire, secondo la media dei sondaggi di Real Clear Politics, Trump ha 17 punti di vantaggio su Marco Rubio e Ted Cruz. Dovesse perdere anche in New Hampshire, sarebbe difficile riprendersi perché il suo personaggio sopra le righe non può interpretare il ruolo del perdente per due turni consecutivi. Trump, insolitamente modesto, ha detto che non dovrà necessariamente vincere in New Hampshire. Non è vero, dovrà farcela. Solo se ci riuscisse, come è probabile, il Donald Trump show potrebbe continuare ancora. 3 Marco Rubio Riuscirà Marco Rubio a confermare il risultato dell’Iowa, anzi a migliorarlo? In teoria sembra di sì, i sondaggi lo danno secondo, dietro Trump e davanti a Ted Cruz. Se ci riuscisse diventerebbe ufficialmente il candidato dell’establishment conservatore, l’unico in grado di fronteggiare e fermare Trump, e quindi il favorito per la conquista della nomination repubblicana. L’entusiasmo post Iowa intorno a Rubio si è però affievolito dopo un’imbarazzante performance all’ultimo dibattito tra i candidati repubblicani, sabato sera al Saint Anselm college di Manchester, dove il senatore della Florida non è riuscito a sviare i colpi di Chris Christie e si è trovato in difficoltà a uscire dallo script che si era preparato. L’effetto non è stato presidenziale: Christie lo ha accusato di essere bravo solo a ripetere a pappagallo dei discorsetti da 25 secondi che terminano immancabilmente con un cenno su quanto sia meraviglioso il sogno americano, e Rubio ci è cascato in pieno continuando a ripetere sempre la stessa cosa, tra i buu del pubblico e la soddisfazione di Christie. Un giornalista al suo seguito, per rendere l’idea, ha scritto che Rubio «è un algoritmo progettato per ripetere slogan politici». Viste le aspettative, forse Rubio è il candidato che rischia di più dal voto in New Hampshire. Dovesse scivolare indietro, a vantaggio degli altri candidati meno fanatici, come Jeb Bush o John Kasich o Chris Christie, potrebbe dire addio alla Casa Bianca. 4 Ted Cruz Il New Hampshire non è l’Iowa. Sulla costa est, i repubblicani sono moderati e libertari, non esattamente il target elettorale del senatore del Texas. L’Iowa era il suo stato, con la popolazione rurale molto conservatrice e ultra evangelica. Il suo obiettivo è arrivare secondo, sconfiggere o avvicinarsi a Rubio. Rischia però di fare la fine di Rick Santorum quattro anni fa: vincitore in Iowa, catalizzatore dei voti evangelici, ma troppo di destra per essere nominato. Ma, attenzione, Cruz può vantare organizzazione e finanziamenti indisponibili nel 2012 a Santorum. 5 Bernie Sanders Bernie Sanders è il più tranquillo, al punto di essersi permesso una pausa per apparire a Saturday Night Live con il comico Larry David. È in testa e dovrebbe vincere. Ripetersi al sud e nel west sarà più difficile, ma il senatore crede che l’America sia pronta per una rivoluzione politica socialista. Dovesse, a sorpresa, farsi superare da Hillary le sue chance di vittoria svanirebbero, ma continuerebbe comunque fino a giugno la sua campagna politica da militante socialista. 6 Jeb Bush L’ultima spiagga per Jeb, ora decisamente più vispo nei dibattiti e più a suo agio con gli elettori del New Hampshire. Recentemente ha abbandonato dalla sua comunicazione il fallimentare punto esclamativo dopo il nome, Jeb!, ma ormai le prese in giro si sono radicate nella mente degli elettori assieme alla definizione «low energy» che gli ha affibiato Trump. Se Jeb non dovesse battere Rubio, e nemmeno riuscire ad avvicinarsi, i donatori e le élite del partito lo inviteranno a ritirarsi per concentrare soldi, uomini e mezzi sul senatore della Florida che un tempo fu un suo protégé. Bush, salvo un miracolo che dovrà cominciare questa notte in New Hampshire, è la dimostrazione che negli Stati Uniti non bastano i soldi, il cognome e il network giusto per essere eletti. 7 John Kasich Una delle possibili sorprese potrebbe essere il governatore repubblicano dell’Ohio, John Kasich. È la voce più moderata del gruppo conservatore, tanto che lui è convinto di avere un seguito maggiore tra i democratici. Intanto è stato consigliato dal New York Times ai suoi lettori, ma l’endorsement vale poco tra i conservatori. Anzi. In New Hampshire, Kasich oscilla tra il terzo e il quarto posto. In mancanza di exploit potrebbe ritirarsi subito dopo il voto e diventare automaticamente uno dei candidati più accreditati alla vicepresidenza proprio perché è un politico equilibrato che guida uno degli stati decisivi per l’elezione presidenziale del 6 novembre. Esattamente per questo motivo proverà a restare in gara il più possibile. 8 Chris Christie Anche per il governatore del New Jersey è l’ultima occasione di una campagna presidenziale mai decollata. Gli attacchi a Rubio hanno pagato televisivamente e sono piaciuti ai giornali, ma non è detto che si trasformino in voti. Se va male, è probabile che si ritiri con il risultato paradossale, per lui, di favorire proprio il suo avversario Rubio. Christian Rocca

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