Camillo - Il blog di Christian Rocca

Articoli pubblicati

Ehi, lo sapete che Hillary è davanti a Sanders?

Segnatevi questi numeri: 385 a 31. Batosta in New Hampshire. Vittoria risicata, in pratica pareggio, ma politicamente una sconfitta in Iowa. E poi tutti gli elogi allo sfidante Bernie Sanders, uscito trionfatore dalle prime due tappe delle primarie democratiche. Nonostante ciò, attenzione, Hillary Clinton è in largo vantaggio su Bernie Sanders nell’unica corsa che conta per la conquista della nomination democratica, quella dei delegati alla Convention di Filadelfia che tra il 25 e il 28 luglio sceglierà il candidato alle elezioni presidenziali del 6 novembre.

Il candidato sarà chi dei due, tra Clinton e Sanders, alla fine delle primarie potrà contare su 2382 delegati o più alla Convention. I delegati sono assegnati ai candidati in ciascuno Stato in modo diverso, e tendenzialmente in quota proporzionale al numero dei voti ottenuti nelle singole primarie.

Senonché le regole del Partito democratico prevedono il ruolo dei superdelegati, circa 700 dirigenti nazionali e locali di partito, che si impegnano a sostenere uno o l’altro candidato a prescidere dal risultato elettorale. In New Hampshire, per esempio, dove Sanders ha preso il 60 per cento e Hillary il 40, sono stati assegnati 15 delegati a Sanders e 15 a Hillary (9 delegati legati al voto ottenuto nelle urne e 6 superdelegati locali), con un ribaltamento spettacolare del risultato democratico. Restano contesi ancora due superdelegati che hanno deciso per ora di non schierarsi.

In Iowa, nonostante la vittoria risicata di Hillary, l’assegnazione di delegati è stata paritaria, ma se al gran totale si aggiungono i dirigenti di partito nazionali che si sono già schierati, la Clinton è in vantaggio 385 delegati a 31, anche se secondo altri conteggi la classifica è 431 a 52.

In totale i superdelegati democratici sono 712, circa un sesto del totale (4763), e costituiscono un blocco non male per raggiungere il quorum necessario a ottenere la nomination (2382). Hillary è la candidata dell’establishment, mentre la battaglia di Bernie Sanders, che è un senatore indipendente e non Dem, è tutta contro l’elite washingtoniana del partito. I superdelegati che hanno già deciso di prendere posizione potrebbero cambiare idea fino al momento del voto alla Convention, e in passato è capitato più volte, ma a meno di un crollo verticale di Hillary difficilmente abbandoneranno l’ex Segretario di Stato.

La notizia che Hillary è in vantaggio nonostante la batosta in New Hampshire ha scatenato sui social i sanderisti, a questo punto sempre più convinti di combattere una battaglia giusta contro l’establishment di cui Sanders è nemico e Hillary emblema.

Christian Rocca

ricerca

archivi

testata
periodo
feed rss
 

Christian Rocca – © 2002-2011

Credits: Graphic Design & Web Development to Area Web