Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Bush lascia, chi fermerà Trump?

Hanno vinto Hillary Clinton e Donald Trump, ma la strada per la conquista della nomination è ancora lunga. I democratici hanno votato in Nevada, con i caucus, e i repubblicani in South Carolina. Sono state rispettate le previsioni, anche se tra i democratici Hillary ha battuto Bernie Sanders con un margine molto più risicato del previsto: 52,7% a 47,2% (6200 voti a 5500: sì così pochi). Più larga, invece, la vittoria di Trump in South Carolina: 32,5%, 10 punti in più del secondo e del terzo, Marco Rubio e Ted Cruz (239mila voti contro i 165mila e rotti di Rubio e Cruz).

Jeb Bush, nonostante abbia speso oltre 20 milioni di dollari, ha convinto solo il 7,8 per cento degli elettori della South Carolina, uno stato un tempo noto per essere “Bush country”. A urne chiuse è stato subito chiaro che avrebbe annunciato il ritiro. E infatti si è ritirato, con un discorso serio che ha raccolto i consensi anche dei commentatori liberal. Non ha mai citato Trump.
Bush ha bruciato oltre 150 milioni di dollari in queste primarie iniziate con l’etichetta del favorito.
Ora inizia un’altra gara, perché senza Bush in campo l’establishment repubblicano si potrà concentrare su Marco Rubio (John Kasich permettendo), in modo da fermare Trump.

Trump continua a convincere soltanto un terzo degli elettori repubblicani. I rimanenti e maggioritari due terzi cercano ancora un’alternativa, anche se non l’hanno trovata. Quella  più naturale è Marco Rubio, senatore della Florida, giovane, ottimista, arrivato terzo in Iowa, quinto in New Hampshire dopo un disastroso dibattito televisivo, e buon secondo ieri.
Ted Cruz, primo in Iowa, quarto e poi ieri terzo, è un candidato outsider quanto Trump, anche se è senatore del Texas: la sua intera campagna è costruita contro Washington e contro le élite del suo stesso partito. Fin dall’inizio si è candidato a raccogliere i voti di Trump, una volta che la candidatura dell’imprenditore sarebbe implosa. Ma Trump non solo non si è sgonfiato, addirittura lo batte nell’elettorato di riferimento, quello degli americani profondamente religiosi, i cristiani evangelici.

Cruz potrà anche rimodulare il messaggio, ma la frattura con i grandi finanziatori conservatori e con il partito repubblicano è troppo grande per essere sanata. Resterà in corsa fino all’ultimo e paradossalmente potrebbe aiutare il partito di Washington che tanto dice di detestare, drenando consensi populisti e anti-establishment a Trump.
L’ultimo ostacolo alla corsa a tre, Trump-Rubio-Cruz, ma in realtà a due, Trump-Rubio, è il governatore dell’Ohio John Kasich.

John Kasich, già deputato al Congresso ed ex conduttore di Fox News, è il più moderato di tutti i candidati repubblicani, e per questo non sembra convincere gli elettori delle primarie né i boss del partito. È andato benissimo in New Hampshire, piazzandosi secondo in un piccolo Stato che ha una forte tradizione nel votare i meno ortodossi rappresentanti dei partiti. In South Carolina non è riuscito a consolidare il ruolo di alternativa seria a Trump, finendo dietro a Bush (sia pure avendo speso 20 volte di meno).
I voti di Kasich servono a Rubio per battere Trump, esattamente come quelli di Bush, ma ieri il governatore dell’Ohio ha detto che continuerà la sua corsa, non si ritirerà. Almeno per ora.

Non si capisce bene quale sia il suo obiettivo, a questo punto. Difficilmente Kasich avrà denaro e sostegno a sufficienza per battere Rubio e quindi rischia di diventare irrilevante o semplicemente di favorire la corsa di Trump, magari nella speranza di ottenere il posto da candidato vicepresidente a novembre. Le pressioni a ritirarsi saranno comunque forti, e magari anche il corteggiamento di Rubio (un ticket Rubio-Kasich, Florida e Ohio, sarebbe molto competitivo).

Martedì i repubblicani voteranno in Nevada, col caucus, e intanto si avvicina il Super tuesday del primo marzo durante il quale si apriranno le urne in dodici stati grandi popolosi. Sarà quello il test decisivo per la nomination finale, anche perché in alcuni di questi Stati si vota con il sistema maggioritario (solo per i repubblicani) e il vincitore si prende tutti i delegati in palio.
Il conteggio dei delegati comincia a essere interessante da seguire. Vincerà le primarie repubblicane chi arriverà a superare quota 1,237. Trump ieri ne ha presi 44 su 50 (ma potrebbero essere 50 su 50, se fosse confermato il suo successo nel distretto 1 su Rubio) e ha cominciato a staccare nettamente gli altri, anche se ne mancano ancora 2376 da assegnare:

Donald Trump: 67 (confermata la vittoria nel distretto 1)
Ted Cruz: 11
Marco Rubio: 10
John Kasich: 5
Jeb Bush: 4
Ben Carson: 3
Carly Fiorina: 1
Rand Paul: 1
La strada verso la Convention di Cleveland è ancora molto lunga, ma ora che i candidati si sono ridotti ci sono le condizioni politiche perché Marco Rubio possa dimostrare di essere all’altezza del compito di fermare Trump e di diventare presidente. Ci riuscirà?

Christian Rocca

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