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È ancora possibile fermare Trump?

Donald Trump ormai è il favorito delle primarie repubblicane, nonostante esperti, opinionisti e boss del Partito repubblicano si immaginassero un suo rapido ridimensionamento. Non c’è stato. Le tre vittorie consecutive dell’imprenditore newyorchese – in New Hampshire, in South Carolina e in Nevada, dopo il secondo posto in Iowa – hanno cambiato lo scenario, anche per l’incapacità del fronte anti Trump di trovare un candidato alternativo unico.

Donald Trump oggi ha 81 delegati, contro i 17 di Marco Rubio e di Ted Cruz. Il quorum per ottenere la candidatura è a quota 1237. La strada è ancora lunga e l’aritmetica non condanna ancora nessuno. Martedì voteranno gli americani di 13 stati, nel cosiddetto Super Tuesday, e al momento non si vede come Marco Rubio o Ted Cruz possano rallentare l’ascesa di Trump.

Secondo i sondaggi, Trump è in vantaggio in quasi tutti gli Stati del Super Tuesday e martedì notte aumenterà sia il numero dei delegati sia il vantaggio sugli avversari. In questi 13 Stati i delegati sono distribuiti in modo proporzionale al numero dei voti ottenuti, ma i candidati che si ripartiscono i delegati sono soltanto quelli che superano il 20 per cento dei voti alle urne. Per Rubio e Cruz, quindi, l’obiettivo primario del Super Tuesday è superare quota 20 per cento. Un obiettivo raggiungibile per entrambi, con qualche difficoltà in più per Rubio in Texas, lo Stato più popoloso e più ricco di delegati (155) di questo turno, perché il Texas è lo Stato dove Cruz è stato eletto senatore.

Secondo Nate Cohn, l’uomo dei numeri del New York Times, Marco Rubio potrebbe ancora ottenere la nomination anche se non vincesse nemmeno uno degli Stati del Super Tuesday. La strada si farebbe molto ripida, ovviamente, anche perché una settimana dopo si rivoterà in altri quattro Stati e non c’è tempo per recuperare, ma a Rubio resterebbe un’ultima possibilità per far saltare il banco di Trump. Questa possibilità arriverà il 15 marzo.

Il 15 marzo si vota in Florida, Ohio, Missouri e North Carolina con il sistema maggioritario winner-take-all che assegna tutti i delegati in palio a chi prende più voti. Vincere qui vale molto di più. Se Rubio ce la facesse, il vantaggio accumulato da Trump nei primi Stati e al Super Tuesday sarebbe quasi azzerato. Certo, Rubio dovrà vincere in Florida e negli altri Stati, cosa che oggi pare un’impresa improbabile, specie senza il ritiro di Cruz e di John Kasich. Ma non è detto che per quella data Cruz e Kasich siano ancora in gara, in particolare se Cruz non riuscisse a vincere nel suo Texas.

L’unico che potrebbe ancora fermare Trump continua a essere Rubio, nonostante non abbia ancora vinto da nessuna parte. Le condizioni, spiega Cohn sul New York Times, sono tre: 1) Rubio deve superare il 20 per cento negli Stati del Super Tuesday (probabile); 2) Cruz si deve ritirare dopo il Super Tuesday (possibile); 3) Rubio deve vincere in Florida e in Ohio il 15 marzo (non impossibile). Fantasia? Probabilmente sì, ma anche aritmetica. Più che altro manca il tempo: in due settimane è difficile ribaltare il corso di una campagna elettorale.

C’è anche un’ultima disperata possibilità a disposizione del fronte anti Trump, possibile anche nel caso Rubio perdesse in Florida e Cruz restasse in campo a contendergli voti e delegati. Rubio e Cruz non sarebbero più in grado di colmare il divario con Trump, ma potrebbero conquistare un numero di delegati sufficiente a impedire al miliardario newyorchese di raggiungere il quorum a quota 1237. A quel punto il candidato repubblicano alla presidenza si sceglierebbe durante la Convention di Cleveland, dal 18 al 21 luglio, con una mediazione politica (“brokered Convention”). Non è mai successo, tra i repubblicani, e immaginare i possibili scenari di una “brokered Convention” è complicato anche dalle diverse regole di comportamento cui sono tenuti i delegati dei 50 Stati americani. In generale, i delegati alla Convention hanno l’obbligo di votare il candidato per cui sono stati scelti, ma soltanto alla prima conta. In caso di non raggiungimento del quorum, dal secondo turno in poi, sono invece liberi di cambiare candidato.

Christian Rocca

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