Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Il più bel disco dell’anno (finora)

Sì, è un po’ presto, lo so. Ma, davvero, Ouroboros di Ray LaMontagne è un disco formidabile. Il più bello dell’anno, almeno finora. LaMontagne stesso è formidabile, ma stavolta si è superato. Voi direte, chi è Ray LaMontagne? Cominciamo dall’inizio. Ecco che cosa scrivevo sei anni fa, sulla rubrica Gommalacca nella Domenica del Sole 24 Ore.

«Ray LaMontagne. Nato in New Hampshire nel 1973, cresciuto nello Utah e fuggito in Massachusetts dove faceva l’operaio in una fabbrica di scarpe, LaMontagne ha deciso di diventare musicista dopo aver ascoltato una canzone di Stephen Stills, “Treetop Flyer”. Per un po’ ha fatto anche il falegname, poi i suoi dischi hanno cominciato a vendere. Questo è il quarto, il più intimo. Le canzoni sono quiete, melodiche, alla Neil Young acustico. Le canzoni parlano di amori andati a male. “Che cosa ti fa pensare che ti possa riprendere”, canta amaro LaMontagne in Repo man. “Credo sia ora di chiudere la porta, non voglio piangere più, non vale più la pena combattere per questo amore. È finito… Questo amore è finito”, è il finale della canzone più bella, This love is over».

LaMontagne ha iniziato come cantautore, introspettivo e acustico. Una citazione continua del sound californiano di Laurel Canyon, un’incontro tra l’emozione di Crosby, Still, Nash & Young e l’introspezione di Nick Drake. Più la sua voce, nasale, fumosa, melodica. Ascoltate il primo disco Till the sun turns black (2006). Da qualche tempo, però, prova qualcosa di nuovo. Il disco precedente, Supernova, è stato prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys, ed era certamente più blues, più scuro, ma sempre sulla linea folk-rock Byrds-Buffalo Springfield. Era un gran disco, Supernova.

Ora, invece, si è affidato a Jim James, l’anima dei My Morning Jacket. Ouroboros è un disco di rock psichedelico, come quelli di una volta. Sembra un disco moderno dei Pink Floyd, ed è pieno di citazioni dei Pink Floyd: dall’uso degli strumenti (Mellotron e Moog), al modo di suonare la batteria alla Nick Mason, ai brani divisi in Part One e Part two, a canzoni che sembrano uscite da The Dark Side of the Moon. Ascoltate Another Man, è quasi una nuova Us and them; ma anche In my own way, che ricorda Breathe; e While it still beats; e pure A Murmuration of starlings con la chitarra che incide frasi alla David Gilmour. Insomma ascoltatele tutte. Fino all’ultima, Wouldn’t it make a Lovely Photograph, dove LaMontagne canta «non sentiremo mai questa canzone alla radio», e però «non sarebbe una fotografia deliziosa?».
Hey, no pressure, forse l’unica che si potrebbe sentire alla radio, è un blues alla Led Zeppelin. È un disco stupendo.


Christian Rocca

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