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Pigasse ha salvato il “Monde”, salverà il mondo dei giornali?

Matthieu Pigasse, nato a Clichy 48 anni fa, ma cresciuto in Normandia, guida le operazioni francesi della banca d’affari Lazard, ama il punk rock, in particolare i Clash, e ha un gran passione per i giornali che gli è stata trasmessa dal padre giornalista. Nel 2009 ha comprato il magazine di cultura musicale Les Inrockuptibles e l’anno successivo, assieme a Xavier Niel e Pierre Bergé, ha acquisito il gruppo editoriale del Monde, risanando in poco tempo uno dei quotidiani più prestigiosi del mondo, che ora è anche un modello contemporaneo di giornalismo di qualità. Nel 2011 ha aggiunto al suo gruppo il settimanale L’Obs. Con la holding LNEI controlla anche le edizioni francesi di VICE e dell’Huffington Post. Da un paio di mesi fa parte dell’Advisory board del centro studi renziano Volta, ma la notizia è che nelle scorse settimane, assieme a Niel e Pierre-Antoine Capton, ha lanciato a Parigi il fondo di investimento Mediawan con l’obiettivo di acquisire il controllo di media europei fino a un valore di un miliardo e mezzo di euro (nel board c’è anche Andrea Scrosati di Sky). Mediawan in Borsa ha già raccolto oltre 300 milioni e si è dato un tempo di 24 mesi per la prima acquisizione. Quale azienda editoriale comprerà Mediawan, e per fare che cosa? Ecco che cosa ha detto Matthieu Pigasse a IL.



Qual è stata la ricetta per il rilancio del “Monde”?


La chiave è stata quella di sviluppare un marchio forte e di investire su una strategia votata alla crescita. Quando, alla fine del 2010, abbiamo acquisito il Monde, il gruppo era a un passo dal fallimento. Abbiamo preso una serie di misure di ristrutturazione per ridurre i costi operativi e abbiamo investito su nuovi progetti di sviluppo, in particolare su quelli digitali, sulle app, sul sito eccetera. Dopo 5 anni, il risultato di questa strategia è che il Monde è il sito di informazione più visitato in Francia ed è di nuovo un giornale redditizio. Nel 2015 il fatturato è stato di 340 milioni di euro, con un utile di 10 milioni e un utile netto di 3. Tutto ciò dimostra che non è affatto inevitabile perdere soldi con la carta stampata.


Il rilancio finanziario ed editoriale del “Monde” è un modello replicabile e adatto a curare la malandata industria dei giornali nel suo complesso?


Certo. Penso che molti brand di punta nel settore dei media europei possano e debbano avere la stessa nostra ambizione di trasformarsi e di adottare in pieno i nuovi modi di consumo dei lettori.


Pensa che la carta stampata sia ancora rilevante e che abbia un futuro?


Sì, certo! Nessun media è stato mai ucciso da un altro media. La radio non ha ucciso la carta stampata, la tv non ha ucciso la radio, il web non ha ucciso né la radio né la tv. La stampa ha un futuro a patto che abbia un forte brand con cui monetizzare e diversificare, dall’editoria agli eventi. Se si guarda al Monde, che è il quotidiano istituzionale e di riferimento in Francia, oppure a Les Inrockuptibles, che è la principale pubblicazione nel settore culturale e musicale, si vedono marchi molto forti e i più autorevoli nel loro campo.


Mediawan nasce per investire, in poco tempo, centinaia e centinaia di milioni di euro in società editoriali europee: considererà investimenti anche sulla carta stampata?


Non è la nostra priorità. Puntiamo ad aziende europee protagoniste nell’industria dei contenuti e dell’intrattenimento, perché c’è una domanda crescente di contenuti di qualità e c’è anche un maggior numero di piattaforme di distribuzione dei contenuti. Crediamo nella capacità europea di creare ed esportare globalmente questo tipo di contenuti di qualità.


Rcs e il “Corriere della Sera” sono un vostro obiettivo?


In questo momento, per ovvie ragioni di riservatezza, non commento su nessuno dei potenziali obiettivi di Mediawan.

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