Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Toh, nella Lega ci sono i fascisti

Toh, nella Lega ci sono i fascisti. Che grande scoperta! Ma, scusate, l’avete mai ascoltata Radio Padania? Avete mai letto la Padania diretta da Gianluigi Paragone, oggi coerentemente candidato con il movimento dei babbeiacinquestelle, cioè l’altro grande collettore italiano di razzisti e associati?


Un neonazi dove può trovare ascolto e riparo se non chez Salvini & Di Maio? E anche i nazi americani, per esempio, che ora si fanno chiamare Alt-right, destra alternativa, alternativa a quella liberale e conservatrice, dove guardano se non a Donald Trump? Per non parlare dell’infatuazione di tutti questi per Vladimir Putin – dai leghisti ai grillini, dallo stesso Trump a Madame Le Pen, fino all’Ukip inglese e a tutti gli estremisti anti immigrati dell’Est Europa.


In America usano l’espressione «dog-whistle politics» per descrivere i messaggi in codice emessi dal fischietto a ultrasuoni udibile solo dai cani e lanciati da alcuni politici per richiamare i propri seguaci estremisti, senza essere accusati apertamente di razzismo. I nuovi leghisti di Salvini fanno a meno di questa ambiguità, un tempo rappresentata dai rutti di Bossi. Gli ultrasuoni non servono, tanto che il candidato leghista alla Presidenza della Regione Lombardia, un signore sconosciuto ai più, ha rivendicato con orgoglio e soddisfazione di aver inneggiato alla «razza bianca» (a Radio Padania, appunto) proprio per farsi conoscere ed evidentemente riconoscere come razzista.


Con il picchiatore di rumeni messo in lista nonostante al “filtro qualità” della Casaleggio siano sfuggiti anche l’affiliazione ai Clan e la casa a scrocco, e che il 4 marzo sarà eletto senatore nel Lazio, i Cinque stelle fiancheggiano il mondo razzista non per convinzione ideologica, ma perché così gli viene dettato dall’algoritmo che cerca che cosa si dice in rete, cattura il risentimento e il rancore popolare, il sentiment, e di conseguenza indirizza la linea politica dell’impomatato Di Maio.


Poi c’è Casa Pound, e non si capisce tra Disposizioni della Costituzione, Legge Scelba, Legge Mancino e più di recente Legge Fiano come sia possibile che venga consentito a un partito anticostituzionale non solo di fare propaganda ma addirittura di presentarsi alle elezioni.


Sono più preoccupanti, però, i due principali megafoni di odio, dotati entrambi di candidati fasci e nazi e peraltro con buone probabilità di andare al governo, così dicono i sondaggi, magari anche insieme con un programma comune di sbriciolamento dell’unità nazionale e di superamento della democrazia rappresentativa. E senza considerare gli eredi diretti del postfascismo, i Fratelli d’Italia, i quali in quanto nostalgici legittimi paradossalmente sono più responsabili dei salviniani e dei grillini associati. In tutto questo c’è anche qualche fenomeno del PD che ha sentito l’urgenza di aprire il dibattito su «Mussolini ha fatto anche cose buone».


Ne stiamo parlando proprio adesso perché a Macerata uno sbandato nazi-leghista si è messo a sparare per strada a chiunque avesse la pelle nera per vendicare l’omicidio di una ragazza italiana, uccisa da un immigrato nigeriano. Come ha scritto Giuliano Ferrara sul Foglio, su queste vicende non serve la retorica: la caccia armata ai neri è ributtante e va repressa senza se e senza ma. Questo non vuol dire negare che il problema dell’immigrazione esista, in Italia e non solo in Italia. Il problema è gigantesco, l’esodo è biblico per citare ancora Ferrara, le paure sono reali e nessuno ha ancora trovato una soluzione che certo non può essere accogliamo tutti perché dobbiamo dimostrare di essere buoni.


La cosa sconvolgente però è che la tentata strage di immigrati non è stata condannata senza se e senza ma: «Macché si spara così?!? – avrebbe detto un abitante di Macerata al Corriere della Sera – Poteva piglia’ qualcuno», come se le vittime colpite dal terrorista non fossero “qualcuno”, nessuno, proprio perché straniere.


«I fatti di Macerata», come li chiamano, sono diventati argomento per chi fa i distinguo, per chi non dico giustifica ma in qualche modo comprende il gesto del razzista (“comprendere, ma non giustificare”, in quel caso l’uccisione di un bambino israeliano, era uno dei più ambigui cavalli di battaglia dell’islamista Tariq Ramadan, oggi agli arresti per stupro).


Nella Turchia laicizzata con la forza da Ataturk, prima della restaurazione islamista operata da Erdogan, in difesa della laicità e di una forma minima di società democratica c’era la Corte Costituzionale, protetta con le armi dall’esercito, a garantire la laicità dello Stato e ogni qual volta nasceva un partito islamista con l’idea di islamizzare il paese questo partito veniva immediatamente sciolto per impedire che l’affermazione del suo progetto eversivo potesse cancellare anche quel poco di democrazia conquistata.


Ora tutti accusano Erdogan di essere un dittatore e di procedere in modo spinto verso l’islamizzazione della Turchia, oltre che di molto altro in Siria e in Medio Oriente, ma Erdogan ci sta riuscendo proprio perché ha combattuto e vinto una decennale battaglia contro la Corte Costituzionale, l’esercito e la stampa libera del suo paese. Indeboliti e abbattuti quegli argini democratici, è finita la Turchia laica e con essa anche la democrazia.


Il nostro rischio è questo. Il terrorismo di Macerata è diventato un tema banale da talk show, per non parlare di Twitter, e si pratica la truffa civile della falsa equivalenza tra le proposte eversive e le politiche razziste di grillini e leghisti e, per dire, la polemica sulla candidatura della Boschi a Bolzano.


Gli argini democratici non li difendiamo: al contrario, apriamo varchi nelle barriere costituzionali escogitate settanta anni fa per contenere la piena antidemocratica. Addirittura li allarghiamo, con il sostegno dei “volenterosi complici di Di Maio”, una versione grottesca e da commedia all’italiana dei “volonterosi carnefici di Hitler” individuati vent’anni fa dallo storico Daniel J. Goldhagen per raccontare come i responsabili dei crimini nazisti non furono solo le SS, ma i tedeschi di ogni estrazione culturale e sociale.

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