Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Ascoltare musica like a teen spirit

Il New York Times ha pubblicato una ricerca dell’economista Seth Stephens-Davidowitz secondo cui il periodo in cui i maschi formano i propri gusti musicali è quello tra i 13 e i 16 anni di età, mentre per le ragazze il momento arriva prima: tra gli 11 e i 14. Il momento decisivo, per entrambi, è l’anno in cui se ne compiono 13.


Stephens-Davidowitz ci è arrivato incrociando i dati Spotify sulla frequenza di ascolto di ogni canzone con quelli della data di nascita degli ascoltatori.


Lo so, probabilmente è il più inutile uso di Big Data di sempre, anche perché non avevo bisogno di questa ricerca per sapere che la musica che ho ascoltato tra i 13 e i 16 è stata quella che ha influenzato le mie preferenze musicali successive.


Poi però sono andato a cercare su Wikipedia quali dischi sono usciti nel 1981, l’anno in cui ho compiuto 13 anni. In effetti, ho comprato una decina dei dischi pubblicati nel 1981e altrettanti, da October degli U2 a Tin Drum dei Japan, da Re.ac.tor di Neil Young a Friday Night in San Francisco di Al Di Meola, John McLaughlin e Paco de Lucia e poi Frank Zappa, Cure, Joe Jackson, Duran Duran fino a Pat Metheny e Miles Davis, li ho scoperti poco dopo.


I dischi del 1981 che ho comprato sono: Paradise Theater degli Styx, Face Value di Phil Collins, Abacab dei Genesis, Love Over Gold dei Dire Straits, Private Eyes di Hall & Oates, Ghost in the Machine dei Police e la Collection of Great Dance Songs dei Pink Floyd. A rileggere la lista, in realtà, ho capito che i miei gusti musicalisi sono formati prima.


The Wall dei Pink Floyd, per esempio, è dell’anno precedente, così come Zenyatta Mondatta dei Police, il terzo album di Peter Gabriel, Vienna degli Ultravox, Making Movies dei Dire Straits e Double Fantasy di John Lennon. Quindi il 1980, avevo 12 anni, è stato per me un anno musicalmente più decisivo del mio tredicesimo. A questo punto, allo studioso americano andrebbe ricordato che in quegli anni, quando non c’era ancora il villaggio globale, non è detto che si riuscisse ad ascoltare e a trovare i dischi precisamente al momento dell’uscita, specialmente per chi come me viveva nella remota provincia di Trapani.


Comunque, guardando ancora indietro nel tempo mi sono accorto che lo studio di Stephens-Davidowitz mi rappresenta poco. Nel 1979, per esempio, ho comprato due dei dischi che ho ascoltato di più nella mia vita: Lucio Dalla di Lucio Dalla e Viva l’Italia di Francesco De Gregori. Avevo 11 anni, quindi ero due anni in anticipo rispetto al picco di influenza musicale segnalato dalla ricerca del New York Times. Oggi, per esempio, ascolto quasi esclusivamente singer-songwriter, cioè i cantautori, ed è una passione iniziata ancora prima ovvero quando ho comprato il mio primo disco, Burattino senza fili di Edoardo Bennato. Era il 1977, avevo anni 9.


È vero che la musica ascoltata successivamente, U2 e Springsteen e la New Wave (The Unforgettable fire e Born in the Usa sono del 1984 e avevo 16 anni) è stata altrettanto decisiva, così come quella della fine degli anni Ottanta con i REM e gli Smiths e la scoperta del jazz, ma so di esserci arrivato perché quando avevo dieci, undici e dodici anni ho pensato fosse cool ascoltare intanto i Beatles e i Rolling Stones, e vabbé, e poi i Genesis, i King Crimson, i Pink Floyd e il rock progressive e psichedelico. I miei coetanei che non erano cresciuti con quella musica, a sedici anni ascoltavano George Michael e successivamente degli Smiths o del jazz o dei Radiohead non gli è mai fregato niente.


Non so spiegarmi come mai sia arrivato a quella particolare musica, probabilmente per spirito di emulazione nei confronti di qualche ragazzo più grande e certamente per qualche disco dei miei genitori (Revolver degli Beatles, Goats Head Soup dei Rolling Stones, Abraxas di Santana). In ogni caso il giochino del New York Times conferma che affidarsi a Big Data e algoritmi non sono uno strumento per individuare le nostre passioni.

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