Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Com’è il nuovo concerto di Jovanotti

Rispetto ai favolosi tour precedenti, Lorenzo Live 2018 è il concerto più concerto che Jovanotti abbia mai fatto. Meno spettacolo, più musica. Meno circo, più raduno rock. Ecco, Lorenzo Live 2018 è un vero concerto rock. Epico e adulto. Poi siccome Lorenzo è Lorenzo non si è limitato a ideare un semplice concerto rock, ma si esibito anche in un formidabile intermezzo da dj e ha regalato al pubblico trovate e diavolerie audiovisive di ogni tipo (la più riuscita mi è sembrata la lettura di un brano di Don Chisciotte, anche se la voce in spagnolo di Miguel Bosè al Forum di Assago suonava identica a quella di Berlusconi).


Il palco è essenziale, la band è composta da due batterie, percussioni, tastiere, basso e chitarre con i suoi collaboratori di sempre, più una sezione fiati con il trombonista Gianluca Petrella, che è uno dei più grandi jazzisti italiani, il trombettista degli Antibalas Jordan McLean e il sassofonista Matthew Bauder. La doppia batteria dà al groove jovanottiano un’imprevista spinta rock e i fiati un tocco R&B, ma più Springsteen che James Brown.


La serata è divisa in tre parti, quattro con i bis. Jovanotti inizia con una delle sue più belle canzoni, Ti Porto via con me, con il coro “oh, ohoh, ohoho, ohohohoh” che alla fine del concerto viene ripreso dal pubblico del Forum di Assago per richiamare in scena i musicisti. L’avvio del concerto è dedicato principalmente alle nuove canzoni di Oh, Vita!, rese più veloci rispetto alle versioni dell’album.


Mi aspettavo che il pubblico cantasse a squarciagola la title track, il secondo singolo Le Canzoni e anche In Italia, mi ha stupito però, e credo abbia colpito anche Lorenzo, che il Forum cantasse parola per parola una delle nuove canzoni, Sbagliato, come se girasse nelle radio da alcuni decenni. Dentro questo primo segmento, Lorenzo ha messo anche tre canzoni romantiche, i famigerati lentoni: Mi fido di te, Baciami ancora, Chiaro di luna.


Fame, il brano più funk di Oh, Vita!, introduce la seconda parte, quella del Jova dj set. L’atmosfera è quella di Empire, la serie tv che mescola il Re Lear di Shakespeare con l’hip hop. Jovanotti torna super pop, il nostro Jay-Z, quello che fa ballare la gente. Alla consolle, campiona se stesso (Tempo, Muoviti, Tanto), ma anche Smells like a teen Spirit dei Nirvana e la Cavalleria rusticana.


La terza parte è la migliore: l’inaspettata anima rock di Lorenzo. Parte con L’ombelico del mondo. In tribuna mi scambio dei messaggi con Massimo Arcidiacono della Gazzetta dello Sport che in un’altra area geologica si era inventato, da capo della redazione politica dell’Indipendente, una rubrica di commento sapido sulla giornata dei palazzi romani da far scrivere a me e ad altri: la column si intitolava L’ombelico del mondo. Non abbiamo mai pagato la Siae.


L’ombelico del mondo di Lorenzo Live 2018 è la versione meno ombelico del mondo di sempre, dall’arrangiamento si attenua il terzomondismo delle origini e l’ombelico diventa un epico inno rock. Siamo in zona Boss, e Lorenzo non a caso indossa la canottiera. Segue un filotto di dieci canzoni tirate e serrate, entriamo nel cuore del raduno rock.


Anche A te, Ragazza magica e l’Estate addosso cambiano natura, meno ballate e con il ritmo a mille. Tutto l’amore che ho, Safari, Tensione evolutiva, Sabato, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang e Ciao Mamma sono fantastiche.


Lorenzo chiude il set con Ragazzo fortunato. Accanto a me c’è un poliziotto in tenuta non dico antisommossa ma quasi che canta Ragazzo fortunato come se non ci fosse più un domani, ed è un’immagine favolosa, naturalmente catturata dall’iPhone. Ad ascoltare le canzoni tutte di fila, ancora una volta stupisce la quantità di super hit jovanottiane e anzi, maledizione, all’appello ne mancano altrettante, da Serenata rap a Fango a Bella.


Il bis convince meno, forse per lo scarto troppo alto tra il tiro serrato del blocco precedente e la quiete post atomica dell’encore. Lorenzo canta da solo, voce e chitarra, Le tasche piene di sassi, con tutte le zeppole di rigore. Poi torna la band su Mezzogiorno e infine Jovanotti chiude il raduno con Viva la libertà, tratto dall’ultimo album, a luci accese per salutare, ringraziare e presentare la band.


Non perdetevelo.

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