Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Breve manuale per capire chi avrà vinto le elezioni

C’è un’ipotesi reale, possibile e anche probabile, che la sera del 4 marzo, anzi la mattina del 5, avremo non uno, non due, ma tre vincitori delle elezioni politiche. Inoltre è possibile che, nonostante ben tre vincitori, o forse proprio per questo, non ci sarà nessuna maggioranza politica in Parlamento e che si dovrà quindi tornare al voto, ovviamente dopo che il Presidente della Repubblica avrà tentato tutte le opzioni per scongiurare lo scioglimento anticipato delle Camere.


A spoglio ultimato la prima coalizione sarà quasi certamente quella di centrodestra. Il primo partito dovrebbe essere quello di Grillo. Il primo gruppo parlamentare potrebbe essere quello del PD.


La legge elettorale prevede le coalizioni, quindi il polo guidato da Silvio Berlusconi e da Matteo Salvini avrà tutto il diritto di chiedere a Sergio Mattarella l’incarico per formare un governo.


Anche i Cinquestelle, se saranno il primo partito del paese, potrebbero chiedere di guidare il governo, anche se con meno ragioni logiche, politiche e aritmetiche rispetto a quelle del centrodestra (ma sappiamo anche che dalle parti della Casaleggio Associati la logica, la politica e l’aritmetica non sono fattori decisivi).


La Costituzione, però, non prevede le coalizioni né riconosce ruoli particolari al partito con più consensi, ma si limita a prescrivere all’articolo 94 che «Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere».


La fiducia delle due Camere vuol dire che un ruolo decisivo ce l’avrà il gruppo parlamentare più numeroso, visto che il governo lo guiderà chi riuscirà a mettere insieme la maggioranza dei deputati e dei senatori, e questo gruppo – per effetto del voto popolare e dei meccanismi della nuova legge elettorale – potrebbe essere quello del PD perché i voti degli alleati che superano l’1 per cento e non raggiungono il quorum del 3 sono riassegnati ai partiti della coalizione politica di appartenenza che invece hanno raggiunto il 3 per cento dei voti.


In breve: il PD ha tre alleati: la Bonino che è in bilico tra il 2 e il 3 per cento, e altre due liste centriste accreditate intorno all’1 per cento. Se la Bonino si fermasse al 2,9 e gli altri due partitini superassero l’1, come prevede la gran parte dei sondaggi, al PD andrebbe quasi un 5 per cento di seggi in più (una trentina) rispetto a quelli conquistati direttamente col voto di lista, con grandi possibilità quindi di diventare il primo gruppo parlamentare della Legislatura (al PD, però, potrebbe anche andare tutto storto: la Bonino al 3 e titolata a formare un gruppo parlamentare autonomo e le due liste minori sotto l’1 e quindi con quei voti dispersi).


In questo scenario avrebbero vinto tutti, ma risulterebbe complicatissimo formare una maggioranza. Il centrodestra, primo ma lontano dalla metà più uno dei deputati e dei senatori, patirebbe la divisione in tre gruppi parlamentari separati (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia). I cinquestelle, che peraltro potrebbero perdere dieci o quindici parlamentari trai candidati espulsi prima ancora del voto, pagherebbero la diffidenza a stringere patti politici con gli avversari, e il PD non avrebbe interlocutori credibili sufficienti, perché Forza Italia da sola non basta, per formare un governo.


Il primo test ci sarà subito, sull’elezione dei due presidenti delle Camere. Un accordo sulla seconda e la terza carica dello Stato sarà complicato da raggiungere tra forze politiche così distanti e sospettose, ma certamente sarà più facile che trovare una maggioranza di governo.


Le combinazioni politico-aritmetiche non sono infinite, fuori dall’ipotesi in cui al centrodestra manchino meno di 30 o 40 parlamentari (in quel caso spunterebbero decine di deputati e senatori “responsabili”). La maggioranza che ha retto tutta la scorsa legislatura, e la parte finale di quella precedente, ovvero il PD prima bersaniano e poi renziano più i moderati del centrodestra, nel nuovo Parlamento non avrà i numeri per ripetersi.


Tutte le altre alchimie parlamentari sarebbero grottesche, a meno che non si creda plausibile un governo PD-Cinquestelle o PD-Lega-Fratelli d’Italia o Grillo-Berlusconi-Salvini. Molto meglio, nel caso, riavvolgere il nastro e tornare a votare.

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