Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Adesso basta

«Enough is enough», adesso basta. Alle 10 di mattina di giovedì scorso, migliaia di studenti americani sono usciti dalle loro classi, in alcuni casi senza il permesso delle gerarchie scolastiche, per protestare contro le leggi permissive sulle armi e per commemorare le vittime dell’ultima strage al liceo di Parkland, in Florida. Il National School Walkout è durato 17 minuti, un minuto per ciascuno dei ragazzi uccisi il mese precedente alla Marjory Stoneman Douglas High School. Il giorno prima, a Washington, sono state depositate settemila paia di scarpe davanti a Capitol Hill, la sede del Congresso americano. Quattordicimila scarpe, due per ciascuno dei settemila minorenni uccisi a colpi di arma da fuoco dal 2012, l’anno del massacro alla scuola elementare Sandy Hook di Newport, in Connecticut. Sabato prossimo 24 marzo, e poi il 20 aprile in occasione dell’anniversario della strage di Columbine (1999, 15 morti), chi chiede leggi più restrittive sulla vendita delle armi sfilerà nella capitale americana, sul modello delle grandi marce per i diritti civili e per i diritti delle donne.


Per la prima volta i protagonisti sono i ragazzi, gli studenti, le potenziali vittime. «La prossima volta toccherà a noi», «Fate qualcosa prima che sia io a mandare un messaggio a mia madre nascosto sotto un banco», «Proteggete noi, non le armi», hanno scritto nei cartelli durante la protesta di giovedì. La mobilitazione dei ragazzi è la grande novità dell’estenuante e inconcludente dibattito americano: i tentativi di Barack Obama di regolamentare la vendita sono falliti, mentre il suo predecessore George W. Bush aveva lasciato scadere il divieto temporaneo, imposto negli anni di Bill Clinton, di acquistare armi da guerra, le “assault weapons” con caricatori che sparano a raffica. La nuova consapevolezza americana cresce a ogni nuova strage e, soltanto per un attimo, è sembrata fare breccia anche in Donald Trump.


All’indomani della strage in Florida, in diretta televisiva, il presidente degli Stati Uniti ha detto che era arrivato il momento di alzare l’età minima per acquistare armi e di istituire un sistema universale di controlli incrociati, da estendere anche alla compravendita tra privati, in modo da impedire che finiscano nelle mani di criminali e di soggetti disturbati e pericolosi. Ma dopo aver incontrato alla Casa Bianca i vertici della National Rifle Association, la potente lobby delle armi, Trump ha scritto su Twitter che il consenso politico per approvare queste misure non c’è. Trump aveva anche detto che su di lui la NRA non aveva alcun potere, ma alla fine sostiene esattamente la loro proposta di non vietare le armi e di armare invece gli insegnanti con esperienza militare, come recita il mantra della NRA secondo cui l’unico modo per fermare un malintenzionato armato è affidarsi a un buono altrettanto armato.


Nonostante il muro trumpiano, la protesta dei ragazzi qualcosa sta muovendo. In Florida hanno alzato l’età minima per comprare un’arma, così come hanno fatto i grandi magazzini Walmart e alcune catene di negozi di articoli sportivi (che sparare sia un’attività sportiva, in America e altrove, non sembra essere un problema, del resto è anche una disciplina olimpica).


Approvare leggi più restrittive sarebbe un grande passo avanti, perché renderebbe più difficile accedere alle armi, ma fermare le stragi non è semplice. Liquidare le sparatorie come se fossero il gesto di menti malate o spiegarle soltanto con la facilità di accesso alle armi non basta. Queste stragi, nelle scuole e nei centri commerciali, sono un male più profondo della società americana, sembrano un codice, un rituale selvaggio per scaricare l’alienazione, un antidoto sanguinario all’aggregazione sociale. L’accesso facile alle armi ovviamente contribuisce all’inquietudine americana, ma è anche vero che negli Stati Uniti il possesso delle armi non è il prodotto di una cultura machista, ma è collegato al principio della libertà personale idolatrato e garantito dalla Costituzione. Senza quella libertà, l’America non esiste. L’America è un paese di grandi illusioni e di fermenti religiosi, di laicismo esasperato e di fanatica attesa dell’Armageddon. Vive ancora la psicologia della frontiera; è violenta e capace di moralismi assoluti. Pensare che una semplice legge possa far cessare questo malessere ancestrale è un’illusione. Ma è comunque qualcosa.

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