Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Il più scarso calciatore che abbia mai visto giocare nella Juventus

Quando ho saputo che Alisson Becker sarebbe stato sulla copertina di Undici mi è venuto un colpo. E non perché abbia qualcosa contro di lui – è un portiere formidabile – ma più banalmente perché ogni volta che vedo Allison mi viene in mente un altro calciatore brasiliano: un ex della Juventus, Diego Ribas da Cunha detto Diego.


Non so quale sia il motivo di questa associazione intellettuale: magari la barbetta, chissà. Fatto sta che da anni Diego mi fa andare il sangue alla testa per un motivo molto semplice: è stato il calciatore più scarso che abbia mai visto giocare nella Juventus.


So bene che nella Juventus hanno militato calciatori meno dotati tecnicamente del brasiliano, ma il mio giudizio su Diego non è sul valore in sé del calciatore, che comunque resta mediocre, ma sul rapporto tra le aspettative e la resa sul campo.


Diego non è arrivato come un gregario, tipo Jocelyn Blanchard nel 1998, né come un terzino di complemento alla Leandro Rinaudo nel 2010, e neppure come un onesto lavoratore come Zdeněk Grygera nel 2007 che più che un rinforzo fu un sotterfugio moggiano per ammaliare Pavel Nedved.


Diego è arrivato con le stigmate del campione. Diego avrebbe dovuto essere l’uomo della rinascita. Diego avrebbe dovuto raccogliere il testimone da Del Piero. Diego, santoiddio, si chiamava come Maradona.


Diego prese la maglia numero 28. Già questo avrebbe dovuto metterci in guardia, perché va bene che la numero 10 era proprietà privata di Alex Del Piero, ma quando mai si è visto un campione vero con la maglia di un Primavera aggregato alla prima squadra?


Ci fregarono le prime due partite. Diego fornì un mezzo assist a Iaquinta alla prima giornata e poi segnò una formidabile doppietta alla seconda in casa della Roma. La Juve vinse 3-1. Dopo anni di Purgatorio, gli astri sembrarono improvvisamente ricongiungersi, la normalità democratica pareva ristabilita, la Juventus era finalmente tornata protagonista grazie a una nuova superstar.


Il primo gol all’Olimpico fu magnifico. Diego rubò palla prima della metà campo e si involò verso la porta avversaria superando il primo uomo e riuscendo a evitare il corpo a corpo con il forzuto norvegese John Arne Riise. Dopo una possente cavalcata, Diego entrò in area tutto spostato a sinistra e anziché tirare di sinistro, o tentare un dribbling a rientrare, diede un tocchetto di esterno destro al pallone, quasi uno scavetto, con cui prese in contropiede il portiere beffandolo con un diagonale che, sul momento ma anche visto e rivisto al rallentatore, non è sembrato un tiro ma un fenomenale colpo da biliardo. Il telecronista di Sky urlò il primo dei sei o sette «questo è un fenomeno» della serata.


Il secondo gol fu altrettanto straordinario. Sulla trequarti della Roma, Diego puntò un difensore e lo costrinse ad arretrare fino al limite. Con un duplice doppio passo lo disorientò fino a fargli dimenticare le generalità. Una volta dentro l’area, con un colpo secco di destro superò per la seconda volta il portiere giallorosso. «La Juventus ha acquistato uno dei più forti giocatori del mondo», disse entusiasta il telecronista di Sky; e noi con lui.


Ma la stagione di Diego si è conclusa lì, alla seconda giornata. In tutta la stagione ha segnato altri 3 gol in Serie A e 2 in Coppa Italia. In totale 7 gol in 44 partite.


Diego è stato un giocatore apatico, abulico, un’anima in pena che girovagava senza meta per il campo. Inefficace in attacco e inesistente nella fase difensiva. Lento, lentissimo, procedeva solo per linee orizzontali; mai un dribbling, mai una progressione, passava la palla sempre indietro o al compagno accanto. Non ce la faceva fisicamente. È vero che tutta la squadra non girava, tanto da essersi classificata al settimo posto, ma la responsabilità primaria era del fenomeno brasiliano rivelatosi un giocatore modesto.


Diego era bravo soltanto a fare una cosa: quando c’erano da battere le punizioni dalla tre quarti campo, riusciva da fermo a mettere la palla forte e tesa al centro dell’area quasi sempre sulla testa dei colpitori bianconeri. Pochino per «uno dei più forti giocatori del mondo», acquistato per 24,5 milioni di euro più bonus.


Alla fine della stagione, i nuovi manager della Juventus l’hanno svenduto al Wolfsburg, rimettendoci circa 10 milioni ma strappando ai tedeschi, sei mesi dopo e per due lire, un super campione come Andrea Barzagli. Insomma, la cessione di Diego va ricordata nella storia della Juventus come il primo grande capolavoro di mercato di Beppe Marotta, ovvero come l’avvio del leggendario ciclo vincente degli anni successivi.

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