Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Ecco perché andrò a Madrid

E certo che ci vado a Madrid. Ci vado lo stesso. Confesso di aver avuto qualche dubbio intorno al 70° minuto di Juve-Real, la settimana scorsa allo Stadium. Preso dallo sconforto per il terzo gol di Marcelo, e ancora abbacinato dalla chilena di Cristiano Ronaldo, ho pensato di disdire l’albergo in Plaza de Santa Ana e di farmi rimborsare il volo Alitalia, entrambi prenotati nel momento esatto del maledetto sorteggio di un mese fa, quasi per esorcizzare la sfida con i campioni d’Europa. Ma poi la ragione ha prevalso sul sentimento: claro que voy a Madrid.


Ci vado perché questa Juventus è una squadra leggendaria, altro che chiacchiere. Non c’è un altro modo per definire un gruppo di campioni che ha vinto sei scudetti consecutivi ed è in lizza per il settimo, che ha conquistato tre Coppe Italia di fila ed è in finale per la quarta; una squadra che è stata due volte vicecampione d’Europa in tre anni, sconfitta soltanto dai due super team che da dieci anni schierano i due più incredibili calciatori della storia di questo sport.


Questa Juventus, tra l’altro, è anche l’unica squadra che è riuscita a eliminare sia Ronaldo sia Messi: tre anni fa il Real in semifinale, e l’anno scorso il Barcellona ai quarti. L’unica colpa è stata quella di non essere riuscita a batterli entrambi nello stesso anno, un’evidenza non presente in natura.


Capisco e condivido il blues per lo 0-3 dello Stadium, ma paradossalmente è stata una sconfitta che ci costringe a riflettere sulla prodigiosa impresa sportiva compiuta in questi sette anni. Anche perché, avrete notato, il Real ha battuto la Juventus esattamente come la Juventus sconfigge le avversarie italiane e quelle europee che non si chiamano Real e Barcellona: con la calma e la serenità di una Forza Tranquilla consapevole che prima o poi, nel corso dei 90 minuti, saprà come dimostrare di essere la migliore, senza bisogno di agitarsi troppo, proprio come nella famosa scena in cui Indiana Jones, trovandosi di fronte a un esagitato che brandisce la scimitarra, liquida lo spadaccino con un semplice colpo di pistola. Ecco, semmai la cosa che fa male è ammettere che il Real è come la Juve, una Juve all’ennesima potenza.


Il tifoso juventino che si lamenta sui social perché ogni tanto la squadra pareggia e più raramente perde si accorgerà della straordinarietà del momento che sta vivendo soltanto quando questo bendidìo sarà finito. Sono stati sette anni formidabili, cominciati con la resurrezione dopo due settimi posti figli di Calciopoli.


Il primo scudetto è stato il più entusiasmante, perché inaspettato. La Juventus non era la squadra più forte, ma poteva contare su un gruppo di campioni in cerca di riscatto e su un orgoglio ritrovato grazie anche al nuovo stadio. Il secondo è stato il più difficile, quello della conferma a un livello che sembrava perduto; il terzo quello dei record, 102 punti. Il quarto sembrava improbabile: l’allenatore Antonio Conte se n’era andato a stagione appena iniziata e al suo posto è arrivato tra mille mugugni Massimiliano Allegri, il quale invece è riuscito a dare all’ambiente serenità e dimensione europea, quindi la finale di Berlino e anche la prima Coppa Italia.


Il quinto è stato lo scudetto giudicato impossibile, figlio di una ristrutturazione della rosa per la fine del ciclo precedente e di una partenza così rallentata che dopo dieci giornate e molte sconfitte si diceva che la squadra non sarebbe arrivata nemmeno tra le prime 4. Invece, quinto scudetto, seconda Coppa Italia e grandi partite in Europa. Il sesto è ancora fresco: scudetto, terza Coppa Italia e finale di Champions League. Sul settimo vedremo: la squadra di Allegri è prima, ma è ancora lunghissima e deve fare i conti con un indomabile Napoli.


Al Bernabeu non mi aspetto l’impresa. La retorica della remuntada è una banalità che non rappresenta lo spirito della Juventus. La Juventus non rimonta, la Juventus gioca per vincere, spesso ci riesce e quando non ce la fa applaude gli avversari e si rimette al lavoro per migliorarsi. E, quindi, certo che ci vado a Madrid. Anche perché a Madrid, il primo giugno del 2019, si gioca la finale della Champions League dell’anno venturo.

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