Camillo - Il blog di Christian Rocca

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È Milano il Partito della Nazione

L’artista inglese Jeremy Deller installa nel parco dei grattacieli di CityLife un gigantesco gonfiabile che ricostruisce in scala 1:1 il sito archeologico di Stonehenge; in piazza Beccaria c’è la prima casa di cemento stampata in 3D. L’editore glamorous Tyler Brûlé distribuisce un’edizione speciale di Monocle che per l’occasione chiama The Salone Weekly; la Juventus presenta in via Archimede il prototipo di Undici, il primo bar bianconero per il mercato globale; il Design Pride celebra l’industria della creatività e dell’innovazione con una gran festa intorno al dito medio di Cattelan in Piazza Affari. Sono 1344 gli eventi del Fuorisalone di Milano, più tutte le attività commerciali del Salone vero e proprio alla Fiera di Milano. Servirebbe un sofisticatissimo algoritmo per stare dietro a tutto. Eppure ogni anno aumentano le cose da fare, da vedere, da non perdere.


Quando arriva la settimana del Design, a Milano è una festa. Ma è una festa che segue e precede le settimane della Moda, e poi quelle dell’Arte e della Fotografia e della Cultura Digitale e della Musica e di mille altre cose. I milanesi e i non milanesi ormai sono talmente abituati all’energia e al dinamismo della città da non chiedersi più come mai Milano sia Milano, cioè viva, intensa, vibrante come poche altre realtà in Europa, mentre il resto d’Italia no.


Milano è il posto dove andare, secondo i giornali internazionali; meta di moltitudini di hipster, di imprenditori e di molta gente comune che un tempo aspettava il weekend per fuggire il più lontano possibile dalla sua nebbia, mentre ora è attratta dalla sua formidabile capacità di essere cosmopolita ma anche a portata di mano (e la nebbia, incredibilmente, è svanita).


La domanda, però, resta: perché questa città ce l’ha fatta, mentre il resto del Paese arranca? Sono arrivato a Milano nel 1986, quando iniziavano a spegnersi le mille luci della città da bere. Ho vissuto gli anni del terrore di Mani Pulite e quelli grami della giunta leghista di Marco Formentini. Poi quelli della rinascita sobria del sindaco «amministratore di condominio» Gabriele Albertini (copyright Indro Montanelli), quelli della grandeur interrotta di Letizia Moratti, quelli della gestione seria di Giuliano Pisapia e, infine, quelli attuali di Beppe Sala.


I due momenti di svolta sono stati la voglia di riscatto dei milanesi dopo gli anni bui post Tangentopoli e la reazione popolare alla guerriglia urbana degli antagonisti No Expo nei giorni precedenti l’inaugurazione dell’esposizione universale.


Mani Pulite aveva fatto tabula rasa, la città era in ginocchio e con la Lega lombarda al potere la visione al massimo era buona per Abbiategrasso. I milanesi hanno detto basta e negli anni di Albertini è cominciata la rinascita: sono stati ideati i grandi progetti urbanistici che quindici anni dopo hanno cambiato la città. La Moratti ha elaborato la proiezione internazionale con l’Expo. Pisapia ha guidato con moderazione borghese e passione rivoluzionaria la rifioritura della città, e non era facile perché la sua parte politica si era opposta ai grandi progetti inaugurati durante il suo mandato (ma la violenza grottesca dei No Expo ha convinto i più scettici). Anche la Lega di governo di Bobo Maroni ha dato una mano al progetto e l’attuale sindaco Sala, sostenuto all’Expo dal governo Renzi quando non ci credeva nessuno e poi imposto dall’allora segretario del Pd come candidato a Palazzo Marino, è stato ed è cruciale per le fortune di Milano.


A Milano i Cinque Stelle non esistono, tranne che per il caveau che custodisce l’algoritmo della Casaleggio Associati. Salvini non conta niente. La destra è arrivata a un passo da eleggere il sindaco grazie a un candidato moderato, europeo e liberalsocialista come Stefano Parisi. La sinistra radicale e quella moderna si sono alternate e riconosciute in due sindaci diversi per storia e appartenenza, ma il passaggio è avvenuto senza soluzione di continuità. A Milano ha vinto la voglia di cambiamento con il «Sì» alle riforme costituzionali e alle elezioni del 4 marzo hanno prevalso i partiti europeisti e antipopulisti. Ecco, chi cerca il fantomatico Partito della Nazione per fare uscire il Paese dall’impasse politica e morale può fermare le ricerche: venga a Milano a farsi un giro, meglio durante la settimana del Design ma anche dopo. È Milano il Partito della Nazione.

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