Camillo - Il blog di Christian Rocca

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La stretta di mano di Trump e Macron

La prima cosa da guardare è la stretta di mano. Donald Trump e Emmanuel Macron non potrebbero essere più diversi: basta guardarli uno di fianco all’altro. Ma i due sono entrambi dei consumati mattatori del teatro della politica: Trump con l’esperienza di chi per decenni si è cibato di cronaca rosa e reality show; e Macron con la passione di una vita per la recitazione e la letteratura.


Nelle strette di mano che i due si scambieranno ripetutamente in questi giorni di visita ufficiale del presidente francese a casa del presidente americano, a Washington, c’è tutto il bizzarro rapporto tra i due leader occidentali: amichevole e distante allo stesso tempo. Lo ha raccontato lo stesso Macron, in un’intervista rilasciata alla Fox News appena prima di partire per l’America. In occasione del loro primo incontro, a un vertice della Nato dell’anno scorso, Macron aveva studiato con attenzione la stretta di mano maschia di Trump. Quella di Trump non è una stretta di mano, è una strattonata con la quale il presidente americano scuote l’interlocutore portandoselo a sé, volta a dimostrare fisicamente davanti alle telecamere di tutto il mondo che c’è un solo uomo al comando.


Macron, però, non è un pivello, nonostante la giovane età. Si è studiato a lungo le strette di mano di Trump e non si è fatto cogliere di sorpresa come è capitato a molti altri leader internazionali: la loro prima stretta di mano è durata sei secondi, senza che Trump riuscisse a scuotere di un millimetro un Macron d’acciaio. Quando si sono incontrati di nuovo, a Parigi, la stretta di mano è durata addirittura 29 secondi, probabilmente un record. Vedremo adesso.


La strana amicizia tra Trump e Macron – «bromance» la chiamano gli americani come se fosse una commedia tardo adolescenziale diretta da Judd Apatow – ha il raro dono di riuscire a placare le ansie quotidiane tipiche di questi tempi impazziti. Che i leader di due dei principali paesi occidentali, parlino, si incontrino e si scambino visite di Stato senza insultarsi e minacciarsi a vicenda (sfide a strette di mano a parte) è già una gran cosa. Tanto più che Trump e Macron rappresentano i poli opposti della nuova divisione politica che sembra aver preso il posto della tradizionale battaglia ideologica tra destra e sinistra: Trump è il leader del mondo chiuso, rancoroso e sospettoso, in una parola “populista”, Macron è l’alfiere della libertà di circolazione delle persone, delle idee e delle merci, in una parola “globalista”.


I due presidenti però hanno una cosa in comune: sono entrambi due cani sciolti, eletti a sorpresa sbaragliando le offerte politiche dei partiti tradizionali. Piacciano o no, sono i nuovi protagonisti del mondo democratico, anche tenendo conto delle difficolta dell’inglese Theresa May, impelagata nelle operazioni di uscita dall’Europa, della tedesca Angela Merkel, sopravvissuta a fatica alla formazione di un governo di coalizione, e senza nemmeno affrontare, per carità di patria, le miserie attuali della politica italiana.


Macron e sua moglie Brigitte sono arrivati lunedì a Washington. Donald e Melania Trump li hanno portati a cena a Mount Vernon, in Virginia, nella storica residenza del primo presidente americano George Washington. Mercoledì, dopo i meeting politici delle due delegazioni (e le strette di mano!), il programma prevede la cena di Stato alla Casa Bianca. Giovedì, infine, Macron parlerà agli americani con un discorso al Congresso.


Che cosa succederà in questi giorni è difficile da immaginare, ma probabilmente non succederà niente di politicamente rilevante. Macron proverà a convincere Trump a non ritirarsi dall’accordo nucleare con l’Iran con l’argomento che il patto è pieno di difetti ma pur sempre meglio di un Iran libero di costruirsi l’arma atomica a suo piacimento. Proverà, inoltre, a fargli mutare idea sui cambiamenti climatici, ma è altamente improbabile che Trump rientri nell’accordo di Parigi. Sulla Siria, Francia e Russia hanno condotto un’operazione militare comune, ma l’intervento è diventato un’occasione di polemica quando Macron ha detto di aver convinto Trump a non ritirarsi dalla Siria e Trump ha risposto che non è per niente vero.


Più possibilità, invece, sul commercio. Trump è stato eletto con una piattaforma politica contro gli accordi di libero scambio, al contrario di Macron, ma nelle ultime settimane sembra averci ripensato.


Trump è affascinato da Macron perché è l’unico dei grandi leader occidentali a non averlo mai snobbato e certo non dimentica che il francese lo ha invitato a Parigi rendendogli tutti gli onori del caso e celebrando il nuovo rapporto con una parata militare sugli Champs-Élysées e con cena al ristorante panoramico della Torre Eiffel.


La “charme offensive” di Macron non è priva di rischi, viste le attuali difficoltà interne, ma se riesce a ottenere anche un piccolo passo di Trump verso le posizioni francesi potrà considerarlo un grande successo. Trump però non è una persona facile da convincere. «Qualche volta ci riesco – ha detto Macron alla BBC – qualche volta no». Occhio alla stretta di mano.

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