Camillo - Il blog di Christian Rocca

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La guerra commerciale di Trump

La guerra commerciale che Donald Trump sta combattendo con la Cina di Xi Jinping è tipicamente novecentesca, con le imposizioni di dazi e tariffe sui prodotti made in Cina. Dall’altra parte, la guerra che Xi Jinping sta combattendo con l’America di Trump è una guerra del XXI secolo.


Mentre la Casa Bianca alterna bastone e carota con Pechino, usando le armi tradizionali del protezionismo e degli accordi su si go,e questioni per bilanciare il deficit commerciale e le pratiche scorrette dei cinesi, la Cina sta attuando un elaborato piano strategico di lungo termine per acquisire tecnologia di nuova generazione e know-how digitale in modo da catturare i segreti del motore della forza economica e militare americana. «Il nostro competitor strategico», si legge in un recente rapporto del Pentagono, sta mettendo le mani sui «gioielli della corona dell’innovazione americana» e «gli Stati Uniti non hanno né una dettagliata strategia né gli strumenti necessari per affrontare questo imponente trasferimento di tecnologia verso la Cina».


Nel 2015, Pechino ha lanciato il programma Made in China 2025, una strategia per comprare aziende ad alto contenuto tecnologico in giro per il mondo. Nel 2015, i cinesi hanno investito quasi 10 miliardi di dollari in aziende hi-tech americane, un dato che successivamente si è ridotto per effetto di alcuni veti posti da Obama e anche di uno recente da parte di Trump su una società di Singapore che avrebbe voluto comprare Qualcomm, un produttore di chip.


Ma nel 2017, secondo un’inchiesta di Politico, gli investimenti sono ripresi di gran lena e i cinesi hanno preso il controllo di 165 start up americane. I bocconi pregiati di questa strategia sono le aziende emergenti che lavorano su tecnologie molto promettenti, anche se non ancora collaudate. Nella Silicon Valley gli investimenti cinesi sono considerati funzionali ai progetti di sviluppo e non sono avvertiti come una minaccia, semmai come una benedizione.


Nemmeno l’Amministrazione Trump sembra preoccuparsene e, anzi, di recente si è resa protagonista di due interventi che dimostrano quanto non consideri la questione una priorità di sicurezza nazionale. Prima, infatti, ha proposto ai cinesi la sospensione delle tariffe sulle importazioni, in cambio dell’impegno di Pechino a comprare beni americani per alcuni miliardi di dollari. Poi, venerdì, ha annunciato di aver trovato un accordo con Pechino e di aver revocato il divieto imposto per ragioni di sicurezza nazionale alle aziende americane di vendere tecnologia al gigante cinese delle telecomunicazioni ZTE, tra l’altro violatore seriale delle sanzioni sull’Iran e sulla Corea del Nord. Senatori democratici e repubblicani hanno criticato aspramente l’approccio di Trump, increduli che la Casa Bianca non giudichi problematici gli investimenti cinesi volti a procurarsi la tecnologia americana nei settori della robotica, dell’intelligenza artificiale, dei viaggi spaziali e quindi finalizzati ad azzerare il vantaggio competitivo degli Stati Uniti.


Entro il 2025, Pechino vuole diventare il paese dominante nei settori industriali dell’innovazione. Ma la grande strategia di Xi Jinping guarda ancora oltre e prevede che, entro il 2050, la Cina possa sostituire gli Stati Uniti nel ruolo di superpotenza economica e militare globale. L’America, come ha scritto l’autorevole sito Axios che più di altri considera la Cina come la Grande Minaccia, non ha un piano di questa portata né per il 2025 né per il 2050 e, a dire la verità, nemmeno per il prossimo anno.


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