Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Un movimento globale delle donne

Il giorno prima, le rivoluzioni sembrano sempre impossibili. Il giorno dopo, improvvisamente, appaiono inevitabili. A osservare dall’alto il fenomeno #metoo contro le violenze e le molestie alle donne si può ragionevolmente pensare che il mondo occidentale stia assistendo alle epiche battaglie di un nuovo “movimento globale di liberazione della donna”, come iniziano a chiamarlo i giornali americani pronti ad abbandonare l’idea che fossimo entrati, invece, in un’epoca “post femminista”.


Quella che stiamo vivendo è la terza grande ondata femminista, come ha detto la storica Leandra Zarnow al giornalista Mike Allen, dopo la prima scossa che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, grazie all’impegno delle suffragette, ha conquistato il diritto di voto universale; e dopo la seconda che negli anni Sessanta del secolo scorso ha consentito di equiparare il diritto di famiglia, aborto compreso, e di raggiungere una maggiore uguaglianza sessuale e di salario.


Questa nuova, terza, ondata del movimento femminista parte con #metoo e continua con le aziende della Silicon Valley che, dopo essere state accusate di gender bias, di pregiudizio di genere, iniziano a rivoluzionare la loro forza-lavoro aumentando in modo sostanziale le percentuali di assunzione di donne. Negli Stati Uniti, come ha riportato anche La Stampa, c’è anche il numero record di donne candidate alle elezioni di metà mandato di novembre, dopo il tentativo fallito di Hillary Clinton di diventare la prima donna presidente. Secondo il Dipartimento dell’Istruzione di Washington, a ottobre il 55 per cento degli iscritti alle università americane sarà di sesso femminile.


Qualcosa inizia a muoversi anche fuori dai confini occidentali, in zone nemmeno sfiorate dalla prima e dalla seconda ondata femminista. In Arabia Saudita, il 24 giugno finirà il grottesco divieto di guidare imposto alle donne, al punto che Vogue Arabia di questo mese pubblica una copertina che mostra la principessa Hayfa, figlia dell’ex re Abdullah, alla guida di una decappottabile sotto il titolo «Driving Force». Ma le riforme sociali del Principe della Corona Mohammed bin Salman, oltre che essere ancora lontanissime dal riconoscere alle saudite i diritti garantiti alle donne occidentali e anche asiatiche, sono perlomeno ambigue: a un mese esatto dalla fine dell’obsoleto divieto di guida, per esempio, il regime saudita ha arrestato una decina di militanti donne che per anni si sono battute per l’abolizione di quel divieto.


Poter guidare certo è un bel progresso, ma va considerato in un contesto in cui le donne ancora oggi non possono fare nulla senza il consenso di un guardiano maschio. Le donne che vivono in società aperte stanno meglio, ma c’è ancora molto da fare per cancellare del tutto le discriminazioni e le disparità di genere. Il nuovo governo italiano, per esempio, conta solo 5 ministre sui 18 membri del gabinetto Conte, un’inversione di tendenza rispetto al governo Renzi che aveva scelto 8 donne e 8 uomini come ministri.


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