Camillo - Il blog di Christian Rocca

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I mondiali senza l’Italia

Non è un disastro cosmico come uscire dall’Euro, ma i campionati mondiali di calcio senza l’Italia sono come i maccheroni senza il cacio, le torta senza la ciliegina, il cioccolato senza l’acqua. Una specie di umiliazione nazionale, senza possibilità di riscatto.


L’ultimo mondiale senza l’Italia si è giocato nel 1958, in Svezia, ma senza le dirette tv e senza l’informazione in tempo reale era facile girarsi dall’altra parte, far finta di niente, occuparsi d’altro. Non è più così. E, quindi, ecco il dilemma: li guardiamo o non li guardiamo questi mondiali in Russia? Ci sono due scuole di pensiero: una, negazionista, invita a tenere spenta la tv per non soffrire; l’altra, più sportiva, preferisce godersi senza ansie lo spettacolo.


I primi potrebbero ripensarci, magari quando si renderanno conto che se ci fossimo qualificati molto probabilmente saremmo andati in contro a una pessima figura. Gli altri si terranno pronti a tifare in base a criteri meno sovranisti rispetto a quelli attualmente di moda.


Il personaggio di questi mondiali, almeno prima del fischio di inizio, è Lionel Messi, uno dei due calciatori più forti di tutti i tempi assieme a Cristiano Ronaldo. Nemmeno Maradona o Pelè hanno vinto e segnato così tanto e per così a lungo in un calcio veloce, atletico e stressante come quello di oggi. Ronaldo gioca nel Portogallo, una nazionale di buona tradizione ma non tra le primissime scuole del mondo. Nonostante ciò, il Portogallo ha vinto a sorpresa gli ultimi Europei di due anni fa.


Messi è il capitano dell’Argentina, una delle più grandi fucine di talenti del calcio internazionale e una delle cinque nazionali ad aver vinto più di un mondiale (Brasile 5, Italia e Germania 4, Argentina e Uruguay 2 a testa). Eppure, giunto a 30 anni, 31 li compirà il 24 giugno proprio in Russia, Messi non ha mai vinto un Mondiale. Ha vinto tutto il resto: coppe dei campioni e scudetti e coppe intercontinentali, oro Olimpico e 5 volte il Pallone d’oro quale miglior giocatore del mondo, ma mai il Campionato del mondo. Questa è la sua ultima occasione. Quattro anni fa, in Brasile, si fermò in finale, battuto dai tedeschi.


Germania e Brasile sono le altre due favorite, assieme a Spagna e Francia. La Germania è la detentrice del titolo: sebbene sembri aver perso lo smalto della fenomenale squadra multiculturale degli ultimi anni vale sempre il vecchio detto dell’ex capitano inglese Gary Lineker: «Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince».


Il Brasile è il Brasile, sinonimo di calcio, e parte sempre col favore del pronostico. Quest’anno può schierare il formidabile Neymar, acquistato dal PSG per 222 milioni di Euro, sul portiere della Roma Alisson, sull’ala della Juventus Douglas Costa e sul giovane attaccante del Manchester City Gabriel Jesus. Anche la Spagna, dominatrice dell’ultimo decennio (2 europei e un 1 mondiale uno di seguito all’altro), mostra qualche ruggine ma ha una rosa di calciatori che con il Real e il Barcellona è abituata ad esaltarsi nei momenti importanti e decisivi.


La Francia è la squadra più fresca, ma anche la meno testata rispetto alle altre favorite. Ha lasciato a casa campioni come Karim Benzema e porta in Russia la forza e la tecnica di Paul Pogba, di Antoine Griezman e dei giovani Kylian Mbappé e Ousmane Dembélé.


La squadra di casa, la Russia, è debole, mentre l’Inghilterra sembra più solida del solito. Croazia e Serbia, così come il Portogallo, sono squadre ostiche, molto difficili da affrontare. La più hipster è l’Islanda, alla prima apparizione ai mondiali. Una possibile sorpresa potrebbe essere il Belgio, ricco di campioni che giocano nei top team europei ma che una volta in Nazionale non riescono quasi mai a costruire un gruppo vincente. Le squadre africane sono sempre un’incognita ma a ogni mondiale ce n’è sempre una che fa un figurone: a questo giro i riflettori sono sull’Egitto di Mohammed Salah e sul Marocco di Medhi Benatia. Che vinca il migliore.

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