Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Per chi tifo ai mondiali

E, insomma, per chi tiferò ai Mondiali di Russia? Non credo che potrò mai perdonare chi mi ha messo in questa miserabile situazione. Il primo istinto è quello di rinunciare a guardare le partite: far finta di niente, fischiettare, andare sull’Himalaya. Ma poi c’è il rischio, magari proprio in alta montagna, di incontrare qualche altro escluso dai Mondiali per evidenti demeriti sportivi, tipo l’arbitro inglese Michael Oliver, quello del “robo del siglo” al Bernabeu, uno talmente inadeguato al compito assegnatogli da ricordare Luigi Di Maio. Che fare, dunque? So già che finirà che rimarrò attaccato alla tv, deluso e risentito, a tratti infastidito per non potermeli godere in pieno, ma poi questi maledetti Mondiali senza l’Italia li guarderò lo stesso.


Mi ero posto lo stesso problema in occasione degli Europei in Francia nel 1984 e degli Europei di Svezia 1992. In entrambe le occasioni, l’Italia non si era qualificata per la fase finale, ma erano appunto gli Europei, non i Mondiali. Non partecipare agli Europei è grave, ma più o meno è come perdere le elezioni amministrative. I Mondiali sono un’altra cosa, i Mondiali sono le elezioni politiche e quindi a giugno ci troveremo più o meno nella situazione del PD dopo la sconfitta del 4 marzo: indecisi se partecipare al gioco del governo oppure fare opposizione (va detto che il dramma del PD è ben più grave: loro il gioco del governo, nel caso, sarebbero costretti a farlo con Michael Oliver Di Maio).


In Francia vinse la Francia di Michel Platini, e nonostante gli scarsi mezzi tecnologici dell’epoca vidi tutte le partite di Le Roi capocannoniere. Dell’edizione svedese, ricordo solo la straordinaria vittoria della Danimarca, una squadra rabberciata che in realtà non si era qualificata ma che fu ripescata all’ultimo momento al posto di una Jugoslavia che stava consumando la sua tragedia. Fu un’edizione da fine della storia, quella in Svezia. L’Unione Sovietica si era dissolta e al suo posto giocò una rappresentanza della Comunità degli Stati Indipendenti, CSI, cioè la Russia e una decina di altre ex repubbliche sovietiche. Ecco, un criterio per scegliere la squadra da tifare in Russia è quello geopolitico: posso quindi escludere l’asse del male Russia, Arabia Saudita e Iran.


Mi è stato detto: ma che ti frega, goditi lo spettacolo non tifare per nessuno. Non ci credo. Guardare lo sport senza tifare per qualcuno, o anche solo contro qualcuno, non mi appassiona. Faccio un esempio: sono un grande tifoso dei Philadelphia 76ers. Negli anni Ottanta, quando le televisioni di Berlusconi iniziarono a trasmettere le partite NBA mi innamorai di Doctor J anche se spesso veniva sopraffatto dai formidabili Celtics di Larry Bird e dai fenomenali Lakers di Kareem e Magic. Negli ultimi anni i Sixers sono praticamente scomparsi e mi sono disamorato per il semplice fatto che in campo non c’era la mia squadra del cuore, tornata ora alla grande, assieme al mio entusiasmo, grazie a Ben Simmons e Joel Embiid, due dei cestisti più devastanti e allo stesso tempo anomali che abbia mai visto, e al nostro Marco Belinelli.


Devo dunque trovarmi una squadra per i Mondiali. Le scelte classiche sono Brasile e Argentina, per i super campioni che schierano e per il gioco che quelle due scuole calcistiche sanno esprimere. Io in realtà non sono mai stato un fanatico né degli uni né degli altri e anzi ho sempre detestato la retorica strappalacrime e dolente del Sudamerica calcistico. La Spagna è una gran bella squadra, ma è ancora figlia del tiki-taka, che per me non è calcio, ma videogioco. Dell’Inghilterra mi piace tutto, tranne il calcio. La Germania è quello che vorremmo essere noi, insieme a quello che temiamo di più: forza, potenza, cinismo. Potrebbe essere la Germania, dunque. Uhm. Meglio, in ogni caso, dell’insopportabile favola degli hipster islandesi. Gli uruguagi picchiano troppo e giocano male. Nel Portogallo c’è uno dei due più grandi calciatori della storia di questo sport, Cristiano Ronaldo, il campione che ho visto esibirsi in una rovesciata chilena a Torino e in una sceneggiata napoletana al Bernabeu. Meglio di no. Il Marocco di Benatia potrebbe essere preso in considerazione, anche solo per sottolineare che Benatia è ai Mondiali e Micheal Oliver probabilmente sull’Himalaya. Le squadre africane alla fine crollano sempre, quindi meglio evitare altre delusioni. L’Egitto di capitan Salah mai, perché ricordo di quando si rifiutò di stringere la mano ai calciatori israeliani. Il Belgio ha una gran bella squadra, ma si può mai tifare il Belgio? Dai, su, non scherziamo.


Resta una sola squadra, la Francia. In realtà non è una scelta per esclusione. Mi piace da matti il gioco dei francesi, fin dai mondiali del 1982 che inaugurarono l’era del calcio champagne. Un calcio fresco, divertente, intellettuale. I francesi del calcio sono i brasiliani d’Europa, multiculturali e illuministi. La Francia di Platini, Tigana e Giresse era una meraviglia. Quella di Zidane, Vieira, Henry, Thuram e Trezeguet non ne parliamo. Questa della campagna di Russia 2018, guidata dal grande Didier Deschamps, schiera per fare solo due nomi Pogba e Mbappé. Allez les Bleus, quindi. Anche solo per Macron che alza la Coppa davanti a Putin.


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