12 gennaio 2010
Il Foglio
Il New York Times, un giornale che certo non gli è amico, domenica mattina lo ha definito “il dirigente editoriale più di successo degli ultimi dieci anni”, dedicandogli un ritratto elogiativo in prima pagina.
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New York. Il saggio più interessante sulla politica estera di Barack Obama è stato appena pubblicato dalla nuova e bella rivista bipartisan World Affairs. Lo ha scritto Robert Kagan, storico e intellettuale neoconservatore di seconda generazione, già consigliere di John McCain alle scorse elezioni, ma soprattutto autore di uno dei libri più dibattuti dell’era post 11 settembre. Nel 2002 Kagan ha scritto “Paradiso e Potere”, pubblicato in anteprima europea su queste colonne, il saggio sui rapporti transatlantici che ha diviso le cancellerie europee e segnato le differenze tra l’America e il tradizionale asse franco-tedesco.
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New York. Le pain quotidien, panetteria belga e mediterranea su Amsterdam Avenue, all’altezza dell’ottantaquattresima strada. Il pensatore newyorkese Franco Zerlenga, già professore di Storia dell’Islam alla New York University, ordina una scodella grande di minestrone e un’insalata di frutta extra large.
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A fine mese Apple lancia una tavoletta elettronica di cui si sa poco ma che è già attesa come il messia. Riuscirà a reinventare la magia, così come l’iPod e il film di Cameron hanno fatto per la musica e per Hollywood?
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New York. Il senatore Chris Dodd, due anni fa, era uno dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Dopo la vittoria di Obama è diventato uno degli uomini più potenti di Washington, nel ruolo di presidente della Commissione sulle banche al Senato e di leader sulla riforma sanitaria. Ma la politica americana è sempre in movimento.
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New York. Barack Obama ha violato uno dei principi centrali del politicamente corretto, introducendo negli aeroporti di tutto il mondo, come misura antiterrorismo, il “racial profiling”, una delle misure di prevenzione del crimine più contestate del secolo scorso perché fondata su pregiudizi razziali e alla base di discriminazioni pesanti nei confronti degli afroamericani.
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Qualcosa sta cambiando, a Washington.
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New York. Il nuovo anno di Barack Obama non si è aperto sotto i migliori auspici, per un presidente che il mondo credeva potesse portare pace, armonia e serenità per il solo fatto di non chiamarsi George W. Bush.
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24 dicembre 2009
Il Foglio
New York. E’ stata definita, con molte ragioni, “bugia dell’anno” dal sito Politifact e da molti deputati e commentatori liberal. Le parole di Sarah Palin, l’ex candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti nel 2008, in effetti erano esagerate.
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23 dicembre 2009
Il Foglio
Robert P. George è il nuovo intellettuale di riferimento della destra religiosa americana. “Il braccio destro dei monsignori”, lo ha definito il New York Times in un lungo profilo pubblicato domenica scorsa sul magazine del giornale. Altri, più critici, pensano che questo professore di filosfia del diritto a Princeton sia diventato il leader dei “Rambo Catholics” e voglia trasformare la chiesa in uno strumento politico del Partito repubblicano.
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23 dicembre 2009
Il Foglio
New York. “Il fiasco delle nozze gay”, l’ha definito la rivista web Daily Beast. La comunità omosessuale americana si sta accorgendo che la strategia adottata per legalizzare il matrimonio omosessuale è fallita.
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18 dicembre 2009
Il Foglio
New York. “A Voce”, al Time Warner Building di Columbus Circle, è il ristorante di Missy Robins, già chef di “Spiaggia”, il miglior italiano di Chicago dove Barack e Michelle Obama andavano spesso prima di trasferirsi a Wasgington
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17 dicembre 2009
Il Foglio
Il genio politico di Barack Obama è quello di saper utilizzare in modo magistrale i simboli.
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17 dicembre 2009
Il Foglio
Il nome mette già paura. Joe Arpaio. E’ lo sceriffo di Phoenix, in Arizona, puro wild west.
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16 dicembre 2009
Il Foglio
Barack Obama non è né bushiano né nixoniano, non è né integralmente idealista né perfettamente realista. Il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti ha una sua specificità politica e filosofica, anche generazionale, che sfugge alle categorie del recente passato, ma che ha radici ben salde nella tradizione politica americana.
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