Camillo - Il blog di Christian Rocca

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I Vopos in Parlamento

Beppe Grillo e la Casaleggio Associati hanno deciso di disseminare in Transatlantico, e pure nell'atrio della Camera, un numero imprecisato di controllori, una specie di ronda poliziesca che agisce in nome del popolo della rete (e forse del Pianeta Gaia), per impedire i rapporti dei deputati grillini con i giornalisti. Come nella Germania dell'Est.

I Vopos di Grillo assisteranno alle eventuali interviste, che dovranno tenersi esclusivamente in determinati locali del gruppo e sempre alla presenza di questi oscuri personaggi, e dissuaderanno con la loro presenza gli approcci tra parlamentari e cronisti.

Era dai tempi della trasformazione di Montecitorio in un'aula sorda e grigia pronta a diventare un bivacco dei manipoli (Benito Associati) che non si assisteva a una tale limitazione della libertà dei rappresentanti del popolo e delle istituzioni democratiche. Tutto questo avviene dentro il Parlamento, nel luogo dove le forze dell'ordine non possono entrare e dove si viene eletti, secondo la Costituzione, senza vincolo di mandato. I presidenti Grasso e Boldrini, e i questori, non dicono niente?

Fuori i Vopos dal Parlamento.

Oklahoma, 16 minuti

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La bella e drammatica cover di Time sull'uragano in Oklahoma.

Tennis

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Formidabile cronaca di una semifinale degli US Open del 1968 tra Arthur Ashe e Clark Graebner, raccontata da John McPhee del New Yorker. Un libro strepitoso, edito da Adelphi. Bravi.

Giovedì droni

Il presidente Barack Obama giovedì terrà un major speech su droni e Guantanamo per provare a delineare un modo per far rientrare gli assassinii mirati e il carcere extra territoriale dentro un sistema legale. Auguri. Comunque, se vero, sarà la prima volta che Obama ammetterà di aver usato i droni.

Obama, l’apprendista di Bush (The Economist)

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L'Economist di oggi definisce così, l'apprendista di Bush, il presidente Obama per le sue politiche anti terrorismo. Ricordatevi che qui l'avete letto, e ripetutamente, più di 4 anni fa.

Leadership

Negli ultimi mesi, Barack Obama non è stato un gran che. Non ha portato a casa niente, dal Congresso. La sua incapacità di convincere senatori e deputati, anche del suo partito, anche dopo le roboanti promesse successive alle stragi da armi da fuoco, ha iniziato a far dubitare sulla sua capacità di guidare il paese. Molte cose gli sono sfuggite di mano, a cominciare dalla politica estera: Corea, Medio Oriente, ora la spia arrestata a Mosca. Nel giro di un paio di giorni sono emersi tre episodi capaci di annientare chiunque non avesse, come lui, la stampa sdraiata ai suoi piedi in adorazione (sempre meno adorante, ma pur sempre sdraiata). Si è scoperto che la sua Agenzia delle Entrate tartassava le organizzazioni politiche della destra, i Tea Party.

Poi si è scoperto che avevano ragione i famigerati repubblicani a denunciare gli errori di gestione fatali e soprattutto la manipolazione delle notizie che la Casa Bianca ha diffuso a proposito della strage di Bengasi per evitare che passasse, qual era, come un attacco terroristico islamista all'America (gli obamiani pur sapendo la causa hanno provato a raccontare che la strage fosse una reazione a un video americano anti islamico messo su youtube).

Infine l'Associated Press ha accusato l'Amministrazione Obama di aver controllato illegalmente, e per mesi, i tabulati telefonici dei suoi giornalisti, allo scopo di scoprire quali erano le fonti ciarliere dentro la Casa Bianca sui fatti di sicurezza nazionale.

Se una sola delle tre cose fosse stata fatta da George W. Bush sarebbe scoppiata la guerra civile, almeno sui giornali (anche sui nostri che invece, tranne le solite eccezioni, ora si girano dall'altra parte, minimizzano, sviano).

Senonché la leadership. Oggi, nel giro di un paio d'ore, Obama è riuscito in un'impresa eccezionale, degna dell'eroina della fiction Scandal che si chiama Olivia Pope e che di professione aggiusta problemi. Obama ha fatto dimettere il capo dell'IRS (l'Agenzia delle Entrate), ha pubblicato le email integrali su Bengasi e ha proposto di sostenere un legge a protezione dei giornalisti e delle fonti.

Interventi di facciata, palliativi e tardivi, forse. Ma questo affrontare i problemi e agire di conseguenza si chiama leadership. Domani (o dopo, in Italia) i giornalisti si potranno comodamente risdraiare.

Obama spia segretamente i giornalisti. No buono.

L'Amministrazione Obama ha segretamente spiato i tabulati di due mesi di telefonate dei cronisti dell'Associated Press per cercare di ricostruire l'origine di alcune soffiate all'Agenzia giornalistica su un'operazione anti Al Qaeda in Yemen.

Obama, eh! Siccome non lo leggerete su Repubblica va ripetuto: Obama ha segretamente spiato i tabulati delle telefonate dei giornalisti americani che hanno svelato un'operazione antiterrorismo in Yemen. di occultamento della mala gestione dell'Amministrazione sulla strage di Bengasi.

La follia della sinistra italiana

In sintesi: il Pd si allea con Vendola e la Fiom, attacca le politiche di Monti, accusa l'ala blairiana (Renzi) di essere proto-berlusconiana, propone di smacchiare il giaguaro col suo leader e rappresentante dell'Emilia felix rossa. Questa gran coalizione di super sinistra, con uomini programmi e slogan di sinistra, perde le elezioni, nonostante il gran vantaggio che gli assegnavano i sondaggi grazie al disastro della destra.

Di fronte a questo risultato, qualsiasi persona che abbia superato con merito le elementari si sarebbe data una rinfrescata, avrebbe preso un'aspirina e, dopo aver respirato forte, avrebbe ammesso: "Be', questo spostamento a sinistra agli italiani non è piaciuto. Dovevamo capirlo fin dal 1948, ma tant'è. Forse aveva ragione Renzi. Forse aveva ragione Veltroni, quando con Berlusconi fortissimo parlando di vocazione maggioritaria prese quasi il 34% lasciando i comunisti fuori dal Parlamento".

Invece che succede? Succede che giornali, talk show e politici giovani e anziani - gli stessi che hanno sostenuto la svolta a sinistra di Bersani e diffamato Renzi e Veltroni in quanto corpi estranei alla sinistra - spiegano con la stessa sicumera che ha condotto Bersani al disastro che il PD ha perso ed è nel caos perché è stato poco radicale, troppo inciucista, quasi di destra. Una follia.

Amo rivinto in the world

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Dopo il Premio Ferrari Copertina dell'anno, vinto giovedì sera alla Triennale di Milano, ieri notte IL ha vinto un argento alla 48esima edizione degli SPD Awards, gli Oscar del design grafico di New York dove l'anno scorso ha ottenuto 3 ori.

Il premio di quest'anno è per questa infografica sulle operazioni antiterrorismo americane in Africa.

Perdere il New Yorker

Se pure il New Yorker arriva a sostenere che la Casa Bianca ha nascosto le bugie sulla strage di Bengasi, be', vuol dire che per Obama non si mette bene.

Amo vinto

Come sapete da Twitter e dal Sole 24 Ore, ieri sera alla Triennale di Milano IL ha vinto il premio Ferrari "Copertina dell'anno" per la cover che vedete qui (la mia prima cover, marzo 2012, le altre... un disastro). Il premio è stato assegnato da una giuria composta da (Stella, Saviano, Toscani, Calabrò, Giordano, Donelli, Sabelli Fioretti, M.Feltri, Lorenzetto, Carelli). C'è stato il "the winner is". Poi i discorsi, le foto, il mega diploma. Arriveranno (dove?) le mille bottiglie di Ferrari. Anna Kanakis mi ha detto "bravo". Nella cinquina c'erano l'Espresso, Panorama, IoDonna e il Venerdì. Nella categoria "titolo dell'anno" ha vinto Repubblica con "Giulietta e Khaled".

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Che cosa c’è nel nuovo #IL51

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In copertina ci sono le operazioni di imbandieramento dell'Aula di Montecitorio in occasione del giuramento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il titolo è Rifare l'Italia, senza rifare gli italiani. Un manifesto per uscire dalle secche di questi 20 anni di Giuliano da Empoli e Andrea Romano. Con interventi sul futuro dell'Italia di quattro grandi scrittori: Alessandro Piperno, Camilla Baresani, Antonio Pascale e Francesco Pacifico.

Le foto della cover story sono di Alessandro Imbriaco e ritraggono funzionari, dipendenti e lavoratori della Camera dei Deputati. La super casta del palazzo della Casta che è una grandissima eccellenza del nostro paese e meno male che c'è, perché è capace di far funzionare la macchina, di mantenere la continuità costituzionale nel rispetto della legge e anche in presenza di un personale politico diciamo inesperto.

C'è molto altro, su questo numero. Stefano Pistolini ricorda la Generazione X.
Veronica Raimo
, Vincenzo Latronico, Guido Vitiello, Giampiero Mughini, Paul Berman e tutti gli altri arricchiscono la sezione culturale Rane.

L'intervista larga di Francesco Pacifico è al grande inviato di guerra di Repubblica Bernardo Valli.

E poi Luca Sofri e Giorgio Fontana sull'illusione di trovare tutto sul web. Francesco Costa sulle giovanili di partito da rottamare. C'e ancora altro, a cominciare dalla stroncatura preventiva del numero di Arianna Bonazzi, da Tabloid e della Guerra lampo per radere al suolo la Sicilia, ma mai dimenticarsi di Gioia Marzocchi.

Su IL l’anticipazione del nuovo libro di Matteo Renzi

Il nuovo libro di Matteo Renzi uscirà a breve per Mondadori, col titolo Oltre la rottamazione. Su IL di novembre è uscita un'anticipazione. Eccola qui.

Edizione straordinaria di #IL31



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Beyond Biancofiore

Tra poco meno di un anno e mezzo, novembre 2014, in Americ asi terranno le elezioni di midterm. I riflettori sono sul Senato, dove Obama ha una maggioranza di 55 seggi a 45 (non sempre, come si è visto su una fiacca proposta di regolamentazione della vendita delle armi. Sono 33 i seggi che saranno rinnovati. Venti oggi sono occupati da Democratici e solo 13 da Repubblicani. Non di buon auspicio per la conferma della maggioranza Democratica al Senato. Le cattive notizie per Obama sono due. Una quella buona. <1> La prima cattiva è che si ritirano un bel po' di storici senatori Democratici che altrimenti a novembre avrebbero passeggiato fino a Capitol Hill. La seconda è che sono stati eletti in Stati conservatori o in Stati dove Obama l'anno scorso ha perso: Alaska, West Virginia, Iowa, Montana, North Carolina, Arkansas. La buona notizia è che gli sfidanti Repubblicani non si sono ancora appalesati. Non solo: nelle ultime due tornate elettorali, con le primarie, Repubblicani hanno scelto candidati estremisti e impreparati e inadeguati a competere alle elezioni generali. Ripeteranno lo stesso errore, ora che hanno davanti una possibile strada per riconquistare il Senato?

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