Durerà? Chi lo sa? Dipenderà da quanto terrà il PD e dalle pulsioni elettorali di Berlusconi (oltre che dalle sue vicende giudiziarie). Ecco, se la delegazione governativa PDL avesse evitato di andare a Palazzo Grazioli subito dopo il primo Consiglio dei ministri sarebbe stato meglio. Il governo di Enrico Letta è l'unico governo possibile. I nomi sono buoni. C'è grande inesperienza, è vero, ma non all'Economia, Giustizia, Esteri eccetera. La maggioranza è ampia, ma senza dubbio debole. Ma deboli sono anche quelli rimasti fuori. Debole è l'Italia.
Il voto segreto non è previsto per consentire manovre di potere o killeraggi di persone per bene. E' previsto dalla Costituzione più bella del mondo per garantire la libertà dei parlamentari di esprimere in piena coscienza un voto importante e decisivo, al riparo dalle possibili ripercussioni in caso di non adesione al diktat del vertice di partito. Basta aver fatto educazione civica alle medie, per saperlo. E c'è, appunto, nella Costituzione più bella del mondo. E poi gli stessi che si lamentano che il Porcellum abbia eletto come deputati degli automi scelti dai vertici di partiti ora si lamentano che duecento supposti automi abbiano scelto, be', autonomamente chi eleggere alla Presidenza della Repubblica. Delle due l'una: o la Costituzione favorisce trame occulte di potere o è la più bella del mondo; o vi lamentate delle liste bloccate dai segretari di partito o della mancanza di disciplina di partito. Tertium è una stronzata.
Ricordarsi che i veri mentecatti, molto più dei fascistelli ignoranti che bevono acqua pubblica, sono quei politici, quegli intellettuali e quei giornalisti che ne hanno cantato le lodi e li hanno corteggiati, fino a consegnarsi a mani alzate. Sono quasi tutti del PD e di area, ma se il premio di maggioranza fosse andato al PDL credo che sarebbe successa la stessa cosa.
Quando fate un partito o un giornale con, per e di persone normali?
Da vent'anni nelle tv pubbliche e anche private, sui giornali, sui libri, a scuola e nelle università il pensiero unico collettivo ha diviso il paese mettendo da una parte il bene e dall'altra il male. Un indottrinamento ossessivo e violento che spiega per quale motivo oggi la sinistra italiana considera leader politici come Marini o D'Alema o Napolitano, non certo berlusconiani, come dei pericolosi associati del Cav.
Il punto è che vent'anni di Repubblica e dei suoi editorialisti – appelli degli intellettuali e post-it e se-non-ora-quando compresi – hanno trasformato la sinistra italiana in un Vietnam di estremismi moralistici che peraltro poi si ribella contro chi prima ha appiccato il fuoco e poi ha cercato inutilmente di contenerlo. Le infuocate fascisterie di questi giorni, compresa la discesa a Roma di Grillo, sono figlie di questo pensiero unico collettivo alimentato dagli apprendisti stregoni. Si dovrebbero dimettere loro, non Bersani.
Impossibile commentare un tale grottesco risultato. Mi affido a un tweet che ho letto stamane a firma di Bill Emmott, l'ex direttore dell'Economist che fece la famosa copertina Why Berlusconi is unfit to lead Italy:
@bill_emmott: Can anyone think of a more incompetent political leader, more disconnected from reality, than Italy's Pier Luigi Bersani?
Il tweet è stato scritto PRIMA della debacle su Prodi. Non c'è da aggiungere altro sulla giornata che forse ha cancellato il PD as we know it.
Non c'è alcuna differenza tra Marini e Prodi. Sono stimati leader del Pd, anche se fino a ieri credevamo ex, entrambi di estrazione cattolica, con ampia esperienza nelle aziende di Stato e nel sindacato, e poi nella politica e nei ruoli istituzionali. Il centrosinistra ha votato con grande slancio Prodi per due volte e una volta anche per Marini (alla seconda carica dello Stato, nientemeno).
Si può essere favorevoli o contrari a quello che rappresentano e che hanno fatto, sia dell'uno sia dell'altro. La cosa che non si può fare è una crociata contro uno o una battaglia a favore dell'altro. Non si può fare, a meno che non si voglia partecipare a faide personali, più che politiche.
Quali sono le differenze politiche, programmatiche o ideologiche tra i due? Nessuna. Non ci sono. Può piacere uno più dell'altro, magari sul lato umano o personale, ma non c'è vera diversità. Bruciare la tessera del PD in caso di elezione di Marini e festeggiare per strada in caso di salita di Prodi al Quirinale non ha alcun senso. Sono della medesima famiglia politica, hanno fatto politica insieme, hanno fondato lo stesso partito, sono più o meno coetanei. Viaggiano in coppia. Se Renzi è contrario a Marini non può essere favorevole a Prodi.
Una differenza, in realtà, c'è.
L'unica differenza è che Marini prenderebbe i voti di Berlusconi e Prodi no. Nel mondo normale è logico sostenere quello della propria squadra che piace anche di là, ma nel mondo PD vale invece l'opposto: se un politico non è considerato insultante per gli avversari allora non vale niente e quindi si sceglie quello che a un'altra metà di italiani fa schifo col risultato, be', col risultato che abbiamo davanti. E, tra l'altro, vi ricordate le primarie tra Renzi e Bersani? Ecco, è la stessa cosa.
Con il no a Marini e il sì potenziale a Prodi stiamo di nuovo scegliendo Bersani su Renzi, perlomeno sul fronte della capacità di parlare (e di non insultare) a chi vota dall'altra parte.
(Ora non mi dite che ai grillini però piace Prodi e non piace Marini perché è vero che non gli piace Marini, ma perché vogliono cancellare i sindacati e Marini è un sindacalista, quanto a Prodi, mistero procedurale sulle Quirinarie a parte, come si spiega che possa piacere l'uomo che ci ha portati nell'Euro se poi come obiettivo principale c'è uscire dall'Euro? Misteri della Casaleggio Associati)
Il punto è che il PD è diventato quel partito lì. Ha detto addio alla vocazione maggioritaria di Veltroni e ha abbracciato una vocazione minoritaria alla demonizzazione dell'avversario di centrodestra (che, ovviamente, ci ha messo di suo per farsi demonizzare).
Ora gli apprendisti stregoni non sono più in grado di domare l'incendio. I nuovi dirigenti di scuola bersaniana credono davvero che i grillini siano una costola della sinistra (vedi Ale Moretti, portavoce di Bersani, che al suo secondo voto parlamentare ha tradito il segretario) e ne sono convinti al punto da consegnarsi (Grillo dice più correttamente "ad arrendersi") ai pentastellati. Il PD è sulla strada giusta per diventare una costola di Beppe Grillo e della Casaleggio Associati.
L'unico antidoto è Matteo Renzi, ma difficilmente il sindaco di Firenze avrà la forza di dire di no a Prodi così come ha detto di no a Marini. E questo è un guaio, perché il no a Marini seguito da un sì a Prodi non si spiega in nessun modo. E l'unico modo con cui si potrebbe spiegare – l'antiberlusconismo viscerale da questa parte e l'antiprodismo viscerale da parte del Pdl che tanto eccita le nuove leve – è esattamente la negazione del senso della grande sfida politica lanciata da Matteo Renzi.
