Exit polls unanimi: Newt Gingrich ha vinto le primarie repubblicane in South Carolina. Al secondo posto: Mitt Romney. Tre vincitori diversi, quindi. Santorum in Iowa, Romney in New Hampshire e Gingrich in South Carolina. Il 30 si vota in Florida, dove si prevede battaglia a due Romney-Gingrich. Con questa vittoria di Gingrich, e magari con la buona performance di Mitch Daniels al contro Stato dell'Unione di martedì, potrebbe diventare più realistica la previsione di Bill Kristol fatta in Iowa al Sole 24 Ore: non è finita, i repubblicani sono divisi, scenderà in campo qualcun altro, magari Daniels.
Con un altro colpo di scena, nella notte italiana di ieri, il Partito repubblicano dell'Iowa ha dichiarato ufficialmente che Rick Santorum ha vinto i caucus del 3 gennaio. È il terzo "ufficialmente" di quest'anno. La notte del 3, il partito ha comunicato che Mitt Romney aveva vinto per 8 voti. Due giorni fa, sempre ufficialmente, il riconteggio ha portato Santorum avanti di 34 voti ma con i risultati di 8'seggi perduti. Pareggio quindi. Ieri notte, terzo risultato: ha ufficialmente vinto Santorum.
Romney, intanto, è in difficoltà. Oggi si vota in South Carolina, dove fino a ieri l'altro era in grande vantaggio. Gli ultimi sondaggi lo danno dietro a Newt Gingrich, anche di 9 punti. In un paio di giorni è passato da quasi 3 vittorie su 3, a soltanto una su tre.
Daniele Raineri sul Foglio di oggi racconta, come è giusto che facciano i grandi giornali, il dibattito intellettuale americano sull'Iran, anche per non rimanere sorpresi, poi, quando l'America, magari l'America di Obama, autorizzerà un intervento armato. Sulla rivista dell'establishment americano di politica estera, Foreign Affairs, c'è un mini saggio di Matthew Kroenig, già consigliere del Segretario alla Difesa di Obama, che spiega perché sia arrivato il tempo di bombardare l'Iran, ovvero le centrali nucleari degli Ayatollah. Sullo stesso numero di Foreign Affairs ci sono vari altri interventi, a favore o contro, e c'è un altro articolo dal titolo "The Case for Regime Change in Iran" scritto da James Fly e da Gary Schmitt, due neoconservatori. Schmidt è stato il direttore del famigerato Project for a New American Century e Fly è il direttore di Foreign Policy Inititiative, il centro studi di politica estera neocon che ha preso il posto del Pnac. I due neoconservatori dicono che bombardare i siti nucleari potrebbe essere inutile, oltre che un errore. Il problema è la natura del regime, semmai si deve puntare a cambiare il regime: Go Big, Then Go Home.
Il nuovo fascicolo di Foreign Affairs si apre con una serie di articoli storici, nel senso di scritti nel passato, che dovrebbero aiutare a comprendere meglio le radici ideologiche del mondo moderno e del rapporto tra democrazia e capitalismo. Uno dei primissimi articoli, datato 1923 e a firma del professore della London School of Economics Harold Laski, si intitola "Lenin and Mussolini". L'autore spiega che Lenin e Mussolini sono fenomeni dittatoriali molto, molto, simili. E spiega, siamo nel 1923, che il mondo tratta meglio Mussolini di Lenin perché almeno Mussolini difende la proprietà privata.
Il Partito Repubblicano dell'Iowa ha ricontato i voti dei caucus e ha ufficialmente dichiarato che è finita in pareggio. Santorum, in realtà, è avanti di 34 voti, ma i voti di 8 sezioni sono stati permanentemente persi.
Simone Felice è il cantante, autore e batterista dei meravigliosi Felice Brothers (e uno dei due leader di The Duke & The King), a inizio aprile uscirà il suo prima disco solista intitolato Team Love con canzoni dal titolo "Courtney Love" e "Ballad of Sharon Tate". Il primo singolo si intitola "New York Times" (qui in una versione unplugged)
Si è ritirato Jon Huntsman, sosterrà Mitt Romney. Si compatta il fronte moderato e tecnocratico, anche se Huntsman non pesa moltissimo. L'altro stia a Romney resta Rick Santorum, fresco di sostegno dei leader evangelici. Rick Perry è probabile che lasci dopo il voto in South Carolina (il 21), Newt Gingrich forse continuerà anche in Florida. Ron Paul starà sempre lì, ma è il primo a sapere che non sarà nominato.