Camillo - Il blog di Christian Rocca

archivio / Musica

Com’è il nuovo disco di Ben Harper

«Vorrei scrivere canzoni d’amore», ha detto Ben Harper alla rivista Atlantic. Ma ha anche aggiunto che non può ancora farlo; almeno fino a quando in America continuerà a esserci «la tassa sulla melanina», sull’avere la pelle di colore nero. Ben Harper è un cantautore di protesta, ma riluttante, ha sintetizzato il mensile americano nel presentare [...] Continua...

Il più bel disco dell’anno (finora)

Sì, è un po’ presto, lo so. Ma, davvero, Ouroboros di Ray LaMontagne è un disco formidabile. Il più bello dell’anno, almeno finora. LaMontagne stesso è formidabile, ma stavolta si è superato. Voi direte, chi è Ray LaMontagne? Cominciamo dall’inizio. Ecco che cosa scrivevo sei anni fa, sulla rubrica Gommalacca nella Domenica del Sole 24 [...] Continua...

I tre dischi jazz della settimana

1 I long to see you di Charles Lloyd & The Marvels (Blue Note) Charles Lloyd è un grande vecchio del jazz. Suona il sassofono, e anche il flauto, ed è un immenso talent scout. Scoprì Keith Jarrett, Michel Petrucciani e Jack DeJohnette, per dire. Negli anni Sessanta riempiva gli stadi e condivideva i palchi con i Grateful [...] Continua...

Altri dischi dell’anno

Ok, come tutti gli anni, a leggere le classifiche pubblicate dai giornali mi accorgo in ritardo di un bel po' di dischi che non avevo ascoltato o che mi erano sfuggiti. Ne segnalo tre formidabili:

Kamasi Washington, The Epic: uno che debutta con un ellepì triplo di jazz, ma che è anche un triplo ellepì soul e hip hop, va già ascoltato con attenzione. E poi se lo ascolti con attenzioni incontro il nuovo jazz. Kamasi Washington è anche uno degli arrangiatori dell'album di Kendrick Lamar, To Pimp a Butterfly, da gran parte delle classifiche dei grandi giornali internazionali il miglior disco dell'anno (a me, a parte King Kunta, non mi dice nulla).

Cassandra Wilson, Coming Forth By Day: non avevo ascoltato il disco perché l'enneismo tributo alla grandissima Billie Holiday mi aveva già annoiato ancora prima di finire di leggere la segnalazione. Invece è un disco formidabile, le canzoni di Billie Holiday passano attraverso il filtro rock dei Bad Seeds di Nick Cave, tornano jazz con la voce di Cassandra Wilson e diventano nuove, potenti, contemporanee. Gran disco.

Joey Alexander, My favorite things: standard del jazz, ma suonati da un pianista di 11 anni, nato nel 2003. Wow.

Li aggiungo nelle playlist.

ECCO LA PLAYLIST, su Apple music
Ecco la playlist di Jazz (senza Vijay Iyer, non presente su Music)

De Gregori canta Dylan e De Gregori

Sono senza dubbio canzoni di Dylan, affrontate con devozione e umiltà. Ed è già una cosa sorprendente, visto che sia Bob Dylan sia Francesco De Gregori sono noti per destrutturare i loro brani per il continuo tormento, misto a orgoglio, dei rispettivi fan. Ma la cosa sbalorditiva è che i brani di Amore e Furto [...] Continua...

Come Brad Mehldau ha salvato il jazz

Brad Mehldau è il pianista più influente degli ultimi venti anni, ha scritto il New York Times. I puristi del jazz tendono a dissentire, ma in realtà hanno ragione entrambi, fan e critici. Mehldau è la cosa migliore capitata al jazz da parecchio tempo a questa parte proprio perché si è allontanato dalla polverosa sacralità [...] Continua...

Best music of 2015 (sì, il listone, anche quest’anno: sono 34 dischi, con playlist)

Una classifica degli album che mi sono piaciuti di più nell'anno in cui è uscito un disco di Sufjan Stevens ha un esito prevedibile: Carrie & Lowell di Sufjan Stevens è il disco che mi è piaciuto di più nel 2015. Eppure nella lista ci sono cose molto sorprendenti, almeno per me, e che sfuggono alla categoria singer-songwriter, cioè all'unica che mi appassiona da qualche anno. C'è The Weekend, disco dell'anno extra Sufjan, e anche i Tame Impala e Lana Del Rey e Taylor Swift (Taylor Swift è un genio).

Aggiungo un paio di italiani, i meravigliosi Jova e De Gregori canta Dylan, anzi anche un terzo: Calcutta. Qualcosina di jazz, ma poco, ne ho ascoltato poco di jazz, e una sincera delusione per gli altri miei guilty pleasure Adele e i Coldplay e gli U2 (dischi deboli, eppure con un paio di brani strepitosi each).
Un disco dei Decemberists, e ne hanno fatti due, ce lo metto sempre anche se nessuno dei due è tra i loro migliori.
La delusione più grande è il disco di Jonny Greenwood, un'infatuazione per le strutture musicali raga in ritardo di una quarantina d'anni da George Harrison e poi da tutto quello che è seguito: se vuoi fare l'intellettuale colto e visionario, trova altre strade, questa è già stata asfaltata.
(Nel cambio da Spotify a Music di Apple, potrei essermi perso qualcosa che mi era piaciuto molto ma a pensarco bene se non me lo ricordo forse non mi sono perso niente).
Update: su Twitter mi fanno giustamente notare che il disco di Taylor Swift è uscito alla fine del 2014. Ops, vero, ma come ha scritto l'anno scorso un critico del NYT proprio a proposito di Taylor Swift se non è su Spotify o, adesso, su Music, per me non esiste. E su Music, a fatica, è arrivato solo nel 2015. Ciao 

Comunque ecco (in fondo la playlist):
Sufjan Stevens - Carrie & Lowell
The Weeknd - Beauty behind madness
Tame Impala - Currents
Taylor Swift - 1989
Ryan Adams -1989
Mumford & Son - Believe
Alabama Shakes - Sound and color
My morning Jacket - The Waterfall
This is the kit - Bashed out
Kurt Vile - B'lieve I'm going down
Jill Andrews - The war inside
Seth Avett and Jessica Lea Mayfield sing Elliot Smith
Halsey - Badlands
Villagers - Darling Arithmetics
Stranger cat - In to the wilderness
Natalie Prass - Natalie Prass
Watkins Family Hour - Watkins Family Hour
The Maccabees - Marks to Prove it
Courtney Barnett - Sometimes I sit and think, and sometimes i just sit
The Decembrists - What a terrible world, what a beautiful world
The Decemberists - Florasongs
Father John Misty - I love you, honeybear
Flo Morrissey - Tomorrow will be beautiful
Shawn Colvin - Uncovered
Samantha Crain - Under branch & thorn & tree

Italiani
Jovanotti - 2015 cc
De Gregori canta Dylan
Calcutta - Mainstream

Jazz
Kamasi Washington – The Epic
Brad Mehldau - 10 Years Solo
Cassandra Wilson - Coming Forth By Day
Joshua Redman & The Bad Plus - The Bad Plus Joshua Redman
Matthew Shipp - The conduct of jazz
Christian Scott aTunde Adjuah - Stretch music
Revive Music Presents: Supreme Sonacy Vol. 1
Vijay Iyer Trio - Break Stuff
Joey Alexander - My favorite things


Canzoni che ho ascoltato molto, oltre a quelle dei dischi sopra:
Strangers di Israel Nash
Up & up dei Coldplay
Hello di Adele
Adrenaline di Matt Nathanson
U2 - Every breaking wave

ECCO LA PLAYLIST, su Apple music
Ecco la playlist di Jazz (senza Vijay Iyer, non presente su Music)

Lorenzo al Forum di Milano, in questi giorni impazziti

Un altro concerto di Jovanotti. Un nuovo concerto di Jovanotti. Un diverso concerto di Jovanotti. Continua...

Pillole di Gommalacca/Ryan Adams

Il disco più coraggioso, folle e autoironico dell'anno è di Ryan Adams. Ha rifatto l'ultimo disco di Taylor Swift, 1989, in versione alt-country. Non un disco di cover del passato. Un disco di cover del disco pop che ha venduto di più quest'anno.
Io sono un fan di Taylor Swift, solitamente bistrattata per il suo country pop leggerino, ma per me un genio fin da quando ho sentito la prima volta Fifteen e non mi è mai più uscita dalla mente. Ora Ryan Adams fa capire che le sue canzoni sono belle con arrangiamenti alt-country e alla Springsteen (tipo Welcome to New York, di cui però preferisco l'originale)

#Lorenzoneglistadi2015 #SanSiro #DayOne

Alla fine, dopo oltre due ore, mi sono reso conto che il nuovo spettacolo di Jovanotti negli stadi deve essere visto tre o quattro volte per apprezzarlo in tutta la sua enormità. La prima per la musica, la seconda per le immagini, la terza per l'integrazione tra parole e video, la quarta per la consapevolezza della visione globale. 

Che io sappia non esistono altri show così altamente congegnati e prodotti, se non a Broadway, e per questo è corretto parlare di uno show e non solo di un concerto. 

Anche tecnicamente questo show è un portento. Una cosa su tutte: il megaschermo (una volta si chiamava così) dietro la Band ha una definizione mai vista, mentre l'uso delle luci, della grafica e delle illustrazioni farà giurisprudenza, come la fece lo Zooropa tour degli U2 molti anni fa. 

Alla prima a San Siro, io ho seguito la musica. Il suono, gli arrangiamenti, l'impatto dal vivo delle nuove canzoni. Il clima è decisamente più rock del solito, grazie anche alla seconda chitarra di Danny Bronzini. Riccardo Onori si smazza ancora gran parte del lavoro, ma è anche più libero nelle parti soliste (stupendo il finale di A Te, che a me nel disco invece non piaceva). 

A metà concerto c'è un prolungato momento epic rock che mi ha ricordato gli U2 pre Joshua Tree (non mi sono segnato su quale canzone, sorry). Certo, c'è anche la dance che piace tanto a Lorenzo, culminata in Non mi annoio, Falla Girare e Tanto Tanto Tanto suonate e cantate sul tempo di Non mi annoio. 

Day One ha preso il volo con Il più grande spettacolo ma la canzone che, a mio parere, ha reso di più è L'Estate addosso, compresa la citazione di Abbrozantissima e di Enola Gay: il pubblico cantava e ballava come se non ci fosse stato un domani e magicamente trasformava un'irresistibile melodia radiofonica in un rituale estivo da prendere maledettamente sul serio. 

Lo show, ancora da affinare in alcuni passaggi e cambi di scena, mi è sembrato al suo meglio nel momento "disco San Siro", e questo era capitato anche due anni fa, quando la Band suona Tutto l'amore che ho, La notte dei desideri e Tensione evolutiva. E, prima ancora, con Ora, Sabato e, malfunzionamento di microfono permettendo, Tutto Acceso. 

Sorprendente Serenata rap, anzi funk, in stile Prince. Tra le canzoni del nuovo disco, oltre a quelle già citate, anche L'Alba, Musica, una fantastica Il mondo è tuo e una potentissima Gli immortali con Lorenzo che canta a squarciagola, fino a strapparsi le corde vocali, in mezzo al pubblico. Ma ci sono anche Una scintilla e L'astronauta che a me sembrano su 30 canzoni le più deboli del disco, ma che invece sono tra le preferite di due dei tre amici con cui ho visto il concerto. In ogni caso è discutibile aver lasciato fuori Ragazza Magica, Libera, Si alza il vento, Le storie vere, Insieme, Con uno sguardo e altri brani del nuovo disco. E anche Baciami ancora. E vogliamo parlare del reato di non aver suonato Mi fido di te, attenuato solo dall'aver rispolverato Fango (assente nel precedente tour negli stadi)? Non ha cantato nemmeno Gente della Notte, che è un momento importante del suo repertorio. Ma vabbè, ciascuno ha le sue preferite. 

Il finale con Ti porto via con me è una di quelle esperienze che solo i grandi concerti sanno regalare: musica spenta e pubblico instancabile che intona un interminabile oh, ohoo, ohooo che risuona nelle orecchie anche fuori dallo stadio e anche adesso che sto scrivendo. Al modo di Biko di Peter Gabriel, per intenderci. 

Poi c'è Lorenzo. Più instancabile del suo pubblico e con uno sguardo metà orgoglioso e metà grato, forse anche stupito, che i pixel del megaschermo non riescono a nascondere. 

Alla fine era esausto. E felice. Pure io. 

PS

Tutta la mia stima al marketing di Topolino che durante Ragazzo fortunato ha fatto lanciare l'ultimo numero, quello con Paperotti, sul palco. Lorenzo lo ha preso, lo ha mostrato e se l'è messo in testa. Sembrava un momento scritto dello show, e anche perfetto. Invece no: è stata un'improvvisazione di un fan. Stasera mi sa che faccio lanciare IL. 

Pillole di Gommalacca/Mumford & Sons

Il nuovo disco dei Mumford & Sons, Wilder Mind, è bellissimo. Altrove troverete critiche opposte. Diciamo che non si leggevano stroncature così indignate a un gruppo più o meno dalla svolta elettrica di Bob Dylan. Però: i Mumford & Sons non sono Bob Dylan (anche se Sua Bobbità ha suonato con loro e con i veri eroi del neofolk, gli Avett Brothers). Più che Dylan, semmai, le critiche alla "svolta Coldplay" dei Mumford & Sons ricordano le nostalgie civatiane o tsiprasiane o pignete di una sinistra conservatrice, minoritaria e soprrattutto posticcia. Scrivo posticcia perché la sinistra estetica, chiamiamola per comodità hipster, è solo una posa, non un'idea radicata nella tradizione della sinistra (i comunisti agli hipster gli avrebbero menato), così come è una posa estetica anche il neo-folk dei londinesi Mumford and sons. Detto questo, a me piacevano i Mumford & Sons neo-folk e mi piacciono ancora di più in questa nuova versione più pop-rock, più commerciale, alla The National e alla Coldplay. Le nuove canzoni sono elettriche, con batteria e tastiere, si aprono al modo dei Coldplay e già te le immagini nelle arene con le luci bianche tutte accese a illuminare il pubblico che balla e canta. Ascoltate Believe, Snake Eyes, The Wolf, Tompkins Square Park, Just Smoke, Only Love, Hot Gates, vabbè, tutte. A ogni ascolto migliora. Bravi.

 

Pillole di Gommalacca / Villagers

C'è questo piccolo disco che è una meraviglia. Si intitola Darling Arithmetics ed è di Villagers. Villagers, in realtà, è un ragazzo dublinese che si chiama Conor O’Brien (quattro quinti di Damien Rice e un quinto di Bright Eyes). Darling Arithmetics è il diario di un coming out omosessuale. Ascoltate, in particolare, Courage (col formidabile attacco: «Took a little time to get where I wanted. It took a little time to get free. It took a little time to be honest. It took a little time to be me») e Hot Scary Summers («Remember kissing on the cobblestones. In the heat of the night. And all the pretty young homophobes. Looking out for a fight»).

Pillole di Gommalacca / Stranger Cat

Uno dei critici del New York Times ha scritto che molti giornalisti del giornalone americano hanno il nuovo disco di Sufjan Stevens in repeat (ecco finalmente qualcosa in comune tra il NYT e IL). Sufjan però non basta mai, ma ora lo si può alternare con il debut album dei Stranger Cat (Cat è Cat Martino, cantante del giro SS e Sharon Van Etten). Il disco, In the wilderness, è genere SS elettronico, ma senza la geniale follia di Sufjan. Sirens e Fig Tree sono le canzoni più pop, mentre in I Promise suona anche SS.

Pillole di Gommalacca/This is the kit

Quanto. È. Bello. Questo. Disco. Bashed Out dei This is the kit che in realtà sono una ragazza Kate Stables che scrive, canta e suona banjo e trumpet e chitarra e percussioni. British folk, psichedelico e minimalista. Bashed Out e il suo terzo disco, ce ne accorgiamo solo ora perché solo ora è entrata nel giro dei National. 

Che bel disco!

Dave Eggers intervista Sufjan Stevens

Da un formidable genio a un altro che sta per uscire con la sua struggente ultima opera: Carrie & Lowell, un disco triste e bellissimo. Dave Eggers intervista Sufjan Stevens. Magneti molto più che confusi. 

Qui l'articolo sul Guardian. 

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