
Dopo il Premio Ferrari Copertina dell'anno, vinto giovedì sera alla Triennale di Milano, ieri notte IL ha vinto un argento alla 48esima edizione degli SPD Awards, gli Oscar del design grafico di New York dove l'anno scorso ha ottenuto 3 ori.
Il premio di quest'anno è per questa infografica sulle operazioni antiterrorismo americane in Africa.
Se pure il
New Yorker arriva a sostenere che la Casa Bianca ha nascosto le bugie sulla strage di Bengasi, be', vuol dire che per Obama non si mette bene.
Come sapete da Twitter e dal Sole 24 Ore, ieri sera alla Triennale di Milano IL ha vinto il premio Ferrari "Copertina dell'anno" per la cover che vedete qui (la mia prima cover, marzo 2012, le altre... un disastro). Il premio è stato assegnato da una giuria composta da (Stella, Saviano, Toscani, Calabrò, Giordano, Donelli, Sabelli Fioretti, M.Feltri, Lorenzetto, Carelli). C'è stato il "the winner is". Poi i discorsi, le foto, il mega diploma. Arriveranno (dove?) le mille bottiglie di Ferrari. Anna Kanakis mi ha detto "bravo".
Nella cinquina c'erano l'Espresso, Panorama, IoDonna e il Venerdì. Nella categoria "titolo dell'anno" ha vinto Repubblica con "Giulietta e Khaled".

In copertina ci sono le operazioni di imbandieramento dell'Aula di Montecitorio in occasione del giuramento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il titolo è Rifare l'Italia, senza rifare gli italiani. Un manifesto per uscire dalle secche di questi 20 anni di Giuliano da Empoli e Andrea Romano. Con interventi sul futuro dell'Italia di quattro grandi scrittori: Alessandro Piperno, Camilla Baresani, Antonio Pascale e Francesco Pacifico.
Le foto della cover story sono di Alessandro Imbriaco e ritraggono funzionari, dipendenti e lavoratori della Camera dei Deputati. La super casta del palazzo della Casta che è una grandissima eccellenza del nostro paese e meno male che c'è, perché è capace di far funzionare la macchina, di mantenere la continuità costituzionale nel rispetto della legge e anche in presenza di un personale politico diciamo inesperto.
C'è molto altro, su questo numero. Stefano Pistolini ricorda la Generazione X.
Veronica Raimo, Vincenzo Latronico, Guido Vitiello, Giampiero Mughini, Paul Berman e tutti gli altri arricchiscono la sezione culturale Rane.
L'intervista larga di Francesco Pacifico è al grande inviato di guerra di Repubblica Bernardo Valli.
E poi Luca Sofri e Giorgio Fontana sull'illusione di trovare tutto sul web. Francesco Costa sulle giovanili di partito da rottamare. C'e ancora altro, a cominciare dalla stroncatura preventiva del numero di Arianna Bonazzi, da Tabloid e della Guerra lampo per radere al suolo la Sicilia, ma mai dimenticarsi di Gioia Marzocchi.
Il nuovo libro di Matteo Renzi uscirà a breve per Mondadori, col titolo Oltre la rottamazione. Su IL di novembre è uscita un'anticipazione. Eccola
qui.
Tra poco meno di un anno e mezzo, novembre 2014, in Americ asi terranno le elezioni di midterm. I riflettori sono sul Senato, dove Obama ha una maggioranza di 55 seggi a 45 (non sempre, come si è visto su una fiacca proposta di regolamentazione della vendita delle armi. Sono 33 i seggi che saranno rinnovati.
Venti oggi sono occupati da Democratici e solo 13 da Repubblicani. Non di buon auspicio per la conferma della maggioranza Democratica al Senato. Le cattive notizie per Obama sono due. Una quella buona.
<1> La prima cattiva è che si ritirano un bel po' di storici senatori Democratici che altrimenti a novembre avrebbero passeggiato fino a Capitol Hill. La seconda è che sono stati eletti in Stati conservatori o in Stati dove Obama l'anno scorso ha perso: Alaska, West Virginia, Iowa, Montana, North Carolina, Arkansas. La buona notizia è che gli sfidanti Repubblicani non si sono ancora appalesati. Non solo: nelle ultime due tornate elettorali, con le primarie, Repubblicani hanno scelto candidati estremisti e impreparati e inadeguati a competere alle elezioni generali. Ripeteranno lo stesso errore, ora che hanno davanti una possibile strada per riconquistare il Senato?

Il nuovo numero di IL, il 51, esce venerdì 10 maggio con il Sole 24 Ore.
Molto belle le due pagine di Adriano Sofri sul Foglio di oggi, sintetizzate nella sua Piccola Posta: Guantanamo va chiusa. Ma il problema non è se il carcere speciale antiterrorismo vada chiuso. Non lo scrivo per benaltrismo. Al contrario.
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Il primo
spot per la rielezione del governatore Chris Christie.
Strepitosa
column di David Brooks sul New York Times. I giovani opinionisti politici sono di due tipi: quelli impegnati (engaged) a difendere una parte e quelli distaccati (detached) da conformità e ortodossie. Purtroppo prevalgono i primi. Sapesse in Italia. Anche quelli anziani.
A me pare una cosa bella, bellissima, che stiano seduti intorno allo stesso tavolo gli ex avversari politici, nessun impresentabile, qualche tecnico di valore ed Emma Bonino. Un clima di pacificazione, distensione, unità. Non male. Mi pare già il miglior governo degli ultimi 20 anni (solo il primo Prodi era per la gran parte migliore). Ora sentiamo il programma di Letta, domani, con la speranza che sia innovativo perlomeno quanto la composizione del governo (con l'eccezione della delegazione montiana, d'epoca).
Durerà? Chi lo sa? Dipenderà da quanto terrà il PD e dalle pulsioni elettorali di Berlusconi (oltre che dalle sue vicende giudiziarie). Ecco, se la delegazione governativa PDL avesse evitato di andare a Palazzo Grazioli subito dopo il primo Consiglio dei ministri sarebbe stato meglio.
Il governo di Enrico Letta è l'unico governo possibile. I nomi sono buoni. C'è grande inesperienza, è vero, ma non all'Economia, Giustizia, Esteri eccetera. La maggioranza è ampia, ma senza dubbio debole. Ma deboli sono anche quelli rimasti fuori. Debole è l'Italia.
Prendetevi 5 minuti, leggetevi questo discorso-omaggio di Barack Obama a George W. Bush, chiedetevi quante stupidaggini sono state dette su 43 (a questo punto su uno dei due presidenti o su tutti e due) e lamentatevi della totale assenza di Fair Play istituzionale in Italia:
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Se ne sta discutendo. Problemi. C'è da ricompattare il PD, convincere il Presidente e naturalmente il PDL. Matteo Renzi finora ha sempre escluso questa strada, preferendo la via diretta della legittimazione popolare, ma lo scenario è cambiato, il PD è saltato, si va verso un saggio accordone ed è difficile, anche con Renzi, che il PD possa vincere le elezioni anytime soon. C'è questa possibilità, quindi, in accordo con quelli del PD con il sale in zucca e che sanno fare politica, per cambiare il paese. Che fare? Lasciar perdere o provarci senza rete? Non saprei; non sapevo, ma poi ho letto che per Lerner si tratta del ritorno di Craxi a Palazzo Chigi e i dubbi mi sono passati. Ci sono molti rischi: che tipo di governo, il personale che offrirà il centrodestra e l'affidabilità. Sempre che si faccia, perché non è per niente detto.
Il PD è saltato, ma sbaglia chi continua a motivare il patatrac sulla lotta tra ex Dc ed ex PCI. Non c’entra niente.
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