Camillo - Il blog di Christian Rocca

cose che non resteranno

C’era una volta un Muro a Berlino

Il 12 giugno 1987, esattamente 27 anni fa, Ronald Reagan fece il famoso discorso Tear Down That Wall. Qui un lungo articolo che racconta come nacque quel discorso e tutto il resto.

You look so good, #IL62

(Video)

In edicola venerdi 13, con il Sole 24 Ore

Che cosa c’è su #IL62

La storia di copertina è un estratto in esclusiva del nuovo saggio, La Quarta Rivoluzione, di John Micklethwite e di Adrian Wooldridge, il direttore e il principale editorialista dell'Economist. I due giornalisti raccontano e auspicano una quarta rivoluzione per cambiare l'idea dello Stato e per salvare la democrazia occidentale.

La foto di copertina, e quelle interne, sono della serie Faces in the Crowd dell'artista americana Alex Prager (a giorni, ad Art Basel, presenterà lo stesso progetto in versione short movie).

Questo numero ha anche un Music Report molto esteso, con dati sul mercato discografico, novità di ogni tipo, reportage da Nashville e una storia (anche italiana) su William Fantastic Man Onyeabor raccontata da Lorenzo Jovanotti.

Il fogliettone andrebbe scolpito nel marmo: I nostri figli non sono geni. L'Intervista Larga è a Daniel Libeskind. C'è un fantastico Tabloid speciale estate. Tanta Moda e la sempre più bella sezione culturale Le Rane.

Tra le firme di questo numero, oltre ai già citati, Matteo Bordone, Vincenzo Latronico, Claudia Durastanti, Giuliano da Empoli, Stefano Pistolini, Paolo Giaccio, Nadia Terranova e, in coppia, Marta Cagnola e Daniele Bellasio.

In edicola venerdì 13 giugno, con @ilsole24ore. E poi ovviamente anche su iTunes, Zinio e Business Class del Sole 24 Ore.

La nuova copertina #IL62



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Il nuovo numero di IL, il 62, uscirà venerdì prossimo 13 giugno con Il Sole 24 Ore

#LaQuartaRivoluzione

“Don’t do stupid shit”

La sempre in evoluzione dottrina Obama di politica estera, o meglio la non dottrina Obama di politica estera, passa ufficialmente dal Leading from behind/Bombing from Above al "Don't Fo Stupid Shit". Obama ne ha parlato, senza dire Shit, nel grandiosamente inutile discorso di West Point e in un pranzo di 90 minuti alla Casa Bianca con giornalisti ed editorialisti non necessariamente della sua parte (c'erano David Brooks, Susan Glasser, Jeffrey Goldberg, Tom Friedman, E.J. Dionne, Peter Bergen, Gerald Seib, Fareed Zakaria, Peter Beinart). Durante l'incontro pare che abbia usato la parola shit.

Ora il punto è che la prima "stronzata" l'ha fatta, scambiando cinque top talebani con il protagonista di Homeland.

Adelante, Obama, con juicio

Domani il presidente americano Barack Obama, con un gran discorso a West Point (dove Bush annunciò la dottrina del first strike) proverà a definire, ancora una volta la sua indefinibile politica estera. Criticato da più parti, da destra come da sinistra, per il suo distacco dagli affari internazionali e per la mancanza di una dottrina coerente, Obama è costretto a ridefinire la sua visione. Un compito difficile dopo anni di sbandamenti tra approccio Realpolitik e scatti idealisti, tra istinto pacifista e uso massiccio di bombardamenti con i droni, ulteriormente complicati dai disastri diplomatici con la Russia, il caos geopolitico in Ucraina, la crisi umanitaria in Siria e l'impasse con l'Iran. Anche l'ultima beffa, quella di essere stato sostituito dal Papa nel tentativo di accordo tra arabi e israeliani non depone a favore della leadership obamiana.

E insomma, a West Point, proverà a confutare le accuse di isolazionismo e a rilanciare l'interventismo. Un passo oltre, si dice, rispetto al leading from behind, al guidare il mondo dal sedile posteriore coinvolgendo gli altri. La parola d'ordine questa volta è "interventismo, ma senza esagerare". Insomma, la dottrina manzoniana dell'Adelante, Pedro, con juicio.

Lo specialista della sinistra

Claudio Cerasa è il cronista politico che conosce meglio di chiunque altro la natura della nuova classe dirigente della sinistra italiana. Non è un modo di dire: Cerasa sa di ciascuno dei protagonisti della Nuova Italia Renziana, e anche degli oppositori interni, più di quanto ne sappiano loro stessi. Ricordo che anni fa Cerasa proponeva [...] Continua...

IL Metodo Travaglio

Il metodo Travaglio (imbrogliare, sapendo di farlo) si abbatte su IL. Non ha capito niente, ma si sa che va in confusione quando non legge le carte bollate.

Animal House of Cards

Tre mesi fa, il 22 febbraio, Matteo Renzi è salito al primo piano di Palazzo Chigi da presidente del Consiglio dopo essere stato formalmente nominato dal Capo dello Stato e aver giurato fedeltà alla Repubblica. Tre giorni dopo, il suo Governo – composto da otto donne e otto uomini – ha ottenuto la fiducia del [...] Continua...

#IL61 esce DOMANI GIOVEDÌ 22 (non venerdì 23)

A causa di un annunciato sciopero dei poligrafici nazionali che potrebbe impedire l'uscita dei quotidiani di venerdì, il nuovo numero di IL, #IL61, sarà in edicola domani GIOVEDÌ 22 maggio con Il Sole 24 Ore.

Che cosa c’è su #IL61

La copertina l'avete vista. È un disegno di Giacomo Gambineri, uno dei più bravi "illustratori" italiani, ormai da quasi due anni colonna di IL e da allora anche collaboratore del New York Times, oltre che di Wired. Nella storia di copertina raccontiamo l'Animal House of Cards renziana, una via di mezzo tra il cameratismo collegiale alla John Belushi e il cinismo al governo e la fantasia al potere di Kevin Spacey nella serie tv prodotta da Netflix. C'è un lungo racconto di Claudio Cerasa, "lo specialista della sinistra", del backstage Chigi e del dietro le quinte delle attività di governo del primo premier che si diverte davvero a governare. Ci sono anche gli interventi di Stefano Folli, di Sofia Ventura. È un numerone, questo. Con tanta roba da leggere, tante storie da guardare e grande ritorno della copertina soft touch da toccare. C'è un Tabloid speciale dedicato al tennis. Ci sono la storia e le immagini del più grande e fluviale scrittore che non avete mai letto. C'è Masneri geolocalizzato. C'è la Soncini sulla privacy ai tempi dei social (e di cos'altro?). C'è Ester Viola. C'è il gran ritorno dell'Intervista Larga su come funziona il mondo dell'arte. C'è il debutto di Andrea Minuz. C'è un elogio di Blackstone di Giuliano da Empoli (che se lo sa Grillo per la rabbia va in un Comune americano e si fa stampare in 3D una Sirena e due maghe Circe). Ci sono le fantastiche pagine culturali con Vitiello, Terranova, Durastanti, Pistolini, Panella, Colombati, Rossari, Minto, Giossi, Mazza Galanti, De Majo, Berman e il grande Sgobba. C'è un reportage di viaggio di Annibali/Benna. C'è molta moda, curata come sempre da Elisa Furlan, con Alessandro Cardini e i layout di Madda Paternoster. E naturalmente anche su #IL61 si parla di Piketty (in due pezzi). In edicola GIOVEDÌ 22 maggio.

La nuova cover #IL61

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Cento giorni a Palazzo. Animal House of Cards. Artwork by Giacomo Gambineri. In edicola venerdì 23 maggio con Il sole 24 Ore.

A tale of three countries

Giuste o sbagliate che siano, le scelte delle proprietà dei tre principali quotidiani americani, francesi e italiani (New York Times, Le Monde e il Corriere) sono la fotografia precisa dei tre paesi in questione: la proprietà del New York Times ha cambiato il direttore da un giorno all'altro e senza dare spiegazioni; quella del Monde ha fatto la stessa cosa in seguito alle pressioni del sindacato interno; quella del Corriere rimanda.

#BringBackOurEditors

Oggi sono state licenziate la direttrice del New York Times e la direttrice del Monde. Entrambe fatte fuori dai Boko Haram di redazione.

Monica Lewinsky

Molto bello l'articolo di Monica Lewinsky su Vanity Fair. Al contrario di quanto si è letto nelle anticipazioni dei giornali e delle agenzie e dei siti italiani, Lewinski non ha mai scritto «se Hillary corre la rovino» (come hanno riportato, inventando, agenzie, siti e giornali italiani). Ho letto anche la versione opposta: l'articolo di Monica è pro Hillary. No, non è pro Hillary. Dicono sulla Rai che è «sorellanza Hillary-Monica». No, non l'hanno letto. Per niente. Anzi. Pensa molto male di Hillary, del dare la colpa dell'affaire a quella matta in cerca di visibilità e anche a se stessa e mai a Bill. Altro che sorellanza. Sottolinea il cinismo con cui Hillary ha confidato alla sua amica Blair, custode dell'archivio di Hillary, il suo vero pensiero sull'amante del marito con l'obiettivo di rivelarne il contenuto quando sarebbe stato più utile politicamente. E, no, anche se per Monica vedere una donna alla Casa Bianca sarebbe una gran cosa, per lei quella donna fa parte della famiglia che ha abusato di lei, a scandalo scoppiato, liquindandola come una sessuomane, scema e in cerca di visibilità.
Per il resto è l'articolo di una giovane donna che sedici anni dopo il rapporto con il presidente Clinton vuole finalmente essere lasciata in pace. Sarà difficile.
Ci sono molti episodi sulla vita dopo lo scandalo (i colloqui per cercare un lavoro, la gente che la guarda per strada, i fidanzati, gli istinti suicidi, l'analisi, il dolore per e dei genitori) e qualche messa a punto su che tipo di rapporto fu quello con Clinton: fu consensuale, scrive Lewinsky. L'abuso è avvenuto a scandalo scoppiato, con la campagna diffamatoria proveniente dalla Casa Bianca.
A sedici anni di distanza, la cosa più sconvolgente resta uno dei più infami articoli mai pubblicati nella storia dell'editoria di un paese civile, un cui brano Monica riporta verbatim.
Questo articolo del New York Observer, che aveva messo intorno a un tavolo il gotha del femminismo radical della città. Leggetelo.

articoli

Di Conte, Allegri eccetera

A che cosa serve lo Stato

Lo specialista della sinistra

Animal House of Cards

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Non è mica da questi particolari

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Come Davide Serra cambierebbe l’Italia

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Bush, ultima bozza

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Prima di fare il Nobel per la pace a Putin

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Libri

SULLE STRADE DI BARNEY

Un viaggio nel mondo di Mordecai Richler

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