Camillo - Il blog di Christian Rocca

cose che non resteranno

Quanto je rode

Alcuni commenti sui giornali italiani a proposito dell'Oscar a The Hurt Locker, il film snobbato dalla critica militante italiana due Festival di Venezia fa (complimenti) perché racconta la guerra senza retorica pacifista, senza buoni sentimenti, senza urlare Bush boia:
"Resto perplesso di fronte a una lettura della guerra come palestra di violenza che rischia di dare assuefazione (o peggio dipendenza) senza che la regista cerchi mai di illuminare questo tema con un autentico sguardo morale".
"In altri tempi si sarebbe detto: un film cripto-fascista".

Il Kodak non è l’Ariston

Gli Oscar sono andati ai film e alle persone giuste. Trionfa, come da auspici del titolare, The Hurt Locker e la sua regista Bigelow. Migliori attori Jeff Bridges e Waltz (il nazi di Inglorious Basterds).

It’s a wonderful life

"It wasn't", leggo su Wittgenstein. Si è suicidato Mark Linkous, cioè gli Sparklehorse. Li abbiamo visti assieme, Luca e io, nel 2001 a New York. Allora scrissi che "Gli Sparklehorse intanto sono uno. Cioè il nome è di un gruppo, ma il leader, Mark Linkous, è l’unico componente fisso. "It’s a wonderful life" (Capitol compact disc) è il loro ultimo disco. Un capolavoro assoluto. Lui veste un cappellone da cowboy, e la sua musica è un pop rock di misteriosa bellezza, dilatato e gotico. Gli Sparklehorse sono gli U2 nati in Virginia, le loro melodie sono quelle che avrebbero cantato i Beatles negli anni Settanta, quelle che canterebbero oggi i Cure. Ma gli Sparklehorse sono anche un po’ Neil Young e un po’ Tom Waits. Il gioco dei paragoni è quasi sempre inutile, ma con questa musica dolce eppure nera e fragile fragile stupirete gli amici".
Poi ne abbiamo scritto a lungo, qui, qui, qui e altrove. Addio.

Sono sessantottini

David Brooks spiega che i fuori di testa aderenti ai Tea Party sono fuori di testa, per metodo, costumi e molto altro, come i fuori di testa della New Left sessantottina.

Metodo Scalfari

Luca Ricolfi, sulla Stampa, risponde alle critiche di Eugenio Scalfari spiegando che non hai mai scritto, nemmeno lontanamente, le cose che Scalfari gli ha imputato sull'editoriale di domenica.

Metodo Travaglio

Marco Travaglio pare abbia deciso di querelare Vincenzo De Luca per questa frase infelice del candidato Pd in Campania:
"Spero di incontrare Travaglio di notte al buio"
E ora leggete che cosa scriveva Travaglio, nel 1996
"E quando usciranno di galera, lo facciano in punta di piedi, strisciando contro i muri magari nottetempo, senza farsi vedere né sentire... Meglio che scompaiano dalla circolazione. Perché a qualcuno, sentendoli ancora parlare, potrebbe venire la tentazione di ripensarci e di andarli a cercare. Lievemente incazzato”.
(Marco Travaglio su Adriano Sofri, Il Giorno 1996)

Farepassato

C'è qualcosa che non torna. Da mesi leggo articoli editoriali e analisi sul Pdl secondo cui, più o meno, intorno al Capo ci sarebbe soltanto una corte di smandrappati ed esagitati e corrotti. L'unico personaggio serio affidabile e presentabile, secondo questa tesi molto ben diffusa e con qualche ragione evidente, sarebbe il cofondatore Gianfranco Fini. C'è il pensatoio di Fini, Fare Futuro, c'è la mia amica Sofia Ventura, ci sono gli ex radicali che non hanno perso il lume della ragione, come Benedetto Della Vedova, c'è la destra laica, conservatrice, liberale, europea. E' tutto un fiorire di convegni, di centri studi, di distinguo in punta di Hayek dai cortigiani di Bokassa e così via. Poi, però, il sofisticato prodotto politico di questo grande fermento culturale, intellettuale e di coolness è una sindacalista della (ex) Cisnal creata da Ballarò che canta "come può uno scoglio". Mah.

Oplà

"President Obama's advisers are nearing a recommendation that Khalid Sheik Mohammed, the self-proclaimed mastermind of the Sept. 11, 2001, attacks, be prosecuted in a military tribunal, administration officials said". (Washington Post, oggi)

Il modello americano


Non è che al di là dell'Oceano siano messi meglio. Sono casi "fringe" e non di primo piano, ma in Texas ha appena vinto le primarie del Partito democratico una tal Kesha Rogers (seguace di quel matto di LaRouche) che ha come primo punto del programma elettorale l'impeachment di Obama, sì di Obama, del suo presidente. Appena vinte le elezioni, Kesha sul sito ha scritto: "Il messaggio è chiaro: Obama se ne deve andare". La candidata di sinistra, scelta dagli elettori democratici del 22esimo distretto del Texas, sostiene che il piano di riforma sanitaria di Obama sarebbe ispirato a non so quale idea di Hitler. Kesha vuole anche, testuale, "colonizzare il sistema solare"

Cose che voi umani

Ho assistito, via Internet, alla maratona oratoria della Polverini a Roma. Sul palco si sono alternati una serie infinita di Corradi Guzzanti. Poi è arrivata Renata e, senza alcun senso, ha cominciato a cantare "come può uno scoglio" e "le discese ardite e le risalite" di Battisti. Solo per questo, il Tar dovrebbe escluderla a vita dal voto attivo e passivo.
(Purtroppo non ho trovato online il video, però trasmesso felicemente da Cruciani su Radio24)

La Yugo


E' uscito un libro sulla Yugo, l'orrenda macchina yugoslava (più brutta della Duna) che avrebbe dovuto conquistare l'America grazie al suo prezzo bassissimo (3990 dollari), oggi ricordata come uno scherzo retro degli anni Ottanta.

Stupid white men

"These Democrats are a bunch of wusses. They don't have the courage of their convictions. They won't stand and fight."
(Michael Moore)

V-day

Stasera, su Joy, andrà in onda la prima puntata di V - Visitors. Qui un pezzo del Foglio ai tempi dell'uscita del telefilm in America

“Ma naturalmente era Pannella il più scatenato”

Le figuracce del Pdl sono non sono giustificabili, ma nemmeno l'ipocrisia "formalista" dei pannelliani e di parte del centrosinistra. Oggi un lettore del Foglio ha raccontato brevemente che cosa successe nel 1994, quando al grido "regime, regime", condito da vari scioperi della fame, Marco Pannella e i radicali chiesero al governo "un decreto legge di proroga dei termini per la raccolta firme dei referendum". Al Governo c'era il centrosinistra (governo Ciampi). E il decreto fu emanato, tra le proteste.
Da un articolo del Tempo, online su radioradicale:
Titolo:
"Ciampi e mancino salvano i referendum"
Estratto:
"Lo sparuto, ma indomito gruppetto di radicali, che ieri ha sostato davanti a Palazzo Chigi per tutta la durata del Consiglio dei ministri, sfidando una gelida tramontana per gridare “referendum, referendum” ogni volta che un’auto blu varcava il grande cancello in ferro battuto, alla fine ha avuto soddisfazione. Il governo, infatti, ha approvato un decreto legge che riapre la raccolta delle firme per i 13 quesiti “liberisti” promossi dai Club Pannella e dalla Lega e in parte sottoscritti anche da Silvio Berlusconi e Mario Segni, oltre che da esponenti di Alleanza Democratica".

Governatori di regioni altrui

È il metodo Moratti-Guido Rossi, vincere senza avversari. Ora mi aspetto un titolo di Rep. su Bersani "il segretario che vince sempre"

articoli

La cricca e i malaccorti

Noi, “malaccorti”. Continua...

E’ la cricca, bellezza

Abbiamo una cricca, si sarebbe detto ai tempi di una precedente e fortunata campagna giornalistico-giudiziaria finita a schifio, assieme a tante altre inchieste monstre che avrebbero dovuto moralizzare l’Italia da quartierino a quartierino, ma che superata la fase della character assassination a mezzo stampa (sputtanamento, in italiano volgare) si sono risolte in capitoli dell’eterna commedia all’italiana più che in premi Pulitzer o in sentenze definitive. Continua...

L’America non finisce mai di discutere sul big government

Quattordici anni fa, nel corso del tradizionale discorso sullo stato dell’Unione del 1996, Bill Clinton annunciò a sorpresa che “the era of big government is over”, la grande stagione della spesa pubblica era finita. Continua...

Obama pensa di rinunciare ai processi ordinari per i terroristi

Milano. Ogni giorno che passa, il presidente americano Barack Obama si accorge sempre di più che la gestione della guerra al terrorismo è materia difficile e delicata e che molte delle promesse fatte in campagna elettorale sulla sicurezza nazionale non sono realizzabili. Continua...

Quando il basket era cosa loro

Quando il basket era cosa loro, di Magic Johnson e Larry Bird, in Italia è arrivata la rivoluzione. Continua...

Non è una gaffe, Mr Cheney

Intervistato da Larry King della Cnn, il vicepresidente americano Joe Biden nel corso della trasmissione televisiva di mercoledì sera ha lasciato cadere una frase niente male, capace di chiudere una volta per tutte la battaglia ideologica intorno alla decisione del 2003 degli Stati Uniti e di mezza Europa di invadere l’Iraq e di destituire con la forza il dittatore Saddam Hussein: “Sono molto ottimista – ha detto Biden – L’Iraq potrebbe essere uno dei grandi successi di questa Amministrazione” Continua...

Mad America

L’America è un grande paese, vitale, dinamico, pragmatico, capace di rimediare ai propri errori e di rinnovarsi continuamente, ma è anche un paese molto strano, bizzarro, mattoide. Continua...

La guerra di Palin

Liquidare Sarah Palin come un “joke”, uno scherzo, una cosa poco seria, un’americanata difficile da spiegare se non con l’ignoranza dell’America profonda e semmai capace soltanto di facilitare il lavoro dei comici televisivi vuol dire esporsi a possibili figuracce. Il rischio è identico per chi ipotizza futuri radiosi per la super mamma di Wasilla. Continua...

Licenza di uccidere, obbligo di pregare

Un altro fine settimana terribile per le legioni di obamiani deluse dalle scelte di governo del presidente americano che aveva fatto sognare il mondo progressista di qua e di là dell’Atlantico. Continua...

Tutti i soldi del presidente

“In politica ci sono due cose importanti, diceva alla fine dell’Ottocento Mark Hanna, lo stratega del presidente repubblicano William McKinley: “La prima sono i soldi e non mi ricordo quale sia la seconda”. Soldi, soldi, soldi. In America non è sconveniente parlare di finanziamenti alla politica, non è tabù mischiare gli interessi speciali delle lobby e le regole della democrazia. Non c’è niente di oscuro, non c’è niente di illecito, a patto che si rispettino le leggi e le convenzioni. Gli intrecci tra partiti e denaro e la regolamentazione pubblica delle attività dei gruppi di pressione sono l’essenza del dibattito politico di Washington, come sintetizzava felicemente Hanna con la sua battuta buona ancora oggi. Continua...

La neocon di Obama

Alla corte di Barack Obama è entrata una neocon. Si chiama Victoria Nuland ed è moglie del celebre intellettuale Robert Kagan, nonché nuora dello storico delle guerre del Peloponneso Donald Kagan e cognata dell’architetto del “surge” in Iraq Frederick Kagan. Continua...

I love Yoo

Barack Obama stupisce ogni giorno di più. Non tanto chi ha seguito la sua traiettoria politica con attenzione, senza pregiudizi e senza infatuazioni, ma soprattutto chi pensava di aver individuato nel presidente super cool l’uomo della provvidenza, l’unico capace di cancellare l’onta globale delle vergognose politiche di George W. Bush. Continua...

Obama riarma il Pentagono

Milano. Il presidente Barack Obama taglia i finanziamenti alla Nasa, rinuncia a volare alto verso la Luna e preferisce restare con i piedi per terra per affrontare e combattere al meglio i nemici asimmetrici dell’Ameri Continua...

La lezione di Blair su come si fa politica estera a sinistra

Il video della deposizione di Tony Blair alla Commissione d’inchiesta inglese che indaga sulla guerra in Iraq dovrebbe essere trasmesso in ogni sezione del Partito democratico italiano, sul Tg3, su Red tv, YouDem o come si chiamano i canali di un Pd ancora alla ricerca di un’identità. Continua...

Ripensamenti

Milano. Il secondo anno di Barack Obama alla Casa Bianca si è aperto con una decisione scioccante per l’ala sinistra della sua coalizione elettorale, già profondamente delusa da molte delle scelte del presidente sulle questioni di sicurezza nazionale e di politica estera. Continua...

Lo stato della guerra

Barack Obama ha dedicato gran parte del suo discorso sullo stato dell’Unione alle questioni di politica interna, in particolare alle misure per combattere la disoccupazione, ridurre il deficit pubblico, bacchettare le banche, aiutare il ceto medio e riformare la sanità. Continua...

Ben scavato, vecchia mela

E’ nato l’iPad, l’oggetto elettronico ideato dalla Apple e atteso come l’ultimo tentativo tecnologico per salvare il giornalismo e l’industria editoriale. Continua...

Lo staff della disunione

Lo stato dell’Unione non è malaccio, quello di Barack Obama è già più pericolante, ma a essere messo peggio di tutti è lo staff del presidente, il cuore dell’Amministrazione politica del comandante in capo. Continua...

Kiss my Haass

“Il troppo è troppo”, ha scritto Richard Haass sull’ultimo numero del settimanale Newsweek. L’argomento è l’Iran e le solite manfrine degli ayatollah islamici sul nucleare. Haas non è un personaggio qualsiasi. E’ il presidente del Council on Foreign Relations, il salotto buono della politica estera americana. Continua...

Chi è davvero Barack Obama?

Non capita a tutti di essere paragonati, in un solo anno, a presidenti così diversi come Jimmy Carter e Ronald Reagan, Franklin Delano Roosevelt e Bush senior, George W. Bush, Abramo Lincoln, Bill Clinton e John Fitzgerald Kennedy. A super Barack Obama è successo anche questo, a scapito del riconoscimento pubblico di una sua specificità personale e politica Continua...
 
 

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